New York: correre a Central Park

Correre a Central Park Central Park | Anthony Quintano

Scarpe da jogging ai piedi, in silenzio esco dalla stanza. Sono le 6.30 del mattino e sto per realizzare un piccolo sogno che ho da tempo: correre a Central Park. Non sono al massimo quanto ad allenamento in questo periodo, ma so che la magia di questo luogo mi accompagnerà in quest’ultimo giorno nella Grande Mela. Si chiude il cerchio: il primo giorno a New York abbiamo avuto solo un assaggio di questa immensa oasi verde, questa mattina voglio dare qualche morso.

L’alba a New York mi coglie impreparata. I colori del cielo tra i grattacieli ancora illuminati creano un certo incanto e anche soggezione: pennellate rosa su profondi abissi. La Quinta Strada ha un’atmosfera surreale mentre operai mattinieri innaffiano le aiuole del Rockfeller Centre.

Alba a New York

Alba a New York by AleMad

Arrivo in Gran Army Plaza dove il mio riscaldamento finisce, entro dalla Artists Gate dove la statua di Jose De San Martìn troneggia e inizio a correre sulla Center Drive, per poi infilarmi su sentieri, discese, gradini di pietra, dislivelli, ponti e sottopassi, persino cottage d’epoca anglosassone e gazebo di legno.

Costeggio stagni e laghetti, arrivo a piccoli padiglioni d’altri tempi per l’attracco delle barche. La mia corsa non vuole costrizioni e seguo a tratti l’istinto e a tratti i cartelli disseminati qua e là. Arzigogolando raggiungo il Friedsam Memorial Carousel ancora chiuso, passo accanto a Strawberry Fields, arrivo a The Lake con la sua riva piena di approdi, fra tutti il Ladies Pavilion e l’Hearnshead, con i primi colori autunnali e gli scoiattoli. Attraverso l’Oak Bridge, mi perdo tra gli intricati percorsi della Ramble, e finisco in un bosco che somiglia più a una foresta.

Chambers Landing allena il fiato, come i piccoli ponticelli che portano a rocce inframezzate a tappeti di foglie, anche se il foliage vero e proprio – ahimè – inizia ora e il giallo-rosso è decisamente in ritardo. Raggiungo il Ramble Stone Arch che dev’essere lì da un pezzo, so che proseguendo arriverò allo Shakespeare Garden, al Castello del Belvedere e a Turtle Pond. Questa è una tappa che mi ero prefissata e ne approfitto per fare una piccola pausa e riprendere fiato. Il giardino dedicato al Bardo è ancora fiorito e le corolle sono proprio quelle dei sonetti e delle opere teatrali. Il Castello del Belvedere (all’altezza della 79esima) offre un panorama a 360° del parco e si scorgono anche le gradinate del Delacorte Theatre, anfiteatro che propone due produzioni ogni estate. Un ultimo sguardo al Turtle Pond e riprendo la mia corsa in direzione sud, riattraversando la 79esima che taglia a metà il parco.

Bow Bridge Central Park

Bow Bridge by Ale Mad

La Boathouse all’estremità est del lago è malinconica, le barche sono tirate tutte da un lato in attesa che la primavera ne ridia vitalità. Attraverso l’iconico Bow Bridge per arrivare a Bethesda Terrace, abusato set nel cuore di Central Park, location di svariate serie tv e film, da Sex and The City a Un giorno per caso fino al più contemporaneo The Avangers. Passo davanti alla più famosa fontana della metropoli, The Angel of the Waters e mi infilo nella splendida galleria, The Arcade, che popola l’immaginario collettivo della popolazione mondiale: un passaggio colonnato con pareti su entrambi i lati a formare archi ciechi adornati con trompe l’oeil. Il soffitto, che fa parte del progetto originale di Central Park (1867), brilla a tutte le ore. A poca distanza altro punto riconoscibile è Cherry Hill Fountain.

Torno di nuovo verso est per arrivare a Conservatory Water: devo assolutamente toccare con mano il Bianconiglio ed il Cappellaio Matto. Li trovo insieme ad Alice e al Leprotto Marzolino facendo il giro del lago che si sta popolando non solo di sportivi ma anche di dog-sitter e amanti della quiete che solo qui si può respirare, con l’aiuto di un caffè e un donut nei pressi della Kerbs Model Boathouse.

Alice a Central PARK

Alice a Central Park by Ale Mad

Mi fermo per qualche scatto, Alice in Wonderland fa parte di me, e con sorpresa scorgo a poca distanza un’elegante scultura dedicata ad Hans Christian Andersen. Di statue ne ho viste diverse correndo in mezzo al parco: da Balto a David Crockett. A questo proposito, mi avvio a quella che ho poi battezzato come zona ad alta densità di monumenti.

Dal Mall proseguo camminando sulla Promenade, racchiusa da maestosi olmi che guidano fino alla Literary Walk, con statue in onore di Shakespeare, Burns, Halleck e Scott. E Cristoforo Colombo, che non ci azzecca molto qui, ma che è un po’ come il prezzemolo. Un passaggio rapido nella parte dedicata allo Zoo, tocco Gapstow Bridge, Inscope Arch e mi lascio alle spalle The Pond uscendo dai gradini accanto a Lombard Lamp

Sono le 11.30: inframmezzando con qualche sosta per ammirare e fotografare i punti d’interesse – oltre che tirare il fiato – ho corso a destra e sinistra per gran parte della metà inferiore di Central Park. Un’esperienza meravigliosa. Mi piacerebbe ripeterla in primavera, scegliendo la parte nord per arrivare fino ad Harlem. Inizierei con la Reservoir Jogging Track, una pista per runners molto amata dai newyorkesi, dove Dustin Hoffman correva ne Il Maratoneta.

Puntatina rapida in hotel e poi colazione/pranzo: troppa fila al Piccolo Cafè sulla Madison, quindi non avendo testato la catena a Parigi, diamo una chance alla Maison Kayser sulla 5th Avenue e al suo croque monsieur. Una bomba, tenendo conto che non mangio formaggio da inizio millennio, ma dopo la corsetta ci sta. Il cappuccino può migliorare, mentre la varietà nell’offerta di parfait e pudding è notevole. Non abbiamo dedicato tempo allo shopping, quindi in queste ultime poche ore sbirciamo qua è là se qualcosa cattura la nostra attenzione.

Nonostante la globalizzazione, i supermercati ci permettono di comprare alcune cibarie poco note e non propriamente sane che renderanno felici alcuni amici: dalle ciambelline mini, glassate nei più inquietanti colori contro natura, a zuppe rese celebri dalla pop art ma in versioni che in Patria la leggenda vuole leggermente differenti. Mi fido sulla parola e acquisto come cadeau pure “i noodles di tal marca perché sono chimici ma spettacolari”. Qualche calamita (Da I Love Souvenir-gift shop sulla 5th St, trovate un signore orientale, con una parlantina micidiale che vi farà “un ulteriore sconto” su oggettistica già più economica rispetto ai negozi vicini), la maglia da baseball, le zuppe e le spezie vicino alla Grand Station Terminal al Whole Foods Market sulla 57th St (già battezzato il primo giorno), il Vitamin Shoppe.

Croque Monsieur a New York

Maison Kayser by Ale Mad

Ci godiamo poi un ultimo momento di relax al Bryant Park, dove finalmente di giorno vediamo girare Le Carrousel mentre ai tavolini mamme e papà lavorano sui propri laptop o dividono un gelato. Molte persone vivono quotidianamente questo parco che si trasforma in base alla stagione: pista da pattinaggio su ghiaccio in inverno, prato per picnic in primavera ed estate. Tante le attività proposte, dalle letture di poesia ai boot camp.

Il momento è arrivato, sono le 17 e dobbiamo recuperare le valige in hotel, prendere il taxi e raggiungere l’aeroporto JFK. Ora che partiamo ricordo le parole di Milan Kundera:

In Europa la bellezza è sempre stata premeditata. C’è sempre stata un’intenzione estetica e un progetto a lungo termine; ci sono voluti decenni per costruire, secondo quel progetto, una cattedrale gotica o una città rinascimentale. La bellezza di New York ha una base completamente diversa. É una bellezza inintenzionale. É sorta senza intenzione da parte dell’uomo, un po’ come una grotta di stalattiti. Forme in sé brutte si trovano per caso, senza un piano, in ambienti così incredibili che di colpo brillano di una poesia magica.

Mentre guardiamo dal finestrino le luci di Manhattan allontanarsi, sorridiamo. È solo un arrivederci.