New York, un giorno al Metropolitan Museum

Metropolitan Museum of Art, New York Metropolitan Museum of Art, New York | Steven Pisano

Ci svegliamo con la pioggia come da previsioni, la giornata ideale da dedicare alla visita del MET, il Metropolitan Museum di New York. Come ogni mattina decidiamo di fare colazione in un posto diverso, ma appena fuori dall’hotel, notiamo, da vere volpi, che c’è qualcosa di diverso oggi. Alla seconda transenna ai lati della Quinta Avenue, il poliziotto con fascia tricolore ci insospettisce e la memoria a breve termine ha un guizzo: oggi New York festeggia il Columbus Day.

Pletore di musicisti aggregati in bande si accalcano sull’asfalto e sotto le impalcature della 46esima, così come associazioni, corporazioni e scuole provenienti da diversi Paesi. I kilt inizialmente ci lasciano perplesse, ma un membro della Banda Musicale di Castellamare del Golfo ci spiega che questo giorno attira le radici italiane da tutto il mondo. La parata sarà aperta da scrittori italoamericani e presenzieranno diversi politici, tra cui il governatore Andrew Cuomo e il sindaco Bill De Blasio.

Scambiamo quattro chiacchiere con alcuni conterranei e ammiriamo i tamburisti da Foligno che già suonano con un’energia contagiosa. Mentre aspettiamo che questa 73esima edizione abbia inizio, nonostante la pioggia sottile ma ininterrotta, approfittiamo degli ultimi preparativi per allestire i carri e ci infiliamo da Gregorys coffee (12 E 46th St) che con i suoi 28 punti vendita può concorrere alla nostra personale classifica di catene di caffetterie. Il cappuccino merita davvero una menzione speciale, peccato per il brownie che dev’essere sì fatto con burro e zucchero, ma nelle dosi giuste per riuscire a finirlo senza un picco glicemico mortale. Questione di gusti sicuramente, ma in genere i brownie li affrontiamo con molta serenità. Il locale è carino e l’atmosfera rilassata, grazie anche a brevi incursioni di musicisti che cercano un po’ di caffè e riparo in attesa dell’inizio della sfilata.

Empire State Building

Tricolore italiano sull’Empire State Building per il Columbus Day

Tra una chiacchiera e l’altra si son fatte le 11, ritorniamo sulla Quinta Avenue per assistere a questa controversa ricorrenza in onore della scoperta del Nuovo Mondo da parte del nostro concittadino genovese. Che rischia lo sfratto da Columbus Circle più per questioni politiche pare, che non per sopraffazione razziale. Assistiamo a una sorta di Carnevale/Italian Pride: sfilano uomini e donne in costumi storici, suonano fisarmoniche e trombe, marciano i pompieri, i poliziotti e i netturbini. Anche lo showman nel campo dell’edilizia rispolvera il proprio accento dal carro sponsorizzato. Forse il clima rende un po’ sottotono l’evento, ma lo spirito tricolore si sente nelle musiche di repertorio e nelle esclamazioni degli astanti, che nei loro impermeabili onorano i propri antenati emigrati qui secoli orsono.

New York, Metropolitan Museum

Arriviamo al MET (1000 Fifth Avenue) verso le 13, la fila per entrare scorre rapida e dopo il controllo di borse e zaini all’ingresso, acquistiamo il nostro biglietto e ci appiccichiamo l’adesivo a vista come segnalatoci dal personale dello staff per avventurarci al pianterreno. Non siamo da audio-guida. Fondamentale avere con sé acqua e la mappa del museo. Trattasi di un vero e proprio tempio d’arte e cultura, uno dei musei istituzionali più belli mai visti. Non solo per l’ampiezza dell’arco temporale e geografico trattato, ma per la struttura che con i suoi mezzanini e terrazze rende l’esperienza ancora più esaltante. La mappa per l’appunto serve quando seguendo l’istinto e la curiosità, ci si affaccia da una balconata su ampie sale che volete raggiungere, o quando ci si infila in qualche saletta espositiva in un ammezzato imboscato perdendo l’orientamento. Inutile dire che le calzature devono essere comodissime e la borsa leggera, anche perché se avete zavorre ingombranti ve le fanno depositare. Il flash è chiaramente bandito, così come le videocamere e i selfie-sticks.

Noi partiamo dall’Arte egizia, subito a destra dell’atrio principale al pian terreno, per poi perderci in base ai nostri interessi. Il tempio di Dendur nell’ala Sackler merita anche se non siete estimatori della civiltà del Nilo.

New York: Arte egizia al Met

Il MET è “Il Museo”. Per quanto mi riguarda, ho trovato il Metropolitan Museum immenso, sotto ogni punto di vista. In base al tempo a disposizione può essere utile scegliere a priori le aree d’interesse, informandosi anche sulle esposizioni temporanee, come quella di Auguste Rodin in occasione del centenario. Davvero splendida, come tutto del resto. Per chi non potesse rimanerci troppo a lungo (portare qui bimbi per 8 ore non è proprio un’idea eccelsa e si parla all’incirca di due milioni di opere d’arte spalmate in cinque millenni) la scelta a priori è d’obbligo.

Al piano terra e relativi mezzanini ci si destreggia tra arte antica, medievale, greco-romana, scultura decorativa europea, armi e armature, arte americana, arte moderna e contemporanea. Sempre qui si trovano le sale dedicate all’Arte africana, quella dell’Oceania e delle Americhe, una biblioteca e un auditorium.

Canova, Amore e Psiche - Metropolitan Museum

Amore e Psiche

La collezione Lehman, divisa in due sale attigue alla caffetteria non manca di stupire per la ricchezza e la qualità dei dipinti. Al secondo e terzo piano si continua con la Pinacoteca europea comprensiva di opere tra il 1250 e il 1800: vi permette di vedere dal vero opere studiate sulla carta al Liceo, per non parlare degli Impressionisti e delle correnti artistiche nell’ala della pittura e scultura europee del XIX e inizi del XX secolo. E ancora i Paesi Arabi, la Turchia, l’Iran, l’Asia centrale e meridionale, la Fotografia, i disegni e le stampe.

Le splendide ricostruzioni di interni, come Wisteria Dining Room (1910-1914), sono uniche; opere meno conosciute di grandi pittori come Monet o tele che ipnotizzano di artisti mai sentiti nominare le trovate qui. Credo tra l’altro di aver riconosciuto in un ritratto un antenato di Pif.

MET NewYork

Ci vuole tempo, ed è tempo speso egregiamente. Un tripudio di emozioni, di storia, di bellezza e di talento, anche quello di chi si cimenta in qualche schizzo seduto su una panchina. Purtroppo il MET chiude alle 17.30 (tranne il venerdì e il sabato, aperto fino alle 21.00) e alle 17.15 dobbiamo lasciare le gallerie.

Mangiamo qualcosa al volo, facciamo un giro al Rockfeller Centre dove qualcuno sta già pattinando, per poi tornare in hotel passando davanti alla Biblioteca, uno scenario idilliaco con farfalle e rigogliose piante che incorniciano un matrimonio da commedia romantica americana. Usciamo per una birra e annessi commenti su baseball e football al Legends NY bar e grill (6 W 33rd St), prima di un’ultima strizzatina d’occhio all’Empire State Building di tricolore vestito.