West Highland Way: da Kinlochleven a Kings House

Glencoe West Highland Way, Scozia Glencoe, Scotland | Foto john mcsporran
In quest’articolo prosegue il racconto del trekking di Diana e Derek in Scozia lungo la mitica West Highland Way in compagnia di due cani e una bimba.

E’ lunedì mattina. Il risveglio dopo la terza notte di campeggio libero è difficile. Il vento ha ululato senza sosta tra le fronde degli alberi e il fiume Leven ha ruggito furioso tutta la notte. Zeno non ha voluto entrare nella tenda e ha passato la nottata al freddo, come al solito. Zeno è un cane di montagna e il freddo non lo soffre, persino nelle Ande in Perù non ha mai voluto stare al riparo con noi. Al contrario di Lafayette. Il nostro Cocker Spaniel ha tremato finché Derek non lo ha avvolto nel suo maglione di lana.

Questa mattina Derek è particolarmente felice del suo bottino di legna, avendo piacevolmente scoperto che il legno di betulla è molto facile da bruciare, nonostante l’umidità ed il vento. Come al solito si è alzato molto prima di noi. Ha avuto il tempo di accendere il fuoco, esplorare la zona e lavare alcune stoviglie grazie a un danno in una tubatura delle condotte idriche che scorrono proprio al nostro fianco, che produce uno zampillo costante di acqua fresca e pulita. Mi porta una tazza di caffè caldo, un panino con uovo e bacon (il classico breakfast roll scozzese, fatto con un panino leggero che in Scozia viene sfornato giornalmente appositamente per la colazione) e poi, entusiasta, mi dice che non vede l’ora di mostrarmi la vista.

Quando siamo usciti dalla Tailrace Inn la notte scorsa, la pioggia pesante, il vento a raffiche alzatosi d’improvviso e l’oscurità impellente ci hanno costretti a concentrare tutte le nostre energie nel trovare un luogo ben riparato dove accamparci. Non abbiamo pertanto avuto molto tempo per renderci conto di dove ci trovassimo. La vista è effettivamente unica e devo tirare fuori la guida per capire che cosa stiamo guardando.

Il paese di Kinlochleven giace proprio alla bocca del lago Leven, alimentato dal fiume con lo stesso nome. A nord, si staglia la catena montuosa delle Mamores. E’ il luogo utilizzato per girare le scene del film Braveheart quando William Wallace, dopo aver ucciso Lord Mornay, si avvia camminando lungo lo spettacolare e leggendario sentiero di alta quota che ne collega i dieci picchi principali. Questa mattina di fine aprile le Mamores sono coperte da un velo di neve.

Mamores, West Highland Way, Scozia

La catena montuosa delle Mamores vista dal nostro accampamento

Le previsioni del tempo lo avevano preannunciato e finalmente la tormenta di neve che aspettavamo è arrivata. D’altronde le sporadiche nevicate sono uno degli eventi atmosferici più comuni da affrontare quando si decide di percorrere la West Highland Way nel mese di aprile. Ma non ci preoccupa: siamo preparati all’evenienza e per noi la neve è molto meglio dei famigerati midges, i fastidiosi moscerini delle Highlands le cui uova si schiuderanno il prossimo mese.

Da dove ci troviamo vediamo anche i tetti di due edifici alti e moderni collocati alla base delle condotte dell’acqua. Il primo è quello dell’Alluminium Story, dove un centro visitatori racconta la storia della fonderia di alluminio più grande d’Europa, attorno alla quale, agli inizi del Novecento, è sorto il villaggio. Pensate che, grazie alla costruzione dell’impianto idroelettrico tuttora in funzione, finalizzato ad alimentare la fonderia, questo piccolo e sperduto villaggio alle pendici delle Highlands scozzesi è stato il primo nel mondo ad avere ogni casa alimentata da energia elettrica. Un primato davvero interessante, che all’epoca ha conferito a Kinlochleven il nickname di “Electric Village”. L’altro tetto, invece, è quello dell’Ice Factor, il National Ice Climbing Center che include la palestra per arrampicata su ghiaccio più grande del mondo.

Dopo esserci goduti la vista, mentre Mia gioca insieme a Zeno con un bastone e aspettiamo che il tempo migliori, ci prepariamo per la prossima tappa, Kings House. Ho i talloni leggermente arrossati, e decido di ricorrere a un paio di cerotti per prevenire le vesciche. Questi cerotti sono una componente fondamentale del nostro kit di sopravvivenza. Abbiamo incrociato decine di persone sull’orlo delle lacrime per via dei dolori ai piedi, qualcuna persino in ciabatte, e dobbiamo ancora camminare a lungo.

Trekking Higlands Scozia

La piccola Mia gioca con Zeno cercando di rubargli senza successo il bastone, mentre noi ci prepariamo per la partenza.

Abbiamo un nuovo problema: lo zaino per bebè che stiamo utilizzando, sicuramente non progettato per sostenere tutto il peso aggiuntivo a cui lo abbiamo sottoposto, si è rotto. La stoffa alla base si è strappata e la struttura in metallo si muove lateralmente. Mi accorgo di avere due lividi corrispondenti ai punti dove il metallo si è appoggiato durante il giorno precedente, oscillando da un lato all’altro durante il cammino. Mi ero accorta che l’assetto del peso era cambiato, ma solo oggi ci siamo resi conto della gravità della cosa. Con un paio di cordini, il coltello, dei buoni nodi e qualche maledizione, Derek riesce a rattoppare il danno e siamo pronti a partire di nuovo.

Avendo campeggiato sul lato nord delle condotte idriche, ci tocca inerpicarci fuori sentiero. Troviamo un passaggio vicino a una vecchia cabina abbandonata un tempo utilizzata la manutenzione dell’impianto, dove riusciamo a riconnetterci con il sentiero.

Il sole va e viene per tutta la mattina. La salita è lunga e per nulla facilitata dalla muscolatura stanca, dopo due giorni di camminata davvero impegnativa. Come nei giorni precedenti dobbiamo prenderci il nostro tempo, camminare a passo costante, fermarci ogni venti minuti per riprendere il fiato, bere un sorso d’acqua e mangiare uno snack. Gli oatcakes, spessi crackers friabili di avena, spalmati con un velo di burro, sono uno spuntino ideale per i camminatori nel freddo clima scozzese: forniscono energia, saziano e non appesantiscono. Il sentiero sale sinuoso attraverso i boschi di betulla e ogni curva ci regala uno spettacolo nuovo.

Scozia, West Highland Way

La West Highland Way in questo tratto sale sinuosa attraverso i boschi di betulla, una piacevole variante alle simmetriche piantagioni di abete americano intervallate a brughiere che fino ad ora hanno dominato il paesaggio.

Ogni volta che ci fermiamo estraiamo Mia dal suo trasportino e la lasciamo giocare per terra, con fiori, rami e sassolini, nella sua tutina da neve impermeabile, una vera manna dal cielo durante questa avventura. La nostra piccina ha fatto i primi passi da sola una settimana fa, ma su questo terreno pendente, irregolare e roccioso, e soprattutto impedita da tuta e strati di vestiti a cipolla, l’unica opzione per potersi muovere da sola è gattonare. Non sembra per nulla turbata, anzi sfrutta ogni occasione per fare qualche nuova scoperta.

Mia nelle Highlands

I narcisi gialli sono il primo fiore che sboccia nella primavera scozzese: compaiono ovunque, alti ed eleganti.

Quando arriviamo a metà della salita una vista incomparabile ci toglie il fiato: “Highlands grandeur” è la definizione di una delle nostre guide. Ci troviamo esattamente in cima alle condotte d’acqua. Una moderna cabina per la manutenzione dell’impianto spunta tra le fronde degli alberi e, all’orizzonte, si stagliano le cime delle Mamores ricoperte di neve. A est un gigantesco specchio d’acqua riflette le nubi: è il Blackwater Reservoir, un lago artificiale creato dalla diga più grande di tutte le Highlands, costruita a mano agli inizi del Novecento per fornire energia idroelettrica alla fonderia di Kinlochleven e alla centrale idroelettrica in funzione ancora oggi. Attorno, una distesa senza fine di brughiere d’alta quota ricoperte di erica bruna, che tra un paio di mesi rivestirà questo paesaggio con un caldo colore viola.

Scozia, trekking Highlands

Sull’orizzonte, dietro una cabina per la manutenzione dell’impianto idroelettrico, le cime delle Mamores ricoperte di neve.

Il sentiero si restringe. Da strada militare, percorribile dai mezzi fuoristrada degli addetti all’impianto, si trasforma in stretto roccioso sentiero di montagna in mezzo alle brughiere. Il vento è inclemente, neppure un albero all’orizzonte. Ricomincia a nevicare. Neve fine, ghiacciata, pungente, che va e viene e sferza il viso a ogni raffica. Il sentiero non è poi così pendente, ma l’ascesa diventa per noi più dura a ogni passo per il vento che produce un effetto vela sui nostri alti e ingombranti zaini.

Blackwater Reservoir, Scozia

Il Blackwater Reservoir è un lago artificiale creato dalla diga più grande di tutte le Highlands

Sono costretta a camminare facendo attenzione a non trovarmi mai sulla parte esterna del sentiero e un paio di volte rischio di cadere. Ma ho Mia sulle spalle e non può assolutamente succedere. E’ la parte più dura di tutto il viaggio. Mia è felice e ogni volta che svoltiamo un angolo dice “WOW!”, la sua prima parola. Non ci posso credere: nonostante il freddo non si lamenta e ha imparato a ripetere questa esclamazione, che mi sente pronunciare ogni volta che un nuovo spettacolo si presenta ai nostri occhi. Il fatto che Mia sia serena mi convince che possiamo continuare, nonostante il tempo giochi a nostro sfavore. Mai come questo pomeriggio sono grata del fatto che la sto ancora allattando al seno. Ogni volta che ci fermiamo a riposare la estraggo dal trasportino, le tasto le mani e i piedi e, se sono freddi, la attacco al seno. Nel giro di pochi minuti tutte le sue estremità diventano caldissime, il suo viso si riscalda e lei si gode lo snack.

Ogni tanto un piccolo torrente attraversa il sentiero. Sembra impossibile, in queste condizioni climatiche, che qualsiasi forma di vita possa abitare queste terre alte. E invece, dal nulla, una rana salta fuori da un cespuglio e atterra su un pezzo di granito rosa: il suo mimetismo è incredibile. Poco più avanti, Lafayette, il nostro cocker, parte in una corsa forsennata. Sentiamo un battere d’ali e vediamo un maschio di fagiano di monte (o gallo forcello), con la sua testa rosso fiammante, prendere il volo in lontananza. Ci tocca mettere Lafayette al guinzaglio: i cocker possono uccidere gli uccelli, sono selezionati per questo. Ma il fagiano di monte è una specie protetta in Scozia e non vogliamo disturbarne la popolazione locale che qui con nostro grande piacere risiede e, probabilmente, si trova nel pieno della stagione riproduttiva.

West Highland Way, Scozia

Ci attraversa il sentiero una rana che vive in queste terre selvagge approfittando dell’abbondante acqua corrente fornita dai ruscelli di alta quota. Si appoggia su un pezzo di granito rosa copiandone perfettamente il colore per cercare di scomparire alla nostra vista. Riuscite a vederla?

Il sentiero sembra non finire mai. E’ quasi sera quando arriviamo in cima al passo, a 548 metri di altezza, il punto più alto e più esposto alle intemperie della West Higland Way. La vista è mozzafiato: le Mamores ed il Ben Nevis alle nostre spalle e, davanti a noi, la parte più orientale della maestosa e meravigliosa Valle di Glencoe, considerata uno dei posti più spettacolari di tutta la Scozia.

L’origine di questa valle risale all’eruzione di un antico supervulcano, la cui caldera è collassata su sé stessa circa 420 milioni di anni fa, in un evento eruttivo che ha cambiato il clima dell’intero pianeta. Le super-eruzioni come quella avvenuta qui sono eventi rarissimi nella storia della Terra e hanno effetti incredibilmente distruttivi. Se una normale eruzione può uccidere migliaia di persone e distruggere intere città, l’eruzione di un supervulcano può uccidere milioni di vite e devastare interi continenti. La maggior parte dei supervulcani presenti sulla Terra al giorno d’oggi sono estinti e un’altra eruzione di questo tipo probabilmente non avverrà di nuovo per qualche altro migliaio di anni.

Dalla cima del passo si vede chiaramente la caratteristica forma a U della valle creata dai ghiacci di diecimila anni fa. Dobbiamo affrettarci, la sera sta calando e dobbiamo ancora trovare un luogo in cui accamparci. Come sempre ci serve legna per il fuoco e alberi per ripararci dal vento, specialmente stanotte, e dobbiamo quindi raggiungere il fondo valle il più in fretta possibile, prima che la temperatura cali ulteriormente e ci sorprenda l’oscurità.

Valle di Glencoe

Vista sulla Valle di Glencoe dal punto più alto della West Highland Way, con il fiume Coupall che serpeggia quieto al centro in direzione est. La sera sta calando sulle vette silenziose e la valle è già completamente in ombra.

Ci scambiamo gli zaini per cambiare la disposizione del peso sulle nostre schiene, stanche dopo la lunga giornata di cammino. Ci avviamo quasi correndo per la Devil’s Staircase: la Scalinata del Diavolo. Non fatevi ingannare dal nome terrificante. Si tratta semplicemente di un sentiero a zig zag piuttosto pendente lungo il versante della valle. Il famigerato nome deriva dai soldati che tra la fine del 1600 e gli inizi del 1700, nell’ambito di un imponente programma di costruzione di una fitta rete di strade militari per tutta la Scozia, dovettero trasportare in spalla i pesantissimi materiali costruttivi risalendo a piedi il ripido tracciato di questo tratto del sentiero.

Più tardi, la Scalinata del Diavolo rafforzò la propria nomea quando gli addetti alla costruzione della diga di Blackwater, a fine turno, dopo aver ricevuto la propria paga, percorrevano il sentiero per dirigersi all’hotel di Kingshouse e farsi una bevuta. Dopo qualche pinta di birra, nelle fredde notti d’inverno, più di qualcuno non ha mai fatto ritorno al lavoro il giorno seguente, avendo perso la vita lungo questo famigerato tratto.

La valle di Glencoe è particolarmente rinomata per l’aspetto brullo e la totale mancanza di boschi e luoghi riparati. Non ci è difficile pertanto identificare il luogo in cui ci accamperemo per la notte: l’unico boschetto di abeti collocato esattamente alla base del sentiero. Ci inoltriamo tra gli alberi e identifichiamo una piccola radura piana, ricoperta da uno spesso e soffice strato di aghi di pino, sulle rive di un piccolo torrente. Piantiamo la tenda, accendiamo il fuoco e ci prepariamo una tazza di zuppa calda fatta con un poco di pomodoro concentrato, una dado e una mezza cipolla. Poi, con il vento che ulula tra le fronde degli alberi e la neve che ricomincia a cadere pesante, ci addormentiamo.

West Highland Way, Scozia

Il nostro accampamento nella valle di Glencoe durante la quarta notte di campeggio lungo la West Highland Way. La piccola radura piana ricoperta da uno spesso soffice strato di aghi di pino è il luogo perfetto per ripararci dalla tormenta di neve e riposare.

Quando ci svegliamo la mattina seguente il vento è ancora molto forte. Pioggia e sole si alternano costantemente, seguendo il ritmo delle nuvole che corrono veloci in cielo. Decidiamo che non è il caso, dopo la giornata di ieri, di metterci in viaggio se il tempo non migliora. Mia non sta patendo ma non vogliamo sottoporla di nuovo alle intemperie. Così approfittiamo della giornata per asciugare i vestiti attorno al fuoco, sistemare i nostri zaini e riposare.

Il vento intenso subito ieri, l’assenza di boschi e ripari per interi chilometri quadrati e l’intensa nevicata gettano una luce nuova su quanto ho studiato sul Massacro di Glencoe. La valle in cui ci troviamo è tristemente famosa per un evento storico che in Scozia è diventato leggenda e che ha rappresentato il culmine della millenaria inimicizia tra due clan: quello dei Campbell e quello dei MacDonald. Sfruttando l’odio tra i due clan e uno sciocco pretesto, un nobile e politico dell’epoca, John Dalrymple, orchestrò un piano perfetto per legittimare il massacro dell’intero Clan dei MacDonald di Glencoe, a lui estremamente antipatico.

In pieno inverno, i soldati di Dalrymple arrivarono a Glencoe e si fecero ospitare per ben 12 giorni dagli accoglienti MacDonald, per poi ucciderli nel sonno quando meno se l’aspettavano il tredicesimo giorno. Circa 40 uomini furono massacrati, mentre 300 persone in fuga, incluse donne e bambini, morirono nelle vallate circostanti a causa del gelo, quella notte peggiorato da una terribile tormenta di neve: era il 13 febbraio del 1692. Dopo la scorsa notte di aprile passata nella nostra calda e moderna tenda, coperti adeguatamente con spessi maglioni di lana, cerco di immaginare le condizioni in cui quelle povere persone si trovarono catapultate durante quella fatidica notte, in pieno inverno e sotto la neve. Nelle Highlands i Campbell sono tuttora tristemente associati a questa vicenda, pagando le conseguenze del terribile atto dei propri antenati di qualche secolo fa.



Nel pomeriggio, la giornata non sembra più così brutta e decidiamo di provare a raggiungere almeno Kings House. La prima cosa che vediamo appena spuntiamo fuori dagli alberi è il piccolo bothy di Lagangarbh Barn.

I bothies sono piccole abitazioni un tempo utilizzate da pastori o cacciatori per trovare rifugio durante la notte o il cattivo tempo, molto diffusi nelle Highlands. Secondo la tradizione montanara scozzese, questi bivacchi dovrebbero essere sempre aperti e a disposizione di chiunque ne abbia necessità. A partire dalla seconda metà del ‘900 però, un centinaio di questi sono stati ristrutturati e possono essere ora prenotati e utilizzati come alternativa al campeggio ma solamente accordandosi anticipatamente con i manutentori. Non aspettatevi grandi confort però. Spesso infatti non hanno il bagno (se siete fortunati solo una latrina esterna) né energia elettrica o riscaldamento e tutto ciò che vi serve per sopravvivere dovete trasportarvelo voi.

La Mountain Bothies Association utilizza il lavoro di volontari e i ricavati per la manutenzione delle strutture e tutte le informazioni su come prenotare ed utilizzare un bothy possono essere trovate online. Il bothy di Lagangarbh Barn, tra tutti quelli esistenti nelle Highlands, è uno dei più lussuosi: ha 10 posti letto, bagni e persino la doccia ed il costo è di 10£ a notte.

Bothy di Lagangarbh Barn nella Valle di Glencoe

Bothy di Lagangarbh Barn nella Valle di Glencoe. I Bothy sono delle piccole abitazioni un tempo utilizzate da pastori o cacciatori per trovare rifugio durante la notte o il cattivo tempo, molto diffusi nelle Highlands Scozzesi. Sullo sfondo la cima del Buachaille Etive Mór o Grande Pastore di Etive, una delle vette più celebri della Valle.

La vista da questo punto della West Highland Way a quest’ora del giorno è mozzafiato: quando il sole fa capolino tra le nuvole, la strada asfaltata e le rocce bagnate luccicano quasi accecandoci e la neve che ricopre le vette risplende candida. Qui il sentiero della WHW si biforca. Si può decidere di seguirne il tratto basso, che passa in prossimità del bivacco dopo aver attraversato la strada principale e prosegue a sud del fiume Coupall; oppure il tratto alto, lungo la strada principale ma a nord del corso d’acqua. Scegliamo la seconda opzione, forse meno panoramica, per evitare di ritrovarci a camminare nei tratti torbosi e fangosi del fondovalle e, allo stesso tempo, evitare di attraversare la strada con i cani.

E’ proprio quando giriamo l’angolo e ci avviamo lungo questi pochi chilometri che ci separano dal Kings House Hotel che il tempo cambia di nuovo improvvisamente e pesanti fiocchi di neve iniziano a cadere dal nulla. In pochi secondi ci ritroviamo letteralmente imbiancati! Mia apre la bocca e aspetta che i fiocchi di neve le si appoggino sulla lingua. Non dura molto e dieci minuti dopo sta nevicando con il sole! Grossi corvi neri e un branco di cervi adornano il paesaggio quieti: certamente sono abituati a vivere in questo clima tanto mutevole.

Neve sulla WHW

Il tempo cambia improvvisamente e pesanti fiocchi di neve iniziano a cadere.

Arriviamo al Kings House Hotel che la sera sta calando. L’hotel, chiuso per restauri, giace tranquillo sulle rive del fiume Coupall, accerchiato da cervi che ruminano tranquilli. un piccolo boschetto offre riparo ai campeggiatori. Ci sono dei ragazzi che gestiscono un accogliente ostello e un piccolo ristorante chiamato Bunkhouse, all’ìnterno di alcuni bunker di legno. E’ una sosta perfetta lungo il percorso in attesa della riapertura dell’hotel.

Decidiamo di entrare e consumare un piatto caldo prima di accamparci. Il posto, molto accogliente, ci fornisce un seggiolone per Mia, come sempre in qualsiasi locale pubblico in Scozia. I cani invece questa volta non sono ammessi, per la scarsità di spazio. Il cuoco però esce dalla cucina e serve a Lafayette e Zeno qualche salsiccia cucinata apposta per loro con gli onori della casa. Io ordino haggis con purè di patate, il piatto nazionale scozzese: una poltiglia di orzo e frattaglie, molto pepata, che un tempo veniva cucinata utilizzando come contenitore lo stomaco di una pecora! Lo so, suona disgustoso, ma l’haggis è un piatto povero estremamente gustoso ed energetico. E se non si è vegetariani e si assaggia quello giusto, fatto secondo la ricetta tradizionale, è davvero una leccornia. Provare per credere! Quello servito qui è accompagnato da una densa salsa al whisky ed è veramente buono. Derek opta per l’hamburger di carne di cervo con patatine fritte.

Ci beviamo una birra, poi Derek va a piantare la tenda e ad accendere il fuoco, mentre noi aspettiamo al calduccio. Nella Bunkhouse noto una scatoletta a forma di rifugio di montagna collocata in un angolo, che raccoglie offerte per il servizio di soccorso alpino locale. Il Mountain Rescue Service è nato nelle Highlands proprio qui a Glencoe ed è gestito esclusivamente da volontari, che sono essi stessi climber. Se necessario, la base militare di Kinloss, non distante da qui, fornisce elicotteri per il soccorso. Lascio un’offerta prima di raggiungere Derek.

Cervi delle Highlands

Un branco di cervi rumina tranquilla al crepuscolo lungo il torrente Coupall, a due passi dal sentiero e dal Kingshouse Hotel

E’ la quinta notte di campeggio libero. Finora abbiamo percorso 36,5 chilometri. Speriamo che smetta di nevicare.

Nel prossimo articolo vi racconterò di incontri ravvicinati, distese desolate ed incontaminate, serate attorno al fuoco e sorprendenti connessioni! Per non perderlo segui la nostra pagina facebook!