Le miniere abbandonate in Spagna e Portogallo

Miniere di Riotinto, Spagna Miniere di Riotinto | Social Fader (CC BY 2.0)

Iniziarono già i Romani a scavare e a scoperchiare il suolo iberico creando i primi siti estrattivi in Spagna e Portogallo. Le miniere, fino alla metà del XX secolo, hanno fatto la fortuna di molte piccole città, spesso a discapito della salute degli abitanti, fatto che, in concomitanza con l’esaurimento delle risorse, ha portato alla brusca interruzione delle attività. Le miniere abbandonate si sono trasformate in luoghi desolati, vere e proprie ferite a cielo aperto.

Oggi molti di questi luoghi sono oggetto di interventi di bonifica e di curiosità da parte di un turismo alternativo, affascinato dai paesaggi surreali e dall’archeologia industriale. Sono scenari aridi, colorati di rosso, giallo, arancione e grigio, abitati da gigantesche macchine abbandonate e strutture in ferro ossidato che, come grossi animali, sembrano dormire, dimenticati. Sono luoghi davvero unici e suggestivi, nel bene e nel male, perché se da un lato il processo di ossidazione della terra regala sfumature di colore straordinarie, dall’altro le tracce dell’industria estrattiva non lasciano alcun dubbio sulla precarietà della vita di chi lavorava nelle miniere e sulla fatica fisica versata da migliaia di uomini, a costo della loro stessa vita.

L’itinerario si snoda dal sud della Spagna, in Andalusia, attraverso il Portogallo e fino alle Asturie, nel nord della Penisola Iberica. I chilometri tra un sito e l’altro sono molti, ma rappresentano l’occasione giusta per visitare le zona di confine tra Spagna e Portogallo, spesso escluse dalle rotte turistiche più famose.

Andare per miniere è senza dubbio un’attività insolita che però rende onore alla storia. Infatti la maggior parte delle ricchezze che hanno permesso la fondazione e la costruzione di molte città, arriva proprio da questi luoghi, dalla terra e dalla fatica di migliaia di uomini che l’hanno scoperchiata, scavata ed esplorata. Armatevi quindi di scarpe comode, acqua e macchina fotografica e addentratevi in uno dei capitoli più affascinanti e “costosi” del passato.


Minas de Rodalquilar

Basta nominare la parola oro, per incominciare un viaggio nel mito. È proprio il caso delle miniere di Rodalquilar nel Parco Naturale Cabo de Gata-Níjar, terra di antichi vulcani e pirati. Qui, all’inizio dell’Ottocento, l’uomo ha iniziato un’opera titanica di estrazione, per strappare dalla terra il minerale della ricchezza.

I resti del patrimonio industriale di Rodalquilar sono eccezionali a causa della speciale combinazione di bellezza paesaggistica, valore storico e interesse tecnologico. Non è strano, quindi, che Rodalquilar sia diventato un polo di attrazione turistica e culturale, tanto da essere servito da scenario per il film Indiana Jones e l’ultima crociata e da aver ispirato il dramma teatrale Nozze di sangue di Federico García Lorca. Il sito è facilmente accessibile dal paese di Rodalquilar.

Miniere d'oro Rodalquilar

Rodalquilar | horrapics (CC BY 2.0)

DOVE DORMIRE A RODALQUILAR: Complejo La Ermita


Minas de Riotinto

Le Minas de Riotinto, nell’Andalusia occidentale, si trovano a oltre cinque ore e 500 chilometri di distanza da Rodalquilar. Consigliamo di intervallare l’itinerario fermandovi a Granada e Siviglia, città meravigliose che difficilmente riuscirete a lasciare, se non fosse che vi aspettano paesaggi davvero inusuali.

La storia dell’estrazione mineraria e della metallurgia di Riotinto è antichissima, comincia infatti con i Fenici e prosegue fino al 1950. Nel parco è possibile effettuare diverse escursioni come entrare in un tunnel sotterraneo di 200 metri, trovare le sorgenti del fiume e ammirare i paesaggi straordinari dai dodici chilometri di ferrovia mineraria riabilitati. Sempre parlando di ferrovia, nel museo del parco è conservato il vagone del Maharajah, il vagone su binari stretti più lussuoso del mondo, costruito espressamente per un viaggio in India, mai realizzato, della regina Vittoria.

Miniere di Riotinto

Miniere di Riotinto | José Mari D. Barba (CC BY-ND 2.0)

DOVE DORMIRE A RIOTINTO: Old England House


Minas de Sao Domingo

Un centinaio di chilometri verso ovest, si trova il sito di archeologia industriale più grande e suggestivo del Portogallo. Si tratta delle Minas de Sao Domingo, vicino a Mértola, la città museo dell’Alentejo (se passate a maggio cercate di intercettare il Festival Islamico, una delle più belle celebrazioni della storia portoghese).

Il deposito di rame e zolfo, che ha dato il via all’attività estrattiva, era già stato scoperto ed esplorato in epoca romana e preromana. Che sia un luogo ad altro rischio ambientale è evidente fin da subito, però questo pezzo di terra scoperchiato regala dei colori unici, con sfumature che vanno dal blu al rosso, dal verde all’oro, dal nero più inteso al bianco più candido. I resti delle strutture architettoniche, decisamente malconce nonostante fossero attive fino al 1966, rendono la zona ancora più suggestiva. Le cave sono facilmente percorribili, sia a piedi che in auto.

Minas de Sao Domingo

Minas de Sao Domingo | Rosino CC-BY-SA-2.0

DOVE DORMIRE A MERTOLA: Casa dos Corvos


Minas de Belmonte de Miranda

A questo punto l’itinerario di archeologia industriale mineraria prosegue dirigendosi decisamente verso nord, quasi all’estremo opposto della Penisola Iberica, dall’arido Alentejo alle verdissime Asturie. Vi consiglio due alternative. La prima è di restare in Portogallo, fiancheggiando il confine spagnolo. La seconda possibilità è invece quella di rientrare in Spagna e fare tappa a Merida, antica capitale della Lusitania romana che conserva uno straordinario complesso archeologico, oppure nella romantica città di Salamanca.

Se i vostri occhi non saranno sazi di bellezza, verranno soddisfatti dalle miniere d’oro di Begega, nel municipio di Belmonte de Miranda. L’escavazione massiva della zona è molto recente, è iniziata nel 1997 e terminata nel 2006. Eppure si tratta della miniera più antica della penisola, con tracce di attività e insediamenti che, studi recenti, collocano tra il 900-500 a.C. Si dice che da qui provenisse “tutto l’oro che, da 5000 anni, accompagna i morti dei nostri antenati”. Si tratta di un sito magico che continua a essere oggetto di ricerche.

Miniera di Begega, Asturie

Begega | Víctor Fernández Salinas (CC BY 2.0)

DOVE DORMIRE A BELMONTE: Hotel Rural Calzada Romana


Las Médulas

A chiudere l’itinerario, un’altra antica miniera d’oro, quella di Las Médulas. Questo luogo differisce da tutti gli altri perché l’attività estrattiva ha modificato l’intero paesaggio al punto che, nel 1997, l’Unesco lo ha proclamato Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Era la più grande miniera d’oro a cielo aperto dell’intero impero romano, il lavoro di ingegneria svolto per estrarre l’oro ha modificato in modo insolito l’ambiente, dando vita ad un paesaggio di sabbie rossastre, oggi ricoperte di castagni e querce. Tutto questo provocò grandi movimenti di terra che formarono pianure artificiali e laghi, come il Lago Carucedo, causati dall’intasamento della valle con i rifiuti della miniera. L’accesso alle cave è molto più simile a quello di un parco fatto di grotte, cunicoli e dune di sabbia e che, a discapito delle apparenze, è artificiale.

Las Medulas

Las Medulas | luis carrasco (CC BY-ND 2.0)

DOVE DORMIRE A LAS MEDULAS: Casa do Eirò