Phongsaly, l’estremo e autentico Laos

Phongsaly, Laos © Jordi Azorin

Siamo nell’estremo nord del Laos, un territorio di montagne alte fino a 1400 metri incuneato tra Cina e Vietnam, dove si trovano le foreste più inaccessibili del Laos, dove ancora vivono diverse specie altrove scomparse e dove avvistare una tigre non è poi una fantasia così impossibile.

Perché finire in questo angolo di sud-est asiatico a prima vista così inospitale? Perché questi luoghi remoti, difficili da raggiungere, sono al tempo stesso di una bellezza mozzafiato e qui viaggiare è un’esperienza.

Per raggiungere Phongsaly dovrete partire da quell’autentico farwest che è la città di Oudomxay, dove il cinese è quasi più diffuso del locale lao. Il viaggio in bus dovrebbe durare circa otto ore ma le condizioni della strada, la pioggia che rende il terreno una distesa di fangose sabbie mobili e le frane potrebbero far salire la durata del viaggio a dieci ore o più. Sembra che i cinesi stiano costruendo una nuova strada per collegare la “loro” Oudomxay con uno dei posti di confine più misteriosi, Lanteuy, ufficialmente aperto al turismo internazionale ma da dove i pochi temerari vengono puntualmente respinti.
La strada in ogni caso dà il meglio di sé una volta raggiunta Boun Neua, qui si restringe e diventa sinuosa come una contorsionista mongola, inerpicandosi sulle pendici dei monti della provincia.

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Arrivati a Phongsaly potrete scegliere di soggiornare in una delle piccole guesthouse private situata lungo la strada principale, oppure scegliere uno dei due alberghi, tra cui il Viphaphone gestito da Nathan, australiano che con la moglie americana ha avuto letteralmente un colpo di fulmine per questo luogo, prendendo in gestione un hotel per cui ha grandi progetti. Se avete bisogno di una mano a Phongsaly chiedete a Nathan!

Per rilassarvi niente di meglio che una camminata sulle sponde del laghetto artificiale giusto dietro la via principale, dalla parte opposta della montagna. Vi accorgerete presto che orientarsi a Phongsaly è molto facile, dietro si torna verso la civiltà, avanti si raggiunge il quartiere cinese e ci si avvia verso l’ignoto, a sinistra si sale verso lo stupa That Phou Xay da cui si godono meravigliosi panorami e a destra si scende verso il laghetto. Tutto facile, no? Abbiamo parlato di quartiere cinese, in realtà dovremmo dire Yunnanese, essendo caratterizzato dall’architettura tipica del sud della Cina, regione da cui vengono i suoi abitanti.

Akha tribe

© Suzanne Sperl

Etnicamente la provincia è un vero mosaico, non esiste nemmeno accordo sul numero delle minoranze etniche presenti che, a seconda degli studi, oscillano tra venti e quaranta. Il modo migliore, ed uno dei principali motivi per raggiungere Phongsaly, è fare un trekking nelle foreste della zona soggiornando presso i villaggi delle diverse etnie.

Organizzare un trekking da soli può risultare difficile per le condizioni locali, qui anche la temperatura è diversa rispetto al resto del Laos, molto più bassa al punto da avere negli ultimi anni registrato anche delle nevicate. Per questo affidatevi ad una delle agenzie presenti nella cittadina. Il più famoso tour operator specializzato in trekking di Phongsaly si chiama Amazing Phongsaly Travel e si trova, ovviamente, sulla strada principale che poi è la stessa con cui raggiungere il Viphaphone, lo stupa sul monte Phu Fa, il mercato principale e quello molto particolare tenuto dalle minoranze etniche che al mattino presto si sistemano ad un incrocio della cittadina per vendere i loro prodotti. Su questa strategica via si trova anche un interessante museo dedicato alle minoranze etniche, piccolo ma sorprendentemente ricco di materiale. Se doveste trovarlo chiuso chiedere al vicino ufficio del turismo e lo apriranno per voi.

Panorama Phongsaly

© Where Are The Finks?

Solitamente i tour offerti durano un paio di giorni, ma ci sono soluzioni anche più lunghe fino a quattro giorni. Con una guida ed il giusto equipaggiamento potrete penetrare nella giungla profonda, visitare villaggi delle minoranze Akha o Punoy, affrontare le altezze della provincia o seguire il corso dei fiumi. Proprio per gli amanti dei fiumi un itinerario splendido, da organizzare con cura, vede la partenza da Phongsaly in barca (c’è anche il bus) per raggiungere Hat Sa e da qui, magari in kayak, raggiungere il parco nazionale di Phou Den Din, una vasta area di foresta al confine con il Vietnam ancora in parte inesplorata.

Se invece desiderate qualcosa di meno impegnativo potete visitare le numerose piantagioni di tè della zona: molto del tè cinese venduto come prodotto nello Yunnan viene in realtà coltivato a Phongsaly. Osservando i panorami di questa magnifica regione e puntando lo sguardo verso nord, capirete che il confine tra Laos e Cina è davvero flebile. Non vi resta che ristorarvi, magari con una cena al Sone Lao Coffee, probabilmente il miglior ristorante di Phongsaly, dare un ultimo sguardo alla volta celeste ricoperta di luminose stelle e sarete pronti per ripartire, sicuramente serbando nel cuore il paradiso che è Phongsaly.

Trekking in Laos: Phongsaly

© Suzanne Sperl