Potosí, Bolivia: una delle città più alte al mondo

viaggio in Bolivia - Potosì © Davide Fracasso
Questo articolo è una tappa del viaggio di Davide in Sudamerica. Leggi l’itinerario completo qui »

Da La Paz a Potosì si impiega una notte intera di viaggio. Più di sette ore attraversando un paesaggio fuori dal mondo, tra montagne distese e buio, illuminati solo dalle stelle e da una gigantesca luna. Gli autobus boliviani non sono proprio come quelli dei vicini argentini, ‘ballano’ un po’ in quanto a meccanica e sicurezza. Ecco, quindi non stupitevi se vi troverete in mezzo alle rocce a dover spingere il bus fuori da un piccolo fossato dove è precipitato o a contemplare il conducente mentre cerca di riparare una gomma mai stata particolarmente robusta dopo alcune ore dalla partenza. Succede.

Dopo un viaggio che riserva qualche imprevisto e tanta poesia arrivate a Potosì, città culla delle miniere e tra le più alte del mondo: tenetevi forte, sono più di 4000 metri! Ve ne accorgerete dal fiato corto e dall’aria rarefatta: è pazzesco esserci e pensare di trovarsi in una città a oltre 4000, pazzesco.

Potosi, Bolivia

© Davide Fracasso

Se cercate un buon ostello, non caro ma pulito comodo e colorato, un consiglio è il Koala den. E’ in pieno centro, presenta uno spazio comune molto grande e tra i più belli incontrati (nella foto a destra). Camere con 6 o 8 letti molto comodi, e chi ha girato molti ostelli sa che non è affatto scontato. Insomma, ci si sta molto bene e ha un’idea dello spazio che porta alla socializzazione e all’incontro. Se poi avete voglia di scambiare libri che avete già letto c’è anche il booksharing, dai un libro e ne prendi uno che trovi lì.

Potosí non è tanto grande, i potosinos sono ca 135.000 e la città è stata dichiarata patrimonio dell’Unesco nel 1987 come riconoscimento alla presenza di straordinari monumenti industriali e architettonici: acquedotti, laghi artificiali che rifornivano di acqua le miniere, la casa de la Moneda, la Chiesa di San Lorenzo. Per non parlare del centro storico in stile coloniale, veramente bello.

Scegliendo una cosa su tutte però, se siete in Bolivia non potete mancare Potosí per un motivo: le miniere. Nella città infatti si ha la possibilità di entrare nel cuore di quello che è stato uno dei motori dell’economia boliviana, e di quello che è uno dei lavori più duri al mondo, in assoluto. E ve ne accorgerete subito.

La miniera di Potosí è aperta – anche se non funziona a pieno regime come una volta – e si ha la possibilità di fare un giro all’interno. Comprate qualche bottiglia di alcol locale – una bomba, quasi 90 gradi –  e un po’ di foglie di coca – in Bolivia sono legali eh.. – e recatevi all’ingresso. Per qualche dono – le foglie di coca aiutano i mineros a lavorare a quell’altezza, l’alcol a sopportare – troverete minatori disposti a portarvi all’interno. Un vero e proprio viaggio all’inferno.

Miniere Bolivia, a Potosì

© Davide Fracasso

Totale oscurità, caldo soffocante, rimbombo delle esplosioni, e più si sale più aumenta la temperatura e manca ossigeno. Se c’è un luogo dove ho rischiato di soffrire di claustrofobia in tutta la vita, è proprio quello. Dopo due ore all’interno della miniera si è sfatti, distrutti, annichiliti: giusto per informazione, chi ci lavora ce ne passa dentro dalle 8 alle 12 e non va in visita.

L’unico modo per rendersi conto di cosa vuol dire lavorare nel buco del culo della terra è entrarci: non è un caso se all’interno della miniera a mò di statua come ‘divinità’ è presente Satana (con un fallo gigante, nella foto in basso) a cui vengono fatte offerte: alcol, sigarette, foglie di coca, etc. Se esiste un inferno in terra, a Potosì potrete toccarne le pareti e viverne un uno per mille delle sofferenze. La vita dei minatori, mi spiegavano all’interno mentre sudavo freddo, non può andare oltre i 10 anni di lavoro: dopo – per malattie e stanchezza – si muore.

Il viaggio di Davide continua… In uno scenario meraviglioso e surreale, la grande distesa di sale della Bolivia ➔