Da Ushuaia a Punta Arenas e Puerto Natales: verso la Patagonia cilena

Patagonia cilena © Davide Fracasso
Questo articolo è una tappa del viaggio di Davide in Sudamerica. Leggi l’itinerario completo qui »

Sveglia all’alba e partenza da Ushuaia verso Punta Arenas, Patagonia cilena. Si ritorna per un pezzo di strada indietro (sul percorso fatto da Rio Gallegos per arrivare alla città più australe del mondo), con continui attraversamenti tra Cile e Argentina. Dopo diverse ore di bus e soste ai confini per i controlli ecco lo Stretto di Magellano: 20 minuti di traversata e si è definitivamente in terra cilena. Il bus prosegue fino a Punta Arenas, città limite della Patagonia cilena, battuta da un grande vento.

Precisazione: questa non è l’unica via per arrivare a Punta Arenas, c’è un’alternativa che è prendere una specie di traghetto crociera, che risale il Cile tra vulcani, ghiacci e pinguini. Dicono sia molto suggestivo, nonostante implichi tempi molto lunghi e, forse, non sia proprio un modo di viverla da soli e in tranquillità. Al di là di questo la scelta del sottoscritto è caduta sul bus principalmente per i prezzi di questi traghetti, oltre mille euro per qualche giorno di navigazione (ma anche duemila per le cabine).

Punta Arenas è la capitale della regione delle Magellane e dell’Antartide Cilena, non è neanche così piccola ma non offre particolari spunti, se non per l’affacciarsi sullo stretto. Difatti dopo qualche ora passata a godere di un inaspettato sole che fa capolino, il pensiero è subito alla destinazione successiva e neanche tanto lontana: Puerto Natales.

ghiacciai Patagonia

© Davide Fracasso

Arrivando alle sei del pomeriggio a Punta Arenas è possibile fare immediatamente il biglietto e partire dopo poche ore per arrivare a tarda serata a Puerto Natales.

La destinazione è un paesino molto piccolo ma particolarmente frequentato, soprattutto da appassionati delle vette altissime, perché luogo di partenza delle escursioni verso le più imponenti montagne della Patagonia cilena, all’interno del Parque Nacional Torres del Paine. Nel paese vivono 20.000 abitanti, la maggior parte dei quali si occupano degli stranieri che passano di lì.

Abbondano infatti ostelli e hotel per accogliere nelle serate precedenti e soprattutto successive (il perché lo capirete nella prossima puntata..), chi si incammina verso i ghiacciai patagonici. Non vi deluderanno la Tin House e The Singing Lamb Backpackers, ottime per atmosfera e disponibilità. Se avete voglia e tempo, potete provare anche a chiedere per appartamenti, molti dei quali vi offriranno una stanza tutta per voi a prezzi veramente stracciati, anche se non espongono cartelli.

Dopo una sera festante e una giornata per riprendersi dal viaggio e raccogliere informazioni, si passa all’azione: previa chiacchierata con una ragazza americana e una spagnola conosciute lì, noleggiamo una tenda da condividere, indumenti per andare tra i ghiacciai, e facciamo la spesa per i giorni successivi. All’interno del parco, infatti, per almeno 72 ore, sarà solo natura e arte dell’arrangiarsi. Arriva la mattina, un bus ci porta all’ingresso del Parco; vedo il ghiacciaio che ci aspetta, siamo pronti, si parte.

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