Razionalismo e architettura del periodo fascista a Milano

Architettura razionalista Milano Arengario, Milano | (CC BY 2.0) Fred Romero

Negli Anni Venti e Trenta del secolo scorso il fascismo si servì dell’architettura e dell’urbanistica come strumenti per diffondere i propri ideali. Il giudizio storico su Benito Mussolini e la doverosa memoria dei crimini commessi dal fascismo non deve far dimenticare che la scena architettonica italiana di quegli anni fu tra le più interessanti d’Europa. Sarebbe forse più corretto affermare che, da un certo punto di vista, fu l’architettura italiana di quegli anni a usare il fascismo, e non viceversa, per spingersi verso livelli di armonia, tecnica e funzionalità mai raggiunti prima.

Tra il 1920 e il 1940 nelle città italiane si respirava aria di innovazione e sperimentazione, con Roma e Milano che ospitavano i più lungimiranti architetti dell’epoca, alcuni dei quali giovanissimi, che hanno lasciato opere che testimoniano un livello nelle costruzioni e nelle arti plastiche che si ritrova raramente negli altri paesi europei. L’intento di questi architetti fu di conciliare la tradizione romana con il modernismo più avanzato. Che fosse lo Stato fascista a commissionare le opere poco importa nella valutazione estetica e artistica: il risultato è una serie di opere pionieristiche, da ammirare e valorizzare ancora oggi.

Stazione Centrale

Stazione Centrale | (CC BY-SA 3.0) Albertomos

Sul finire degli anni Trenta molti dei giovani studenti più promettenti del Politecnico di Milano si trasferirono a Roma, seguendo Adalberto Libera. Ciononostante il capoluogo lombardo ha continuato ad essere fertile per l’architettura razionalista e fascista, che ha disegnato alcuni dei connotati della Milano che oggi conosciamo. Basti pensare che in questa corrente rientrano edifici iconici, come la Stazione Centrale, il Palazzo della Triennale, l’Arengario in Piazza Duomo (ora sede del Museo del Novecento), Piazza San Babila e l’ex teatro Smeraldo, ora sede di Eataly.

Architettura razionalista a Milano nell’edilizia privata

Tuttavia a Milano, i migliori esempi di architettura razionalista si sono visti negli edifici residenziali privati. Ecco quindi un itinerario insolito e defilato, con le cinque architetture più interessanti dell’epoca fascista.

Villa Figini, Milano

Villa Figini, Milano | © Archivio Architetto Figini AAF Milano

La prima tappa è nel particolarissimo Villaggio dei Giornalisti, nella zona a nord est della città (MM Zara). In Via Ettore Perrone di San Martino, 8 si trova la villa dell’architetto Luigi Figini, costruita a metà degli anni Trenta. La sua semplicità quasi elementare le è valsa il titolo di modello dell’architettura razionalista, perché raggiunge un equilibrio perfetto tra forma e funzione. Con il progetto della propria abitazione l’architetto sperimenta le istanze più avanzate della cultura europea, realizzando una sorta di manifesto del razionalismo che ambiva a soddisfare le minime necessità vitali e spirituali della vita in città: sole, aria, luce e vista sul paesaggio dai piani alti.

Casa Feltrinelli, Milano

Casa Feltrinelli, Milano

Procedendo verso il centro città (MM – Repubblica) e precisamente in Via Daniele Manin, 37, c’è Casa Feltrinelli, un palazzo di dieci piani che prende il nome proprio dal suo proprietario, il Dottor Antonio Feltrinelli che commissionò la progettazione ad Alberico e Lodovico Barbiano di Belgiojoso. L’edificio si distinse fin da subito non solo per l’architettura ma per la struttura. Fu infatti il primo caso di edilizia residenziale con un sistema costruttivo a ossatura d’acciaio che fu montata in soli 70 giorni lavorativi. Di fatto il palazzo venne consegnato in poco più di un anno dall’inizio dei lavori. L’edificio si distingue per chiarezza, limpidità ed eleganza.

Spostandosi ora nel cuore del centro storico milanese, alle porte del quartiere di Brera, in Via dell’Annunciata, 23/1, potete ammirare l’edifico per abitazioni Casa a ville sovrapposte degli architetti Luigi Figini e Gino Pollini. L’edificio è ubicato in una zona densamente costruita e per i progettisti è stata l’occasione, come indica il nome stesso, per applicare il principio dello sviluppo in altezza, anziché in orizzontale, perseguendo un idea architettura più vicina alle persone e alle loro necessità, salvaguardando allo stesso tempo la bellezza della città. Questo edifico dimostra quanto il tema della casa fosse l’ambito preferito verso cui architetti e progettisti indirizzavano le proprie ricerche e sperimentazioni.

Villa Necchi Campiglio

Villa Necchi Campiglio | (CC BY-SA 4.0) Palickap

Un altro esempio pregevole di architettura fascista razionalista applicata alla residenza è Villa Necchi Campiglio in Via Mozart, 14, progettata da Piero Portaluppi tra il 1932 e il 1935. Dotata di un’elegante piscina, la villa (che oggi è di proprietà del FAI e quindi facilmente visitabile) è immersa in un bellissimo parco e si distingue per la raffinatezza delle linee geometriche che la rende un opera pioneristica. Infatti l’opera di Portaluppi rappresenta un esercizio molto ben riuscito di fusione tra la modernità della città e la sobrietà della campagna.

Casa Rustici

Casa Rustici | (CC BY-SA 4.0) Arbalete

In chiusura dell’itinerario ecco uno degli edifici che fin dalla sua progettazione, fece parlare di sé. Stiamo parlando di Casa Rustici, in Corso Sempione, 36, che si fece notare per l’impegnativo programma costruttivo e per il positivo riscontro presso la critica. Inizialmente Rustici, voleva costruire una villa a due piani, ma in seguito, per ragioni economiche, preferì la soluzione di un blocco di appartamenti, con un attico per uso personale. Gli architetti che si occuparono del progetto furono tra i massimi esponenti del razionalismo milanese: Giuseppe Terragni e Pietro Lingeri. I due proposero un edificio doppio, a sei piani, collegato da ballatoi in facciata e dalla villa del proprietario collocata all’ultimo piano, a 25 metri di altezza. La tipologia prevista era molto innovativa, tanto che il progetto verrà respinto nove volte prima di essere approvato.

Il desiderio di armonia, ritmo, simmetria e coerenza, l’energia e la passione con cui gli architetti e gli ingegneri razionalisti perseguirono ideali di modernità ci ha lasciato dei segni indelebili nell’architettura e nell’urbanistica delle città italiane. Nel periodo fascista si realizzarono opere “solide e sane”, con l’obiettivo di portare luce, aria fresca e armonia nelle città. La ricerca dell’altezza, possibile grazie all’impiego del ferro nelle strutture degli edifici, fu non solo un desiderio di espressione del potere, ma anche un modo per dimostrare che l’Italia era un paese dove i giovani potevano testare visioni e avanguardie. Le opere di quest’epoca sono espressione della storia a cui appartengono, ma testimoniano anche lo studio e la ricerca di soluzioni per le nuove esigenze di una società in rapida evoluzione.