Segreti, leggende e altre stranezze di Firenze

Firenze, Giardino delle Rose

Siamo andati alla ricerca dei segreti e delle cose più strane celate nei luoghi noti e meno noti di Firenze. Dalla ricerca è venuto fuori un itinerario di cui abbiamo già pubblicato la prima parte, in cui sveliamo tra le altre cose i segreti della cattedrale. Ora pubblichiamo la seconda parte in cui raccontiamo quanto scoperto sull’ippopotamo dei Boboli, su una finestra che resta sempre aperta e sulle buchette del vino.

Scritte da decifrare

Riprendete la visita di Firenze da Piazza Santa Trinita, ammirando le sorprendenti opere architettoniche. Noterete un edificio dallo stile che si differenzia dagli altri: è Palazzo Bartolini Salimbeni inaugurato del 1532, realizzato dall’architetto Baccio d’Agnolo. L’edificio, sebbene volesse rappresentare una sorta di innovazione architettonica non ebbe riscontri positivi tra la popolazione, e fu oggetto di numerose critiche e beffe. L’architetto a seguito dei pesanti giudizi per far tacere le maldicenze, decise di apporre sopra il portone di ingresso la seguente scritta: “Carpere promptius quam imitari” (criticare è più facile che imitare), seguita dal motto “per non dormire” visibile negli incroci delle finestre, che contraddistingueva la famiglia Bartolini Salimbeni per la loro laboriosità.

Il balcone al contrario

Incamminatevi su Via del Parione direzione ovest, fino ad arrivare in Borgo Ognissanti al numero civico 12. Osservando il balcone della palazzina noterete che ha una forma inusuale, perché costruito con gli elementi architettonici al contrario. La sua costruzione risale al 1530 periodo in cui Alessandro de’ Medici, fece un’ordinanza dove vietava la costruzione di elementi architettonici invadenti come balconi ingombranti, per non sovraccaricare le strette vie del centro. Messere Baldovinetti allora proprietario della palazzina, non volendo sottostare all’ordinanza rinunciando alla costruzione del suo balcone, iniziò a sollecitare incessantemente il nullaosta alla costruzione. Trascorso del tempo Alessandro de’ Medici ormai esasperato dall’insistenza di Baldovinetti, pensò di sistemare la questione adottando uno stratagemma per scoraggiarlo, gli confermò che avrebbe potuto costruire il balcone a condizione che fosse montato al contrario. Baldovinetti tutt’altro che sconfortato, dispose la costruzione secondo richiesta ottenendo ciò che voleva.

Firenze, Ponte Vecchio

Firenze, Ponte Vecchio | Thilo Hilberer (CC BY-ND 2.0)

Storie del Ponte Vecchio

Spostatevi a ritroso verso su ed arriverete su Ponte Santa Trinità, approfittate per una breve pausa ammirando la vista privilegiata sul vicino Ponte Vecchio, che raggiungerete camminando verso est su Lungarno degli Acciaiuoli.

Ponte Vecchio, come il nome stesso suggerisce, è il ponte più vecchio di Firenze e si ipotizza che fosse già presente fin da epoca romana, sottoforma di passerella in legno per consentire l’accesso all’altra sponda. Più volte nel corso dei secoli fu danneggiato dalle piene, e nel 1333 andò totalmente distrutto da una potente alluvione. Nel 1345 l’architetto Matteo Gaddi incaricato della ricostruzione, decise di progettare un ponte innovativo a tre campate contro le cinque costruite fino a quel momento, e fu il primo ponte in Europa a presentare questa soluzione.

Attraversandolo noterete dapprima il monumento a Benvenuto Cellini scultore e gioielliere, e prestando attenzione verso l’alto, una piccola colonna in marmo bianco con una mezza luna graduata e un ago; si tratta di una meridiana, voluta per un’ordinanza del Comune.

Originariamente il ponte ospitava il mercato della carne e della verdura, l’intento era di mantenere la città più pulita perché i commercianti si sarebbero liberati degli scarti e dei rifiuti gettandoli in acqua. Nel 1565, Giorgio Vasari fu incaricato di costruire il Corridoio Vasariano in occasione del matrimonio di Federico I de Medici con Giovanna d’Austria, abbattendo diversi edifici e torri presenti sul ponte. Ad oggi l’unica torre mantenuta è Torre dei Mannelli, in quanto furono gli unici a ribellarsi alla distruzione.

Nel 1593 il ponte assunse una nuova veste diventando vetrina elegante grazie a Ferdinando I dei Medici, che non tollerava di passeggiare lungo il corridoio vasariano sentendo schiamazzi nonché cattivi odori provenienti dal mercato. In epoche più recenti Ponte Vecchio è sopravvissuto alla Seconda Guerra Mondiale per merito del console tedesco Gerhard Wolf, e alla terribile alluvione del 1966 che travolse Firenze spazzando via tutte le botteghe artigiane sul ponte.

Madonna del Puzzo

Incamminatevi mantenendo la direzione e percorrete Borgo San Jacopo ad ovest, incapperete all’angolo con Via Toscanella, in una singolare nicchia con all’interno una terracotta raffigurante una donna intenta a chiudersi il naso con due dita, ed un topo che le attraversa il braccio, è la Madonna del Puzzo dello scultore toscano Mario Mariotti. L’opera fu collocata nel 1984, in protesta al posizionamento di cassonetti che nel vicolo procuravano cattivi odori.

Firenze, Palazzo Pitti

Firenze, Palazzo Pitti

L’ippopotamo del Giardino dei Boboli

Proseguite su Via Toscanella e successivamente in sdrucciolo dei Pitti, finché troverete davanti a voi, l’imponente Palazzo Pitti. Ammirate la maestosa facciata in bugnato e spostandovi sulla sinistra del portone d’ingresso tra le due finestre del piano terreno, noterete una pietra molto lunga seguita da una estremamente piccola rispetto alle altre. Si racconta che fossero state piazzate per volere di Luca Pitti committente del lavoro a Filippo Brunelleschi. La pietra grande infatti doveva rappresentare la sua grandezza, mentre la pietra piccola erano i rivali. Luca Pitti era talmente ambizioso da dilapidare tutto il patrimonio per il sogno di grandezza della realizzazione della reggia; era infatti suo desiderio, possedere un palazzo talmente grande da contenere idealmente nel suo cortile Palazzo Strozzi, appartenuto alla famiglia antagonista. Luca Pitti morì senza potervi mai abitare, ed il fato volle che i Medici acerrimi avversari divennero i nuovi proprietari.

Visitate il Giardino di Boboli all’interno di Palazzo Pitti esempio sorprendente di giardino all’italiana, passeggiando tra sfavillanti fontane, finte grotte marine, tempietti, ninfei e statue. Nel 1677 Cosimo III dei Medici appassionato di piante e di animali esotici, possedeva svariati animali che aveva dislocato in gabbie nel parco, ed in quell’anno ricevette in regalo un ippopotamo. L’animale visse poco tempo a causa del cambiamento climatico e delle condizioni precarie in cui era relegato, perché incatenato all’interno di una vasca. L’ippopotamo fu poi imbalsamato, ed è oggi ospitato al Museo della Specola.

DOVE MANGIARE A PRANZO. Incamminatevi verso nord-est per sfruttare l’ora di pranzo presso l’Antico Vinaio, una vera istituzione dello street-food fiorentino. Potrete assaggiare sfiziose schiacciate farcite con salumi tipici d’eccellenza, o farvi tentare da variegati taglieri in un ambiente informale e rustico.

Le api di Ferdinando

Riprendete il cammino direzione nord su Via dei Rustici proseguendo poi in Via de’ Bentaccordi, mantenete la direzione fino a giungere in Borgo Pinti ed al bivio con Via degli Alfani, voltate in Via dei Fibbiai a destra e raggiungerete Piazza Santissima Annunziata, dove spicca centralmente la statua equestre a Ferdinando I de Medici ideata dal Giambologna, ma terminata nel 1607 dal suo allievo Pietro Tacca. Il piedistallo della statua nasconde una curiosità: si può notare un cartiglio bronzeo raffigurante uno sciame d’api disposte a cerchi concentrici con l’ape regina al centro, e soprastante la scritta recante il motto di Ferdinando I “maiestate tantum“. L’opera rappresenta l’impresa araldica di Ferdinando I, dove viene identificato nell’ape regina, e le api che lo circondano corrispondono al popolo fiorentino leale e operoso. Data la disposizione delle api risulta pressoché improbabile stabilire il numero esatto dello sciame, una leggenda popolare racconta che coloro in grado di contare il numero esatto delle api senza toccarle o indicarle, avrà fortuna.

La finestra sempre aperta

Tenendo la Basilica della Santissima Annunziata alle spalle, vedrete Palazzo Grifoni oggi conosciuto come Palazzo Budini Gattai, che da secoli mantiene aperta una delle sue finestre sulla piazza, perché protagonista di una leggenda che riguarda una storia d’amore. Si racconta di una nobildonna moglie di un membro della famiglia affacciata ogni giorno alla finestra, in attesa di vedere il marito tornare dalla guerra. L’uomo non fece mai ritorno, e la donna non smise mai di affacciarsi rimanendo sempre in quella stanza fino alla sua morte. Dopo il seppellimento della donna ci fu chi provò a chiudere la finestra, ma iniziarono a verificarsi episodi anomali talmente importanti, da indurre i parenti a tenerla sempre socchiusa e con le persiane aperte in modo da permettere allo spirito di visualizzare la piazza. Altre dicerie riportano che la stanza dalla finestra aperta, fosse occupata da una nobildonna amata clandestinamente da Ferdinando I, il cui marito la obbligò a tenere sempre la finestra aperta per controllarla, a suffragio della tesi la posizione della statua di Ferdinando che ha lo sguardo rivolto pare proprio in quella direzione.

Le buchette del vino

Riprendete la visita orientandovi a ovest percorrendo Via degli Alfani. Se presterete particolare attenzione, in corrispondenza dei numeri civici 6,7,8,9 potrete facilmente notare tra le facciate dei palazzi nobiliari o intagliate direttamente nei portoni d’ingresso, delle piccole finestrelle che ricordano la forma di un mini-portone. Individuarle non è semplice ma neanche impossibile, molte sono state murate ma preservano quasi tutte una cornice in bugnato o pietra, spesso con finitura a goccia e sono chiuse da una piccola porta in legno. Si tratta delle cosiddette buchette del vino, distinguibili mantenendo lo sguardo all’altezza del piano terreno.

Firenze è testimone di un numero considerevole di buchette sparse per tutto il centro storico, attualmente sono circa 250 quelle recensite su cui è stata posta la targhetta di riconoscimento. La loro creazione risale al 1500 circa, momento storico in cui Firenze subì un declino riguardante le attività commerciali. Le famiglie nobili del tempo iniziarono a convertire le proprie attività nel settore agricolo e alimentare, con particolare attenzione alla coltivazione vitivinicola che forniva entrate sicure e redditizie. Le buchette furono ideate al fine di escludere l’intermediazione da parte di terzi per la vendita del vino, così i nobili vendevano direttamente il vino a coloro che ne avessero fatto richiesta attraverso le buchette. Avevano altresì uno scopo benefico, in quanto non era raro che venisse depositato al suo interno del cibo o del vino in aiuto dei più indigenti, che data la limitata altezza delle stesse, ne permettevano un utilizzo pressoché anonimo.

Due passi al cimitero

Se siete appassionati di canti gregoriani e cimiteri monumentali, o semplicemente desiderate godere di una strepitosa vista sulla città dirigetevi a Piazzale Michelangelo, una terrazza panoramica dove beneficerete di una privilegiata veduta su Firenze. Se vi appassiona il genere cimitero monumentale, incamminatevi verso la bellissima Chiesa di San Miniato al Monte, anch’essa offre una bellissima visuale sulla città ed è spesso meno affollata del vicino Piazzale.

Nel Cimitero delle Porte Sante aperto ogni giorno dalle 8 del mattino alle 17;00 troverete numerose opere scultoree di rilievo. Incorrerete in una particolare statua raffigurante due giovani che molti credono rappresenti una coppia innamorata; in realtà si tratta dei fratelli Mazzone, Mario aviere morto durante la Seconda Guerra Mondiale e Maria, deceduta a pochi giorni dal matrimonio ritratta infatti, in abito da sposa.

Cimitero delle Porte Sante

Cimitero delle Porte Sante | Ben Snooks
(CC BY-SA 2.0)

Numerosi sono i personaggi noti che riposano nel cimitero, Vamba autore del Giornalino di Giamburrasca, Carlo Lorenzini conosciuto come Carlo Collodi autore di Pinocchio, Vasco Pratolini, Ottone Rosai, Ettore Focardi fino ad arrivare ad epoca recente con Enrico Coveri e Franco Zeffirelli. Se preferite i canti liturgici, alle 17;30 circa si svolge ogni giorno la messa in latino seguita da affascinanti canti gregoriani, intonati dai monaci che abitano la Basilica. Non trascurate di fare una sosta alla farmacia monastica gestita dai monaci, che direttamente preparano preparati a base di cera d’api, liquori di erbe, cioccolato e dolci.

DOVE MANGIARE A CENA.
Le proposte per la cena sono due: Osteria Antica Mescita posta nel pittoresco quartiere San Niccolò, conserva intatto l’aspetto della vecchia mescita di vino, nata come stazione di dazio del vino Chianti e successivamente trasformata in mescita nei primi del 1800. Approfittate dell’occasione per cenare nella saletta sottostante in stile romanico, che rinvenuta dopo l’alluvione del 1966 è stata scoperta essere la cripta dell’adiacente Chiesa di San Niccolò risalente all’anno 1000. Il menu offre piatti genuini della tradizione fiorentina, con un’ampia scelta della carta dei vini. Se siete curiosi di sperimentare piatti tipici ma particolari scegliete Osteria Tripperia Il Magazzino, trattoria dal tratto rustico posta nel vivace Quartiere di Santo Spirito. Il punto di forza è dato dalla preparazione di piatti a base di interiora quali trippa e lampredotto, che costituiscono la storia della tradizione culinaria fiorentina fin dal 1400.

Fontana del Porcellino e Pietra dello Scandalo

Trascorrete la serata passeggiando alla scoperta di anfratti nascosti del centro storico, riconoscerete anche numerose buchette alcune delle quali riportano targhe originali dell’epoca. Approfittando della chiusura del mercato degli ambulanti recatevi in Piazza del Mercato Nuovo, conosciuta da tutti per la Fontana del Porcellino (in realtà trattasi di un cinghiale). L’originale del bronzo è oggi custodito presso il Museo Bardini. Sfruttate l’occasione per tentare la fortuna, una leggenda narra che strofinando il muso dell’animale e inserendo una moneta all’interno della sua bocca, se quest’ultima cade tra le grate sottostanti, avrete fortuna. Cercate centralmente nel pavimento un disco marmoreo bicolore, è la Pietra dello scandalo o dell’acculata. Era infatti quello il punto dove gli insolventi e i debitori, venivano sottoposti a pubblico scherno e puniti fisicamente: dopo essere stati incatenati, venivano privati dei pantaloni e ripetutamente sbattuti a sedere con forza a terra. Si racconta che l’espressione “avere il culo a terra” nasca da questa pratica punitiva.

DOVE DORMIRE.
Relais Modern posto all’interno di una palazzina storica in strada tranquilla ma centrale, offre stanze curate arredate con gusto in stile moderno, e possibilità di parcheggio a pagamento.

Relais Modern Firenze

Relais Modern Firenze