Nella Valle Otro per una ciaspolata in stile walser

ciaspolata in Valle Otro - Alagna Valsesia Foto di Franco Voglino ©

La Valsesia è un’area geografica dalle molteplici anime date dalla posizione particolare. La valle si trova, infatti, incastrata tra le piemontesi Biellese ed Ossolano da una parte e dalla Valle d’Aosta dall’altra. Una posizione appartata che ha permesso di conservare uno spirito forte dal sapore antico, legato alla cultura walser.

La provincia è quella di Vercelli, ma non quel territorio piatto punteggiato da specchi d’acqua e risaie cui si è solitamente portati a pensare bensì un mondo verticale, dove i paesi si affacciano sul panorama delle alte vette del gruppo del Monte Rosa la cui cima massima tocca i 4634 metri di altitudine con la Punta Dufour.

Ma qualcosa del mondo classico vercellese c’è: benché sia, innegabilmente, montagna, la Valsesia è una valle facile da raggiungere; la strada scorre insolitamente dritta e graduale, adatta anche quei viaggiatori che patiscono alla minima curva. La meta da raggiungere è posta proprio alla fine della valle: Alagna Valsesia, a quota 1191 metri. Oltre questo borgo si trova qualche piccola frazione, sparse come pecore sulle pendici montane che solo da questo punto in poi si fanno minacciose e incombenti mentre prima, lungo la strada appena percorsa, si presentano con buffi arrotondamenti e cumuli che sembrano giochi dismessi da giganteschi bambini. Una sensazione che si ha soprattutto dopo Varallo Sesia, noto per il Sacro Monte, dal 2003 patrimonio Unesco assieme ad altri otto siti simili in Piemonte e Lombardia. Ma la strada prosegue ed ecco Alagna: una stazione sciistica, con impianti di risalita che permettono di collegarsi, attraverso il Passo dei Salati, al più vasto comprensorio Monterosa Ski. Ma non è necessario sciare: il piccolo borgo propone interessanti passeggiate anche a chi ama camminare nel silenzio della montagna, ed è proprio questo, di cui andiamo in cerca.

escursione con ciaspole nei dintorni di Alagna

Foto di Franco Voglino ©

La neve alternativa di Alagna Valsesia

Il silenzio ovattato avvolge i boschi addormentati sotto la neve, con l’unico rumore del fruscio prodotto da sé stessi. Basta fermarsi un attimo, per avere la sensazione che tutto il mondo sia fermo, con il fiato sospeso. Poi lo scricchiolio di un ramo, il tonfo di un grumo di neve caduto a terra, ci dicono che il mondo continua a girare e che presto, troppo presto, la neve se ne andrà e tornerà il verde della primavera. Ma per ora, godiamoci il freddo sulle guance, il gusto di una manciata di neve, il bianco accecante che colpisce gli occhi sulle spianate sfiorate dalla luce del sole. Come descrivere sulla carta l’emozione del mondo invernale?

Troppo spesso, però, si pensa che siano sensazioni riservate a provetti sciatori o arditi escursionisti alpini. Non è così. Chi ama anche solo camminare nel silenzio ovattato del mondo innevato ha oggi a disposizione le sempre più popolari e diffuse racchette da neve. Che le si chiami ciaspole, ciaspe, ciastre o “racchette da mettere sotto i piedi”, sono attrezzi perfetti per muoversi nei boschi invernali e raggiungere, così, ampi pianori dal panorama mozzafiato. Non serve un’attrezzatura particolare al di là delle racchette in sé e dei bastoncini, poiché si possono fissare su qualsiasi tipo di scarpone e anche l’abbigliamento è il medesimo che si può usare per una qualsiasi passeggiata da fare al freddo. Inoltre, non serve alcun corso: il loro utilizzo è intuitivo e semplice e alla portata di chiunque: grande o bambino che sia. Ma dove usarle?

Valle Otro, Piemonte

Foto di Franco Voglino ©

La ciaspolata passo per passo

Una facile escursione da effettuare con le racchette da neve prende il via proprio dall’ufficio del turismo, posto in piazza Grober e alle spalle della chiesa di San Giovanni, dall’aguzzo campanile. La piazza è assai particolare, con ampi cerchi e una grande fontana… a cerchi anch’essa! Già da qui si possono vedere le due anime di Alagna: le tipiche casette walser in legno, con i caratteristici balconi a listelle, e le case riccamente affrescate.

Dall’Ufficio informazioni turistiche, ospitato in un bel edificio di legno, si attraversa la strada arrivando in prossimità di una bassa fontana da cui parte un passaggio lastricato solamente pedonale (cartelli di legno “Otro/in Olter”). Una bella passeggiata che porta tutto in piano ad un piccolo ponte di legno passando leggermente in posizione sopraelevata rispetto alle case così da poterle ammirare in tutta la loro bellezza. Al di là del ponte si tiene il piccolo oratorio di San Pantaleone sulla propria sinistra imboccando il sentiero che, con un piccolo tratto in salita, porta sulla strada asfaltata. La si attraversa per proseguire lungo la ripida scalinata che ci accompagnerà per quasi tutto il tragitto (cartello “im Olter tol/al vallone d’Otro/3”).

La prima scalinata porta ad un tratto si sterrata, superato un pilone votivo si deve abbandonare questa per seguire il sentiero più piccolo (e a gradini) che sale verso destra passando davanti al pilone votivo della Madonna Nera e alla curva de Lo Specchio dove si può ammirare Alagna dall’alto. Alternando scalinate a tratti in salita si arriva ad una fontana con panchine, luogo perfetto per una doverosa sosta relax.

Villaggi walser, Valle Otro

Foto di Franco Voglino ©

Qui si deve prestare attenzione ad imboccare non la comoda strada graduale a sinistra, ma la, indovinate un po’?, scalinata a destra (cartello bianco/rosso “Otro”) che porta alla piccola Cappella di Abramo immersa nel bosco e quindi al bivio per le miniere di manganese (da non seguire, se non nel periodo estivo). Pochi passi ancora, coraggio, ed eccoci al pianoro della Valle d’Otro, con la borgata di Follu (1664 m) con candida chiesetta e l’edificio del rifugio Zar Senni. Da qui le borgate Dorf (1698 m) e Scarpia (1726 m) si susseguono vicine l’una all’altra con le case di legno tipiche, ben ristrutturate e le fontane ricavate da interi blocchi di roccia. Un mondo incantato, sospeso, in cui lasciar vagare liberamente lo sguardo tra la candida neve che incornicia il panorama rilassante della montagna in veste invernale. Da qui si prosegue su sentiero più pianeggiante fino a Pianmisura, (1782 m) termine ultimo del sentiero, località posta all’imbocco di una conca dall’ampio respiro e ulteriore grandioso panorama.
Dati tecnici:4 km, +650m solo andata, a passo lento circa 3 ore solo andata.

Note: il percorso iniziale segue l’antica scalinata di pietra e a volte le condizioni di innevamento non rendono possibile utilizzare le racchette da neve su questo tratto, mentre sul pianoro di Otro esse sono invece indispensabili.

Qualcosa in più sul mondo walser

Nelle vallate a ridosso del massiccio del Monte Rosa sono molto diffuse le abitazioni dalla base in pietra e la parte superiore di legno, chiamate blockbaum, riconducibili alla cultura walser.

Ma chi erano mai, questi Walser? Il termine sembra provenire da wallis, ossia vallese, riferito alla zona di provenienza di questa popolazione, la Svizzera, da cui giunsero nei secoli XII-XIII. Ma pare che le loro vere origini siano da cercare in Germania tanto che nella valdostana Issime è tuttora parlato un dialetto, il titsch, che ha molte assonanze con dialetti della Germania meridionale. I Walser si stabilirono nelle vallate meridionali del Monte Rosa, parte in Piemonte (per lo più in Valsesia e Valle Anzasca) e parte in Valle d’Aosta (soprattutto nelle valli di Lys e Ayas). Non ebbero mai scontri con la popolazione locale, anche perché si insediarono sempre in zone di quota, occupando territori non sfruttati e poveri di risorse, cosa che facilitò il loro isolamento e preservò usi e costumi.
Ciò che resta di più tipico della cultura walser è certamente l’architettura. Le case in legno hanno una forma caratteristica e unica, issate come sono su specie di “funghi” di pietra che permettevano di salvare i granai dai topi e dall’umidità, e assumono anche nomi particolarmente evocativi che cambiano a seconda delle vallate e dell’uso: rascard, stadel, grenier

Villaggi walser, Piemonte

Foto di Franco Voglino ©

Un mondo che si può scoprire visitando il Museo Walser in località Pedemonte (tel. 347.1377404) ma ancora meglio passeggiando con lentezza alla scoperta di questi edifici. Si avrà la sensazione di entrare nella storia poiché queste abitazioni si trovano, a volte accentrati in un unico villaggio, a volte sparsi nelle conche e nelle vallate. Ricche di dettagli, spesso con date incise sulle facciate a perenne memoria, soprattutto quando sono attorniate dal silenzio della neve sanno sussurrare le loro storie antiche e sta a noi saperle ascoltare ed immaginare.

Dove mangiare ad Alagna Valsesia: Rifugio Pastore.
Dove dormire ad Alagna Valsesia: Agriturismo Alagna.