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India

Kaza e il monastero di Ki

Ancorato sulla cima di una collina il monastero di Ki sporge da un lato della valle e con gli edifici sottostanti, risplende sotto la luce abbagliante del sole d’altura.

Questo articolo è una tappa del viaggio in Tibet di Jan. Leggi l’itinerario completo qui »

Una lunga giornata di viaggio, ci ha condotto da Manali al capoluogo della Spiti Valley, Kaza, il punto ideale da cui partire per visitare la valle. Non è una cittadina particolarmente bella, è polverosa e trafficata, il paesaggio però fa da contraltare lasciandoci incantati e attoniti allo stesso tempo.

Trascorriamo il primo giorno tra i vialetti della città vecchia, i campi di grano e il fiume che scorre placido. Approfittiamo anche per fare i permessi necessari per inoltrarci nella valle (gratis, ma sono necessarie 3 foto tessere e 1 ora di tempo).

Monastero di Ki
© Jan Serafini

Il secondo giorno invece ci spostiamo al monstero di Ki (Ki Gompa), a 16km da Kaza, dove è in corso una mela (festa). Ancorato sulla cima di una collina che sporge da un lato della valle, il monastero risale al X secolo ed è il più antico della Spiti Valley. Con gli edifici sottostanti adibiti ad abitazioni per i monaci, risplende sotto la luce abbagliante del sole d’altura. Ci troviamo a 4166m d’altezza e anche salire le scale comporta fiatone e notevole fatica.

Gente da tutta la valle è accorsa a festeggiare l’arrivo del Rinpoche (titolo onorifico riservato ai lama reincarnati) in concomitanza con la celebrazione della vittoria del bene sul male. Le celebrazioni vanno avanti tutto il giorno e noi beneficiamo della tradizionale ospitalità tibetana, magiando un ottimo pranzo e bevendo il the offerto a tutti i presenti.

Verso sera prendiamo il bus e ci inoltriamo in una valle laterale, più alta di Spiti e altrettanto spettacolare. Arriviamo a Kibber, piccolo villaggio a 4300m, giusto in tempo per un meraviglioso e benaugurante tramonto.

In tutta la valle di Spiti è possible scegliere se dormire in hotel e guesthose oppure fare una “homestay”, cioè stare con una famiglia del posto, che non solo provvede all’alloggio ma anche al vitto, delizioso cibo consumato in casa con la famiglia. Con un costo irrisorio e con la possibilità di imparare molto di più sugli usi e costumi dei locali, scegliamo di stare nella Traditional Spiti Homestay, dove il padre famiglia ci racconterà storie d’altri tempi e le figlie ci cucineranno il cibo che poi mangieremo tutti assieme. Quassù almeno una persona in famiglia parla inglese, quindi ci si riesce a intendere e spesso si riesce anche a scoprire molto su come scorre la vita locale, vista la voglia di parlare e confrontarsi della gente del luogo, non ancora abituata ai turisti.

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