Da Manali a Kaza, tra stupa e paesaggi lunari

Tibet on the road © Jan Serafini
Questo articolo è una tappa del viaggio in Tibet di Jan. Leggi l’itinerario completo qui »

Sia andando con la jeep che usando il bus locale, si parte presto oggi, almeno 15 ore di viaggio ci aspettano in ogni caso. La strada che da Manali sale su fino al Rothang Pass è considerata “highway”: nulla di più falso. Consistente in una strada a una corsia e mezzo, spesso sterrata, percorsa giornalmente da migliaia di veicoli sia leggeri che pesanti, la carreggiata è una specie di serpente di fango che si inerpica sull’Himalaya spesso a pendenze improponibli.

Le piogge monsoniche che battono il lato meridionale della più alta catena montuosa al mondo consentono alla vegetazione di crescere rigogliosa a scapito del bel tempo estivo. Ma una volta superato il passo, entrati nella valle di Lahual, non solo il sole torna a fare capolino all’improvviso, ma la vegetazione si fa rada e il territorio arido. Le montagne fermano le nuvole monsoniche, impedendo loro di proseguire a nord e a est, concedendo al Ladakh e alla Spiti Valley giornate soleggiate per quasi tutto l’anno.

tibet on the road

© Jan Serafini

La strada, superato il passo, giunge presto a una biforcazione e il nostro mezzo gira a destra, verso est, risalendo la valle di Lahual in un paesaggio lunare, dove letti di ghiacciai ritirati, picchi perennemente innevati e il fiume che scorre rabbioso dominano un paesaggio senza vegetazione.

Fra spettacolari zig zag su di un lato della valle, superiamo anche il secondo passo, Kunzum La, a 4600m. In cima ci sono 3 stupa e migliaia di bandiere sacre che si muovano sospinte da un vento docile ma costante. Si è radunata un po’ di gente, a godersi il paesaggio e la soddisfazione di avercela fatta: motociclisti e conducenti di camion si scambiano occhiate d’intesa, mentre i passeggeri dei bus tirano un sospiro di sollievo e si sgranchiscono le gambe. Alcuni pregano, siamo in un luogo sacro dopotutto.

Ma la giornata non è ancora finita. Con la jeep scendiamo dentro la valle in un paesaggio surreale. Le pareti delle montagne mutano di colore costantemente, grazie alla loro variegata composizione rocciosa e, con l’aiuto di alcune nuvole in cielo, i giochi di luce tolgono il fiato.

Arriviamo a Lossar, primo villaggio della Spiti Valley e primo check point. Sorseggiamo un po’ di the con burro in compagnia di un gruppo di motociclisti Taiwanesi, mentre gli ufficiali prendono nota dei nostri documenti. Il villaggio ci appare come un’oasi nel deserto, una macchia verde in mezzo al nulla.

Spiti valley - Tibet

© Jan Serafini

Proseguiamo verso Kaza, incontrando sporadicamente qualche piccolissimo villaggio, fino a quando sulla sinistra appare dal niente quel fantastico concentrato di architettura, storia e religione che è il monastero di Ki. Ci torneremo nei prossimi giorni, ma la sola vista del cucuzzolo sul quale è arroccato il monastero, che ospita oltre 500 monaci, ci galvanizza. Quante sorprese ci riserverà questa valle? Le possibilità sembrano infinite.

Finalmente all’imbrunire arriviamo a Kaza. Troviamo una guesthouse (ce ne sono molte), mangiamo un’ottima cena a base di MoMo e Tukpa e ci rifugiamo sotto le coperte, stanchi ma felici.

Viaggio in Tibet: da Manali a Kaza

© Jan Serafini

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