Da Atacama ad Arequipa: benvenuti in Perù

Arequipa, Perù CC Gustavo M
Questo articolo è una tappa del viaggio di Davide in Sudamerica. Leggi l’itinerario completo qui »

Si parte la sera da Atacama: il bus ti aspetta lungo una delle viette del paese. E’ una di quelle traversate “che non bastano 24 ore”. Prima tappa, a cui si arriverà al mattino è Arica, città portuale a nord, non distante dal confine peruviano.

Ad Arica si fermano soprattutto locali per le vacanze e surfisti in cerca di qualche buona onda nel Pacifico: niente male, anzi, è chiamata “la città dell’eterna primavera” e conta più di 200.000 abitanti. Luogo “per sentito dire” dove ci si diverte e si fa caciara. Proseguo però oltre deciso verso il Perù. Ad Arica le cose si complicano un pochino, nel senso che non ci sono autobus che portano al confine.

Non rimane quindi che consultarsi con qualche viaggiatore con esigenze simili, affittare un taxi in comune e puntare verso la frontiera: la cosa singolare è che veniamo scaricati dal hombre al confine, e ci avviamo per questo attraversamento a piedi. L’uscita dallo stato cileno è piuttosto ordinata, è quando arrivo all’entrata in Perù che trovo il vero delirio: una folla di persone ammassate ad uno sportellino che cercheranno di ottenere il passaggio.

Questa fila a dir poco disordinata e urlante richiede più di un’ora, quando finalmente riesco a ottenere la stampata per passare; bienvenidos a Perù! Altro taxi comunitario, e arriviamo a Tacna, primo centro peruviano arrivando dal Chile. Impressioni abbastanza caotiche e decisamente differenti rispetto al più occidentalizzato stato cileno.

C’è poco tempo però per guardarsi intorno, la priorità è trovare un bus per la prima meta peruana: Arequipa, la ciudad blanca. Troviamo il mezzo, saranno quasi 400 km tra le montagne, oltre cinque ore di viaggio: piccolo particolare, prima di partire passa un poliziotto a riprendere i passeggeri che devono dire nome e cognome, lascito delle misure di sicurezza per i decenni di cruenta guerra civile e terrorismo che hanno attraversato lo stato. Così, in caso venisse sequestrato il bus, sanno chi c’era sopra.

Si parte, e c’è anche una hostess che allieta questo simpatico e colorito gruppo del pulmino che scala le montagne con tombola, quiz e giochi di questo tipo. Finalmente si arriva, a più di 24 ore dalla partenza, alla città bianca. Arequipa, quasi 1 milione di abitanti, viene chiamata “ciudad blanca” dal colore della pietra di quasi tutti gli edifici principali, e sorge ai piedi del vulcano El Misti (5288 metri di altitudine).

Città che ha dato i natali al Premio Nobel per la Letteratura Vargas Llosa – che consiglio vivamente di leggere prima di recarsi in Perù – Arequipa ha un nome di origine quechua e offre tranquillità e vastità: il centro nasce attorno a Plaza de Armas, con alcune chiese molto belle, sopra tutte la cattedrale. Città che offre diversi spunti a livello sociale, non richiede troppo tempo per essere vista. Consigliato però qualche giorno per stare in relax e godersi le atmosfere della città.

Così faccio, preparando i prossimi movimenti in arrivo, una delle tappe che rappresentano il cuore di questo viaggio: riparto verso Cuzco, città culla degli Inca a 3399 metri, a poche ore da uno degli spettacoli più meravigliosi e luminosi al mondo in assoluto, Machu Picchu.

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