Stromboli Terra di Dio, ritratto di un’isola

Stromboli Terra di Dio

Stromboli Terra di Dio, film neorealista di Roberto Rossellini prodotto dalla RKO e dalla Berit (Bergman-Rossellini), esce nelle sale italiane l’8 ottobre del 1950. Il film racconta la storia di Karin (Ingrid Bergman), una profuga lituana pronta a qualunque compromesso pur di uscire dal campo in cui è costretta. La donna accetta quindi di sposare Antonio, un soldato che si è invaghito di lei e che, dopo la cerimonia, la porta con sé nella propria terrà di origine. Karin accetta di seguirlo e va a vivere con lui sull’isola di Stromboli ma si rende subito conto di essere passata da una prigione a un’altra avendo come carceriere lo stesso uomo.

Antonio torna a fare il pescatore tra la sua gente per vendere quel pesce che gli consenta di guadagnare una somma di soldi tale da rimettere a posto la casa e ciò che la circonda e che è andato distrutto a causa delle frequenti eruzioni del vulcano. E’ un uomo geloso e a volte violento, legato alla terra, alla sua gente e alle usanze antiche che tanto fanno sentire distante la sua sposa. Karin cerca di adattarsi ma il suo essere diversa, come costantemente usa ripetere, la fa guardare con sospetto dalle altre donne del luogo e la fa sentire un’intrusa. Rossellini, che è sia regista che sceneggiatore della pellicola, la mostra sempre triste e silenziosa, la segue con ossessivi piano sequenza e predilige inquadrature dall’alto che la schiacciano sul fondo per evidenziarne la solitudine e lo smarrimento.

Il contrasto tra il personaggio di Karin e quello di Antonio, così come quello tra lei e le altre donne, viene continuamente evidenziato dalle scelte di luce. Il regista gioca moltissimo con i controluce e con le zone d’ombra, con gli spazi aperti sempre tanto estesi e gli spazi chiusi, piccoli e labirintici: le case, le scale, i vicoli. Karin, inoltre, si spazzola continuamente i capelli con un pettine, quasi come se volesse apparire sempre ordinata e pulita. Segno evidente della sua diversità sono i capelli lasciati liberi, al contrario delle altre donne che usano portare il capo coperto da un fazzoletto, cosa che nei paesi meridionali ancora è usanza delle donne più anziane.

STROMBOLI COM’ERA: RITRATTO NEOREALISTA

Oggi, oltre mezzo secolo dopo le riprese di questo film, Stromboli è in un luogo ricercato ed esclusivo dove trascorrere le vacanze. Nel 1948 era tutto un altro paesaggio: si arrivava sull’isola con il postale che partiva da Napoli una volta alla settimana e si viaggiava in mare per tutta la notte. Curiosando nelle tracce che la storia di questo film ha lasciato dietro di sé, apprendo che, all’epoca dei fatti di cui si racconta, l’isola non possedeva alberghi né telefoni ma solo un piccolo ufficio postale. Non c’erano servizi igienici e il regista dovette chiedere di farli portare per rendere più sostenibile il soggiorno durante la lavorazione, soprattutto per una star di Hollywood. E’ un film neorealistico nella storia ma anche nelle risorse. Quasi tutti gli attori sono non professionisti e scritturati dal regista direttamente sull’isola.

Stromboli appare deserta, non civilizzata, qualche costruzione in muratura bianca disposta quasi a casaccio accanto alle altre, qualche piccola finestrella simile a una ferita nel muro. Non vi sono tracciati sentieri né strade ma ci si muove in mezzo a una vegetazione di sterpaglie e piante grasse. Fa caldo sull’isola di Stromboli: ce lo comunica un uso meraviglioso della luce, che si riflette sui muri bianchi delle semplici e povere costruzioni. E’ un film di conflitti: la sabbia nera come nera è la montagna viva da cui proviene; il vulcano, uno dei più attivi del mondo, che sbuffa nuvole bianche; la terra incolta, disordinata; il mare a fare da cornice. Rossellini insiste lo sguardo sulla pietra, la terra, l’acqua, la polvere, le tradizioni, immagini di un mondo che oggi appare lontano, rurale, confinato nei libri di storia o in quei posti meno frequentati e diffusi dalle immagini che abitualmente i media ci consegnano e che film come questo hanno il merito di restituire alla memoria.