Bariloche: lago, trekking e alpinismo nel Rio Negro

bariloche © Davide Fracasso
Questo articolo è una tappa del viaggio di Davide in Sudamerica. Leggi l’itinerario completo qui »

A poche ore dalla magia di El Bolsón si cambia decisamente registro e si arriva nella vetrina più nota agli argentini e non, per il turismo, 12 mesi all’anno: San Carlos de Bariloche, più semplicemente detta Bariloche, una cittadina che ha costruito su sci, trekking e sport acquatici la propria fortuna – non per niente viene chiamata la Svizzera argentina.

110.000 abitanti per una cittadina che ha poco di argentino e molto di quei centri turistici ben tenuti e pronti ad accogliere centinaia di persone nei periodi di vacanza. Il nome deriva dal termine Vuriloche, parola di origine mapuche che sta a significare “popolo che abita dietro la montagna”, preso da un passaggio che il popolo primo abitante di questa terre utilizzava per attraversare le Ande. Sulle origini del nome ci sono altre curiosità:

vacanze Bariloche

© Davide Fracasso

Fondata originariamente da austriaci, tedeschi e italiani provenienti in gran parte dalla provincia di Belluno intorno al 1895, prende il proprio nome da Carlos Wiederhold, il quale aprì un piccolo negozio in prossimità dell’attuale centro cittadino dopo aver attraversato le Ande dal Cile. Nelle lettere indirizzate a lui, veniva chiamato erroneamente San Carlos invece cheDon Carlos, il che spiega il motivo per cui la città fu chiamata San Carlos de Bariloche.*

Le grandi attrazioni in loco sono il lago Nahuel Huapi e le montagne che circondano la cittadina, i monti Tronador, Cerro Catedral e Cerro López che contribuiscono a formare un paesaggio alpino che pare quasi calato fuori contesto. Bariloche in quanto centro turistico molto noto ad appassionati di montagna e sciatori è attrezzata e molto frequentata, quindi non regala particolari avventure o iniziative “fuori dal mondo”.

Ostelli abbondano, ve ne segnalo due: l’Achalay hostel, very very friendly e davvero accogliente e rilassante oltre che festoso e il Green House hostel, che offre anche la possibilità di stanze private, oltre che la strettissima vicinanza al lago.

Bariloche è un bel centro che però – a parte gli sport – non dà grandi stimoli, motivo che, oltre a una certa allergia per il turismo di massa, mi spinge a ripartire dopo 36 ore, destinazione Cile: questa volta sì un luogo decisamente fuori da ogni realtà immaginabile, l’isola di Chiloè.

*Citazione da: www.facebook.com/pages/San-Carlos-de-Bariloche/107752355914020

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