Tra Macclesfield e Manchester in cerca dei Joy Division

itinerario musicale Joy Division CC Mikey

Spaventa, allarma, scava; la rabbia del punk si stempera in melodie dai toni cupi. È la musica dei Joy Division. Un nome provocatorio, una vita breve, un album prima e uno dopo.

Prima – dell’uscita di scena di Ian Curtis, incantato dai poeti romantici e decadenti, dalla musica punk e reggae, da mostri sacri come Velvet Underground, Iggi Pop, David Bowie.

Dopo – una morte scelta che provocò un dissidio interiore per tutti quelli attorno a lui, la stessa morte che ne fece un’icona tormentata e una rockstar maledetta.

A Manchester, patria già degli Smiths, molti luoghi legati alla musica hanno catturato le note dei Joy Division. È da Macclesfield però, a 40 km dalla metropoli, che inizia questo itinerario di una giornata che consigliamo di fare in auto. Qui nacque Curtis, da qui sognava di andarsene e qui rimase per sempre. Almeno le sue spoglie. La sua anima inquieta vive ancora nella sua musica.

Il nostro itinerario inizia dalla fine, al Macclesfield Cemetary, dove Ian fu cremato il 23 maggio del 1980 e dove la moglie Debbie fece posare una piccola pietra commemorativa (la pietra che oggi vediamo risale al 2008, dopo che l’originale è stata rubata) su cui fece incidere la frase Love tears us apart.

Prima di raggiungere la casa dei coniugi Curtis, passiamo dalla Kings School in Cumberland Street. La scuola era frequentata da Ian, bravo studente appassionato di Storia, e Stephen Morris, futuro e definitivo batterista della band. Nessuno dei due all’epoca, immaginava che anni dopo, grazie ad un annuncio esposto in un negozio di dischi, il gruppo avrebbe trovato la formazione decisiva proprio con Morris.

Raggiungiamo in pochi minuti Barton Street al civico 77. In questa casa Ian Curtis scrisse meraviglie e visse l’inferno senza voler tornare indietro. Ian e Deborah Curtis traslocarono in questa casa nel 1977, poco prima dell’estate in cui il cantante e i suoi compagni, ancora lontani dall’essere i Joy Division, decisero di chiamarsi Warsaw, ispirandosi al brano di David Bowie e Brian Eno incluso in LOW. Agli inizi, quasi ogni sera, Ian si chiudeva nella sua stanza blu per scrivere avvolto dal fumo delle sigarette e dall’aroma del caffè. Eppure a distanza di soli 3 anni, scelse quelle mura come tomba. La malattia difficilmente gestibile, una depressione ormai cronica, i sensi di colpa verso la famiglia, l’opprimente tensione per le aspettative degli altri. Un buco oscuro di disperazione che fece calare il silenzio sui suoi 23 anni. Una morte inquietante, a due giorni dalla partenza per il tanto agognato tour statunitense. A un passo da Closer.
The Eternal, come una marcia funebre, potrebbe iniziare a suonare in qualsiasi momento. Alcuni anni fa, dopo l’insuccesso da parte di un gruppo di appassionati dei Joy nel raccogliere abbastanza soldi per comprare la casa di Ian e Deborah Curtis, l’imprenditore e musicista Hadar Goldman ha acquistato dal nuovo proprietario l’alloggio offrendo £ 75.000 in più rispetto al suo valore. In molti attendono il museo promesso tempo fa.

Transitiamo dirigendoci a nord in Armitt Street. All’angolo con South Park Lane troviamo una targa commemorativa che ritrae l’immagine di copertina del primo album Unknow Pleasure: qui Ian lavorò tra il ’78 e il ‘79 al Labour exange, come impiegato per il ricollocamento lavorativo dei disabili. L’ipnotica She’s lost control traduce l’esperienza della crisi epilettica di una ragazza avvenuta davanti ai suoi occhi.

Lasciamo Macclesfield e ci spostiamo a Manchester: in poco meno di un’ora arriviamo in città per visitare alcuni dei tanti luoghi che raccontano la storia dei Joy Division. The Epping Walk Bridge è uno di questi. Il ponte, che si trova sopra Princess Street in Hulme, è un must per gli amanti del gruppo: i fan tentano di ricreare la celebre fotografia, immagine iconica dei Joy Division, catturata dal fotografo di fama internazionale Kevin Cummins.

La seconda tappa è il TJ Davidson’s Rehearsal Studio, Little Peter Street, Knott Mill.
Tj si trovava vicino alla passerella per raggiungere Little Peter Street, nelle vicinanze della famosa Hacienda in Whitworth Street. Il promo video per Love Will Tear Us Apart è stato registrato qui, in un magazzino in disuso convertito in sala prove da Tony Davidson, proprietario dell’etichetta TJM Records. Come molti altri artisti della casa discografica, i Joy Division usarono regolarmente la location, che regalava l’atmosfera e l’acustica di un deposito in disuso.

Procedendo verso nord, dopo circa 1 km, arriviamo al 65 di Oxford Street, un tempo sito del
Rafters nel seminterrato, discoteca e rock club divenuto poi Music box, e del Fagins, nightclub successivamente Jilly’s RockWorld, entrambe chiusi dopo 40 anni di storia. Al Rafter, come Warsaw, il gruppo fece diversi concerti, ma l’evento più importante fu durante una sfida tra band nell’ aprile del 1978 quando, come Joy Division, la band si palesò a due figure molto importanti per il salto di qualità: Rob Gretton, futuro manager del gruppo, e Tony Wilson, presentatore televisivo e fondatore della Factory Records. Proseguendo, dopo un paio di svolte arriviamo in Peter Street al Raddison Hotel, già Lesser Free Trade Hall, dove il 20 luglio 1976 i Sex Pistols si esibirono nel concerto che cambiò il mondo.
La storia del rock quella sera proseguì su nuovi binari, quelli del punk: tra i pochi presenti – tra le 50 e le 100 persone – c’erano i futuri rivoluzionari della scena musicale, come i Buzzcocks, Morrissey degli Smiths e Mark Perry dei Fall. Tra di loro anche tre studenti e musicisti: Bernard Dicken, Peter Hook e Terry Mason, primo acerbo nucleo del gruppo. C’era anche Ian Curtis a quel concerto, pochi mesi dopo diverrà la voce della band. Come Joy Division salirono su quel palco nel luglio del 1979.

Proseguiamo il nostro itinerario musicale e dopo un paio di minuti giriamo in Mount Street per raggiungere John Dalton Street. Ora è una via piena di negozi qualunque ai nostri occhi, ma nel 1973 al civico 36 c’era la Rare Records: al piano terra si trovavano i dischi di jazz, blues e folk, mentre nel seminterrato si cercava musica pop. Chissà quanti, scendendo al piano inferiore avranno chiesto un consiglio ad un commesso venuto da Macclesfield di nome Ian Curtis.

Tomba Ian Curtis

CC Bernt Rostad

Tappa successiva è l’Electric Circus, in Collyhurst Street dove gli allora Warsaw tennero il loro concerto d’esordio nel ’77. Erano ancora alle prime armi, pronosticarne il successo era ancora difficile ma c’era già chi ne intuì l’originalità, come Sound Review. Ci dirigiamo infine in direzione Oldham Road e arriviamo al 25 di Swan Street, il Band on the Wall, ci aspetta. Nato come pub, il “George and Dragon”, si sviluppò nel più ambizioso locale jazz. Alla fine degli anni ‘70, ogni lunedì notte suonavano band locali emergenti: tra di loro anche i Joy Division, un gruppo davvero promettente.

Come arrivare: Ryan Air, Easyjet e altre compagnie low cost collegano Manchester all’Italia con voli diretti a partire da 32 € andata e ritorno.

Dove dormire: Motel One Manchester-Piccadilly, YHA Manchester.