Benin, i Tangba e il re di Abomey

Abomey, Benin CC David Bacon
Questo articolo è una tappa del viaggio di Mattia e Ileana in West Africa. Leggi l’itinerario completo qui »

Il Benin è grande un terzo dell’Italia ed è noto come patria della religione voodoo e, c’è chi dice, della malaria. Quindi preparatevi, è un pezzo d’Africa tra i più autentici, che non dimenticherete facilmente. Il Benin fu anche uno dei più potenti regni del West Africa, e così iniziamo proprio da Abomey, la capitale, in cui vive ancora il re, che abbiamo il privilegio di conoscere. Ma andiamo per gradi.

Tangba, BeninSulla strada per Abomey, ci fermiamo per una visita al villaggio Taneka vicino a Djougou. Siamo nella parte nord del paese, dove c’è la più grande catena montuosa. Qui vivono i Tangba, conosciuti impropriamente come Taneka, dal nome dei villaggi più noti, Taneka Coco e Taneka Beri. Sono considerati un popolo magico e vivono nel rispetto delle loro tradizioni e usanze, tanto che combatterono con archi e frecce per difenderle nella battaglia “del mercato di Copargo”, diventando così un esempio di lotta alla globalizzazione. Il luogo sacro per eccellenza è la grotta Varun, in cui vengo fatti sacrifici ed è predetto il futuro. I capi spirituali sono la memoria storica e religiosa del villaggio. Per chi volesse saperne di più c’è un bel libro di Marco Aime, Gli stranieri portano fortuna edito Epoché.

Arriviamo ad Abomey in taxi brousse. Ci assestiamo in un piccolo e grazioso hotel e riprendiamo fiato. Per la visita della città ci facciamo accompagnare da William, una guida simpatica, con una risata alquanto originale. Noleggiamo 4 biciclette e iniziamo il nostro giro. La principale attrattiva è il palazzo reale, ma prima ci addentriamo tra le strade della città e facciamo visita al feticheur che alle 9 di mattina ci offre una specie di grappa e ci racconta il nostro futuro. William è particolarmente attento e riverente. Ci dice di come a lui stesso i consigli del feticheur siano stati utili per prendere difficili decisioni in campo amoroso…

E rieccoci a pedalare con quel goccino di grappa in corpo di cui avremmo volentieri fatto a meno, qualche altra tappa sulle tracce del regno di Dahomay (nome del Benin fino al ’75), fino a raggiungere il palazzo del re. Dahomey fu un regno glorioso, tra i più potenti del west Africa e la città lo testimonia anche se i resti sono perlopiù radunati nel museo all’interno del palazzo.

William lascia la parola a una guida più esperta, il figlio del re che ci accompagna alla scoperta del regno. Come prima cosa ci mostra il luogo dei sacrifici e ci dice che da un po’ di tempo, dato che sono stati introdotti i diritti dell’uomo, i sacrifici sono fatti solo con gli animali… Sembra un po’ dispiaciuto. Siamo fortunati perché sua maestà ci accorda udienza e così eccoci lì a terra, donne a destra e uomini a sinistra, in una stanza alquanto spoglia, ma pur sempre al cospetto del re. La parte più interessante del palazzo sono le mura decorate da un susseguirsi di riquadrati incisi con bassorilievi che rievocano la storia del regno. Ed ecco che il principe con grande dedizione, pazienza e precisione inizia, quadratino dopo quadratino, a raccontarci tutto, ma proprio tutto, dall’inizio dei tempi. Basta poco per accorgersi che la cosa si fa lunga, siamo ancora alle prime incisioni e la pioggia inizia a cadere, fitta e continua. Ma lui non demorde e stoico, prosegue come se nulla fosse. Iniziamo a capire che si mette male. Proviamo con gentilezza a dare segno di cedimento, ma niente, siamo ancora nel vivo del racconto e la parte sulle origini mitologiche legate a un certo sasso, sono essenziali. La minuzia dei dettagli e i gesti lenti con cui sposta il fiume di acqua che gli corre sul viso, ci fanno temere il peggio. E il cedimento arriva. Uno sguardo ai quadratini che mancano, non si vede la fine e… parte la prima risata isterica. Uno di noi non riesce a tenerla, il danno è fatto, la risata attacca. Deleterio il goffo tentativo di camuffarla, si sa quanto può essere controproducente tentare di trattenere le risate isteriche… E lui va avanti, non sembra accorgersi di nulla e non vuole smettere. Bagnati fradici, siamo costretti a fingere il malore di uno di noi già un po’ influenzato. Finalmente riusciamo a districarci, il racconto del regno di Dahomey è finito. Torniamo in hotel mortificati per la figuraccia sperando di non aver offeso nessuno. Esausti ci asciughiamo e mangiamo qualcosa in hotel, nel pieno del ristoro ci raccontiamo le impressioni e gli imbarazzi del giorno ed ecco comparire William. Ci vuole vendere le riproduzioni dei bassorilievi del palazzo del re ed è pronto a raccontarci il loro significato…

La mia impressione è che la città di Abomey e il palazzo del re siano un po’ sopravvalutati, ma se si ha la fortuna di bazzicare da quelle parti è pur sempre un’esperienza originale e un pezzo di storia d’Africa.

Il viaggio continua… Nella frenetica Cotonou