La Silla, il miglior posto al mondo per guardare il cielo

Osservatorio Astronomico La Silla Osservatorio Astronomico La Silla | Foto di Eleonora Dal Prà

Si possono visitare tre zone diversissime e lontane tra loro di un paese esteso e variegato come il Cile senza intraprendere un viaggio lungo mesi? La risposta è sì, ed è ciò che abbiamo fatto io e mio papà Roberto (detto Eddone). Entrambi amiamo viaggiare ma ciò che manca – soprattutto a lui e alla maggior parte delle persone – è il tempo. Si sentono non di rado storie di itinerari meravigliosi che impegnano i protagonisti anche per un anno intero e, senza dubbio, sono le esperienze più complete e significative che si possano fare. Tuttavia, partire per un’avventura memorabile toccando mete non convenzionali in meno di un mese è possibile.

Come anticipato prima del viaggio, tutto è partito da una notizia letta da mia mamma più di un anno fa: il 2 luglio 2019 ci sarebbe stata un’eclissi di Sole totale visibile in Argentina e Cile, e l’Osservatorio Astronomico cileno di La Silla avrebbe messo in vendita duecento ingressi per assistere al fenomeno proprio dalla specola. Non che io sia mai stata un’appassionata di astronomia, però ho sempre avuto un debole per il Cile, la natura e la scienza in senso più ampio, tanto da mettermi davanti al pc ad aspettare l’orario di uscita dei biglietti per non perdere l’occasione di acquistarli, come si fa per i concerti delle rockstar.

L’evento Total Solar Eclipse 2019 organizzato dall’ESO, di conseguenza, è stato il pretesto per organizzare un viaggio con tre diverse macro-destinazioni: La Silla, a nord del Paese; l’Isola di Pasqua, situata a 3.700 chilometri a ovest delle coste del Cile e uno degli insediamenti abitati più isolati del mondo; e la Patagonia, che ci ha fatto arrivare fino all’estremo sud.

La Silla

Per raggiungere la prima tappa dell’itinerario io e mio papà siamo partiti per Santiago del Cile, da cui decollano tutti i collegamenti aerei e dove siamo tornati per proseguire verso le mete successive. La mia idea (inizialmente disapprovata da Eddone) di dormire in un hotel di fronte all’aeroporto della capitale si è rivelata la soluzione migliore: ogni volta atterravamo la sera tardi per poi ripartire con un altro volo interno la mattina seguente, e attraversare semplicemente la strada per arrivare al terminal ci ha fatto risparmiare tempo e soldi (e infatti Eddone si è ricreduto). Dunque, ci siamo spostati solo il primo giorno, quando abbiamo avuto parecchie ore libere per visitare diverse zone di Santiago con autobus e taxi.

La Silla, Deserto di Atacama

Per raggiungere La Silla, quindi, abbiamo preso un volo con destinazione l’aeroporto La Florida di La Serena. Tutte le tratte sono gestite dalla compagnia LATAM, che per ogni volo consente di portare con sé, oltre al bagaglio amano, ben due bagagli da stiva da 23 chili l’uno: un’ottima cosa per noi che, dovendo passare dalla trentina di gradi di Coquimbo e di Rapa Nui, alle temperature sottozero della regione di Magallanes, avevamo in valigia l’abbigliamento che si indossa nel corso di un anno intero.

Per essere certi di raggiungere La Silla senza rischiare di perderci l’eclissi siamo arrivati a La Serena il 30 giugno, il che ci ha permesso anche di avere un’intera giornata libera. Nota per essere una delle principali destinazioni turistiche del Paese, a parte il centro storico che si distingue per un’architettura neo-coloniale caratterizzata da balconi, piazzette e chiese in pietra, personalmente non ho trovato La Serena particolarmente meritevole di una visita. La sua fortuna è avere un mare e un cielo dai colori stupendi (ma questa è una peculiarità del Cile in generale) che noi ci siamo goduti passeggiando lungo la riva.

Osservatorio Astronomico La Silla

La Silla | Foto di Eleonora Dal Prà

La Serena, tuttavia, è stata una tappa obbligata in quanto a La Silla (che dista 130 chilometri da lì) oltre alla specola non c’è praticamente nulla. La particolarità dell’Osservatorio cileno dell’European Southern Observatory è proprio sorgere in un punto remoto e totalmente isolato, e dominare le dune rocciose del deserto dai suoi 2.400 metri di altitudine. Condizioni che, unite a notti generalmente serene, fanno di quest’area uno dei posti migliori in assoluto dove osservare le stelle. Purtroppo, nonostante ci fossimo organizzati in anticipo, non siamo stati in grado di trovare auto a noleggio disponibili, così ci siamo dovuti arrendere e affittare una macchina con autista, che ci ha aspettato fuori dall’osservatorio tutto il giorno. Una soluzione molto poco avventurosa, tuttavia necessaria per rispettare il programma dell’ESO.

Il 2 luglio siamo partiti alle 5.30 del mattino e abbiamo imboccato la Ruta 5 (Panamericana) in direzione nord, una strada a pedaggio che non accetta le carte di credito, ma solo contanti come metodo di pagamento. Né lungo il percorso, né vicino l’Osservatorio ci sono stazioni di servizio, per cui era indispensabile partire con il pieno di carburante e tenere presente la probabilità di incontrare traffico intenso. Questo perché l’eclissi ha attirato nella zona una grande quantità di turisti provenienti da ogni parte del mondo che hanno invaso l’area di La Silla cercando il posto migliore da cui assistere all’evento (e dico invaso in senso letterale, dato che per tornare abbiamo impiegato sei ore a causa di 41 chilometri coda).

Per noi con accesso all’Osservatorio, invece, il programma dell’ESO prevedeva di giungere in modo indipendente fino all’ingresso della porta principale, il Pelícano Camp, prima delle dieci (ma preferibilmente verso le otto), parcheggiare nell’area allestita appositamente e accreditarsi. La macchina organizzativa era molto efficiente con grande riguardo per la sicurezza: il bagaglio a mano e le attrezzature speciali come macchine fotografiche sono stati controllati prima di farci salire sulle navette che conducevano all’Osservatorio.

Nei documenti ricevuti via mail tempo prima era specificato che bottiglie e bicchieri di plastica usa e getta non erano ammessi; optando per una soluzione green, l’organizzazione ci ha fornito una borraccia di alluminio da riempire senza restrizioni presso i distributori d’acqua là presenti. Un braccialetto di riconoscimento con buoni pasto e drink, una crema solare e un paio di occhiali speciali per guardare l’eclissi completavano il pacchetto. Tuttavia, sapendo di dover affrontare una lunga e intensa giornata, ho preferito mettere nello zaino anche qualche barretta energetica Foodspring, che ci è tornata utile nei momenti di stanchezza e durante il viaggio di ritorno.

Dopo mezzora di navetta ecco svettare l’Osservatorio. Un posto surreale, circondato solo dal deserto roccioso e illuminato da un Sole che, piano piano, ha riscaldato la temperatura fino a sfiorare i trenta gradi. In realtà la gente all’interno dell’area era molta di più di quei duecento posti acquistabili: studenti, scienziati e diverse personalità sono state invitate ad assistere all’evento, per un totale di duemila persone. Ciononostante ogni singolo individuo ha potuto godere dello spettacolo grazie alla posizione privilegiata di La Silla che, a differenza di luoghi anche molto vicini, ha offerto una vista della totalità dell’eclissi del cento per cento.

Dopo una visita al telescopio e qualche seminario di astronomia, io e Eddone ci siamo posizionati nel punto che ci sembrava più congeniale in attesa delle 15.23, ovvero l’inizio dell’eclissi parziale. Da quel momento, i colori attorno a noi hanno cominciato a mutare cambiando il paesaggio in modo sempre nuovo: man mano che la Luna avanzava, le brillanti cromie dei raggi solari lasciavano il posto a tonalità più rossastre, creando un chiaroscuro che ha diviso le dune del deserto in modo netto l’una dall’altra, come a sembrare onde. Alle 16.39 ecco la magia: il Sole appariva completamente oscurato, cinto solo una corona di luce calda che ha dipinto quel mare roccioso dei colori dell’oceano. Due minuti scarsi di assoluto silenzio: dopo una pacata e unanime esclamazione di stupore, in quel luogo remoto è scesa una pace irreale, come a non voler disturbare lo spettacolo messo in scena dalla natura, in un rispettoso omaggio collettivo.

Eclissi totale di Sole

Eclissi totale di Sole a La Silla | Foto di Eleonora Dal Prà

Finita la totalità, e dopo un’altra ora di eclissi parziale, siamo rimasti ad aspettare il tramonto: verso le 18.30 il disco del Sole ha cominciato ad abbassarsi all’orizzonte, impiegandoci però un tempo davvero lungo prima di scomparire del tutto, mostrandoci il paesaggio in tutte le declinazioni del rosso. Sparito il Sole, il 2 luglio 2019 si è concluso con l’ultima grande sorpresa della giornata: un cielo estremamente buio illuminato dalla Via Lattea. Proprio lì, vicinissima, appena sopra le nostre teste. E noi ci siamo sdraiati per terra.