Valona-Brindisi, ritorno in Italia

Valona
Questo articolo è una tappa del viaggio di Davide nei Balcani. Leggi l’itinerario completo qui »

Eravamo rimasti alle ultime ore nella città di Valona, trafficato distretto portuale delle coste dell’Albania. Per fare ritorno in Italia, programmando il viaggio, abbiamo pensato alla traversata via traghetto per diversi motivi:

  • dare una circolarità al percorso
  • evitare di fare al ritorno migliaia di km affrontando strade già percorse
  • il fascino dell’attraversare lo Stretto di Otranto, storicamente luogo di tanti viaggi
  • le amicizie pugliesi, brindisine, sanvitesi, che ci permettono di sostare per qualche giorno nel sud Italia per ritemprarci e rilassarci.

Traghetto Albania-ItaliaDunque ci avviamo verso il porto di Valona, dove le speranze di un check-in veloce vengono abbattute completamente; difatti nonostante l’acquisto on line dei biglietti tramite le Agoudimos lines, mi viene detto che il mio foglietto stampato non vale come biglietto, ma solo come prenotazione. Siamo ad agosto e il porto trabocca di locali che stanno tornando in Italia dove lavorano e si sono costruiti una vita.

Dunque mi avventuro nella sede radente il porto della compagnia dei traghetti, e qui mi si palesa una specie di girone infernale dantesco: folla di persone strillanti e sventolanti foglietti vari, urla del tutto incomprensibili che mi fanno presagire una notevole probabilità di non prendere questo traghetto.

Dopo 10 minuti da spettatore prendo la carica e mi lancio nella calca, assistito da un compagno di viaggio: per spuntarla nella fila mi tocca imitare i più scalmanati, e urlare cercando di attirare l’attenzione. Finalmente ci riesco, e dopo altri 10 minuti spesi a trasmettere il concetto di prenotazione on line, riesco a procacciare biglietti e pass per l’auto, la merce più rara a quanto sembra per un traghetto di metà agosto. Il traghetto, auto piccola più tre passeggeri, ci era costato 240 euro; a questo vanno aggiunte le piccole tasse che spuntano fuori ovunque al momento della consegna dei preziosi tagliandi, circa 30 euro.

Forse è fatta, riusciamo a sgusciare via: in fila per entrare nel traghetto, tra mille auto di targa italiana, godiamo appieno della simpatia dei lavoratori portuali albanesi e l’allegria della situazione; non fosse per la micra che decide di non ripartire più alle soglie della dogana. Riusciamo a evitare la sventura grazie a un distinto signore albanese che compare, fa ripartire la macchina singhiozzante e si dissolve dietro a mille ringraziamenti.

Riesco a portare l’auto dentro il traghetto, e questo è già un piccolo miracolo. Orario di partenza previsto 13, orario di partenza reale 16,30: finchè c’è un buco libero il traghetto non parte, le operazioni si fanno via via più lente e nervose.

Fortuna che un sole estivo e i venditori di carte all’interno dell’imbarcazione rendono l’attesa più lieve: partiamo. E’ suggestivo notare gli sguardi di nostalgia del 90% dei passeggeri alla partenza, rivolti verso la loro terra che stanno abbandonando per almeno un altro anno, sino alla prossima estate; molteplici sono le storie di migranti che sentiamo raccontare, mentre varchiamo lo stretto di Otranto.

Lo stretto che tanti segreti e tanti corpi racchiude, quei corpi affondati nel tentativo di raggiungere una vita aperta al sogno dal loro paese all’Italia. Sei ore, e siamo a Brindisi. E’ sera, allo sbarco veniamo, come gran parte delle auto, braccati dalla polizia per controlli.

Restiamo alcuni giorni a San Vito dei Normanni (Br), altissimo Salento, tra le campagne di ulivi e il mare caldo. A Mazzaciucci, prendiamo respiro dal viaggio e lo elaboriamo, in un contesto arcaico e arcadico. Non andremmo più via da questa Puglia, dopo l’Est Europa, ma il tempo è finito: è sera, ci attende una lunga notte di viaggio fino a Milano.

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