L’altra Rio de Janeiro: vita in favela

Favelas Rio de Janeiro
Questo articolo è una tappa del viaggio di Davide in Sudamerica. Leggi l’itinerario completo qui »

Il Brasile è uno di quegli stati dove amministratori e politici riescono meno a nascondere la tremenda sproporzione di ricchezza tra i cittadini, a differenza dell’Europa dove i ghetti sono più oscurabili. In particolare nella grandi città come Rio de Janeiro, Salvador de Bahia e San Paolo anche i più rinomati luoghi turistici non possono fingere che non esistano miseria e violenza. Perché sono lì, sbattuti in faccia dalle casupole arroccate o dai bambini strafatti di colla che ti chiedono una moneta.

Da questo punto di vista Rio de Janeiro è espressione di una piaga che affligge tutto il Brasile: da un lato la bella vita dei carioca tra locali sfavillanti, auto di lusso e spiagge indimenticabili, dall’altra immense favelas a ridosso della città, che continuano per centinaia di chilometri, costituendo una massa urbana enorme e non quantificabile: chi può dire quanti milioni di persone vivono nelle favelas?

Favelas è il termine con cui vengono indicate le baraccopoli brasiliane, che nascono perlopiù fuori dal centro e non finiscono mai. Le abitazioni sono arroccate le une sulle altre e spesso sono costruite con mattoni e scarti di immondizia, di frequente le coperture sono in Eternit. Nelle favelas non è lo stato a comandare, si tratta di territori gestiti quasi sempre da narcotrafficanti che comandano a proprio piacimento e sostituiscono in toto l’amministrazione statale: danno cibo e lavoro, decidono cosa è permesso e cosa no, spesso anche chi può entrare e chi no.

Per farvi un’idea di cosa vuol dire vivere in favela vi consiglio il film capolavoro di Fernando Meirelles, Cidade de Deus, dove non si parla esattamente di una favela ma i richiami sono molto forti. Se siete a Rio non potrete non averci a che fare, perché le zone turistiche sono frequentate dai favelados, in cerca di qualche spicciolo. Inutile nasconderlo, il problema sicurezza a Rio è molto forte e i primi a farne le spese sono i carioca, molto paranoici per quanto riguarda questo versante, e si capisce il perché. Il consiglio è di non girare mai con oggetti troppo preziosi o troppi soldi.

Ma le favelas sono molto di più di un semplice problema di sicurezza o di una grande dimostrazione di quanto possano essere inique le decisioni politiche dell’uomo: sono la miniera dove nasce il Brasile più caliente e popolare, sono il bacino sterminato dove respirare il vero Brasile. Basti pensare a quante volte abbiamo sentito le storie dei calciatori più famosi al mondo, che ce l’hanno fatta – a uscirne – e conservano un legame indissolubile con le zone poverissime dove sono nati.

favelas

A Rio de Janeiro le favelas sono tantissime, tra le più conosciute ci sono Rocinha, Parada de Lucas, Maré e Turano. In previsione dei mondiali e delle olimpiadi negli ultimi tempi è riscoppiata la violenza, dovuta al fatto che il governo vuole cancellare le favelas più vicine al centro e gli abitanti non se ne vogliono andare. Come al solito, chi ci rimette sono i più poveri.

Le favelas sono diventate in modo talmente forte parte dell’immaginario associato al Brasile che tanti stranieri si sono chiesti come poterle vedere, come entrare a conoscere questa parte di Brasile. Sono due i modi per arrivarci, molto diversi tra loro per spirito e autenticità. Premessa: andarci da soli è inutile – spesso non ti fanno entrare, ti fermano – e pericoloso – una volta dentro per i fatti propri non è detto che si riesca ad uscire – quindi cancellate questa idea dalla vostra testa nel caso vi venga in mente la via più breve e più stupida.

La prima opzione – assolutamente invisa a chi scrive – sono i Favela tour, veri e propri tour turistici offerti agli stranieri negli hotel, ostelli e agenzie dove con un pulmino si viene portati in giro per una favela – di solito Rocinha – con alcune soste per scattare le foto e fare degli acquisti. Se da una parte è evidente che il tour permette almeno di vedere da sé luoghi altrimenti inaccessibili, dall’altra è chiaro quanto sia artificioso questo modo di andare. Primo perché si paga per fare un tour della povertà, secondo perché si vede ciò che i boss della favela decidono di farti vedere, terzo perché parte dei soldi dei tour vanno proprio a chi comanda in favela, narcos o trafficanti di armi che siano. E’ pur vero che alcuni tour sono fatti in modo da sostenere associazioni che si spendono all’interno delle favelas, ma il dubbio personale resta ed è forte.

paradadeluca

Il secondo modo invece riguarda il contattare direttamente un’associazione che lavora all’interno e spendere parte del proprio tempo per dare una mano o semplicemente passare dei giorni in loco giocando coi bambini, aiutando a pulire e cucinare, mettendosi in prima persona in qualche iniziativa. Questa è decisamente l’opzione che vi consiglio. Ho avuto la fortuna di incontrare l’associazione Ciacac, Centro Integrado de Apoio a Crianças e Adolescentes de Comunidades, che lavora nella favela Parada de Luca (nella foto in alto), e passare con loro alcuni giorni.

L’esperienza in favela è incredibile: devi dare un nome di riferimento per entrare, tutti conoscono tutti. Spesso capita di vedere bambini piccoli che fanno la guardia imbracciando i fucili, immagini impossibili da dimenticare. L’impatto è subito forte, perché l’immondizia e le fogne tanto volte sono a cielo aperto; ma a colpire me è stata soprattutto l’immensa vitalità della favela, con centinaia di bambini, ragazzi e persone per bene che vivono in povertà e a contatto con la violenza ma con un grande spirito. Quando impari a farti conoscere, tutto diventa famiglia e amicizia. Certo, l’equilibrio è sempre sul filo di lana, perché i morti sono all’ordine del giorno e anche gli scontri violenti per le incursioni tutt’altro che pacifiche della polizia brasiliana. Ma stare in favela è un’esperienza unica ed eccezionale, terrificante e al tempo stesso meravigliosa, ed è ineludibile per chi voglia davvero conoscere il Brasile.

Il viaggio continua… Nel cuore africano del Brasile, Salvador de Bahia