Visitare Milano sulle tracce di Leonardo da Vinci

Milano, Ultima Cena © 2014 Cristian Bianchi Photography

Quando si parla di Leonardo a Milano il pensiero va immediatamente all’Ultima cena, uno dei dipinti più conosciuti e rinomati nel mondo. Ma ci sono tantissime altre opere, tracce e testimonianze che il più grande genio di tutti i tempi ha lasciato alla città e che valgono la pena di essere visitate. Milano, più che una città turistica, è una città storica e un itinerario leonardesco può essere un ottimo spunto per visitarla da un’insolita prospettiva, tra storia, arte e scienza. Leonardo da Vinci, infatti, giunse a Milano nel 1482, a trent’anni, e operò alla corte di Ludovico il Moro inizialmente come ingegnere, esperto militare e architetto, e solo successivamente come pittore e scultore.

Santa Maria delle Grazie e il Cenacolo

Il Cenacolo è stato commissionato a Leonardo da Ludovico il Moro e si trova nel refettorio del convento della bellissima chiesa Santa Maria delle Grazie, in zona corso Magenta, uno degli esempi più alti del Rinascimento milanese (piazza Santa Maria delle Grazie, 2). Ma tenete a mente che le visite si possono fare solo su prenotazione (tel. 02 92800360 da lun. a sab. 8.00/18.30; prezzo: € 6,50 + € 1,50 di prenotazione obbligatoria). Se vi presentate senza biglietto non avete nessuna chance di entrare, anche perché si tratta del sito museale in assoluto più visitato della città, nonostante l’accesso avvenga in flussi di massimo 25 persone alla volta e nonostante il tempo di visita sia limitato a soli 15 minuti. Le ragioni di queste rigorose modalità di accesso limitato stanno nell’estrema fragilità dell’opera e nella sua particolare storia. Leonardo, infatti, invece di realizzare un affresco sull’intonaco umido, ha voluto sperimentare una tecnica pittorica innovativa per dipingere sull’intonaco asciutto, in modo da poter operare sui dettagli del grande dipinto con comodità e maggior tempo. Purtroppo, però, in questo modo il suo capolavoro non si è fissato al muro come avviene negli affreschi, e ha cominciato presto a deteriorarsi. Nel corso dei secoli si sono susseguiti numerosi restauri, l’ultimo dei quali è avvenuto nel 1999 con la rimozione delle tante ri-dipinture preesistenti per riportare alla luce la versione più vicina all’originale. È anche possibile prenotare una visita guidata sia di S. Maria delle Grazie sia dell’Ultima cena con degli accompagnatori in grado di rispondere a tutte le vostre domande e curiosità, potete farlo su www.leonardoamilano.org: ne vale la pena e potrete per esempio chiedere loro se la figura con i capelli lunghi sia la Maddalena, come da Codice da Vinci di Dan Brown. Non vedono l’ora di spiegarvi che non è così.

Il museo della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci

Terminata la prima tappa, recatevi in via San Vittore 21, a soli 300 metri da corso Magenta, al Museo della scienza e della tecnica dedicato a Leonardo (martedì/venerdì h. 9.30/17.00, sabato e festivi 9.30/18.30; prezzo: € 10; www.museoscienza.org/leonardo). Qui troverete la Galleria Leonardo, la più importante collezione di modelli storici –130 esemplari unici – costruiti a partire dallo studio e dall’interpretazione dei disegni di Leonardo da Vinci. Iniziata negli anni Cinquanta, questa galleria è stata realizzata da studiosi che in modo fedele hanno realizzato i modelli in legno, non solo delle macchine come quelle per volare o quelle belliche, ma anche degli studi della natura e i rifacimenti di opere già esistenti che riguardano soprattutto le attività milanesi. Nel weekend vengono spesso organizzati anche dei laboratori per i bambini, gli i-lab, che approfondiscono di volta in volta dei temi con esercitazioni pratiche, dalle tecniche dell’affresco al perché Leonardo scriveva da destra a sinistra. Naturalmente il museo della scienza e della tecnologia offre numerose altre attrattive oltre alle sale leonardesche, e già che ci siete potete approfittarne. L’ultima e più eclatante, negli spazi esterni, è per esempio la visita del gigantesco sottomarino Toti, lungo 46 metri, il cui lento e complicato trasporto al Museo, nel 2005, è stato oggetto dell’attenzione mediatica di tutti i giornali.

Il Castello Sforzesco

milano, castello sforzesco

CC amira_a

La terza tappa che consigliamo è una visita al Castello Sforzesco, altro monumento caratteristico imperdibile di Milano. Fu costruito da Francesco Sforza nel 1450, ma fu proprio Ludovico il Moro a richiamare nella città i più grandi artisti contemporanei per decorarlo. A Leonardo fu affidato il grande affresco sulla volta della sala “delle Asse”, dove dipinse un finto pergolato formato dai rami fioriti di sedici alberi i cui rami intrecciati formano l’emblema vinciano del nodo che forma un cerchio che inscrive una doppia croce. Al Castello, Leonardo si occupò anche di organizzare coreografie e macchinari per allietare le feste e stupire gli spettatori, come una volta che raffigurava il paradiso per una spettacolare rappresentazione teatrale nella sala Verde. Ma non ci sono più tracce di queste e altre sue attività, tra cui uno studio per realizzare un’altissima torre-osservatorio. All’interno del Castello Sforzesco, naturalmente, si possono vedere molte altre cose e ci sono svariati musei, da quello egli Egizi a quelli delle ceramiche. Ancora una volta il consiglio è di approfittare per dare un’occhiata anche alle tante altre offerte culturali. A proposito di Leonardo, sappiate anche che qui, nella Biblioteca Trivulziana, è conservato il Codice Trivulziano che tratta specialmente dell’architettura militare e religiosa, ma salvo richieste di autorizzazione per gli studiosi, quest’opera non è in genere visibile al pubblico.

Il Duomo

Dal Castello prendete via Dante e dirigetevi per la quarta tappa verso il Duomo, il simbolo della città. La sua costruzione è durata ben 400 anni e, quando Leonardo arrivò a Milano, era iniziata da circa un secolo. L’artista fu coinvolto, insieme ad altri architetti, nello studio per la realizzazione del tiburio, la costruzione poligonale che nelle chiese romaniche racchiude la cupola. Ma va detto che, anche se rimangono dei disegni relativi al tiburio di varie chiese (in particolare il Codice Ashburnham, 2037, foglio 4r), le consulenze di Leonardo non furono scelte e la costruzione del tiburio del Duomo fu realizzata seguendo il progetto di Amadeo e di Dolcebuono. Anche se perciò non rimanono tracce dirette dell’opera leonardesca, questa tappa è d’obbligo e, già che siete in zona, all’uscita potete percorrere la Galleria fino a piazza della Scala, dove si erge l’imponente statua che la città ha dedicato al grande artista, e fare un giro e una deviazione per il centro storico, magari passando anche per piazza dei Mercanti, per dirigervi verso la Pinacoteca Ambrosiana.

La Pinacoteca Ambrosiana

Qui, in Piazza Pio X, è conservato il celeberrimo Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, la più ampia raccolta di disegni e scritti di Leonardo che comprendente 1.119 fogli raccolti in 12 volumi. Inoltre, tra la vastissima collezione di dipinti come la Canestra di frutta di Caravaggio, l’Adorazione dei magi di Tiziano o La Scuola di Atene di Raffaello potete ammirare anche il Ritratto di Musico di Leonardo da Vinci. Si tratta di un’opera che rappresenta un’assoluta novità rispetto alla tradizione milanese, perché legata agli studi anatomici leonardeschi del 1487 sulla scatola cranica, con una ricerca sulla fisiognomica che riflette gli stati d’animo interiori. Il musicista è raffigurato con lo sguardo attento e la bocca semiaperta come se stesse per cantare mentre regge uno spartito dipinto con grande realismo. È la raffigurazione dell’attimo di estrema concentrazione che sfuma nell’oscuro spazio circostante. Le visite (sono possibili anche last minut ma meglio su prenotazione) comprendono due diversi percorsi, quello della Sacrestia del Bramante con i disegni del Codice Atlantico e quello della Pinacoteca, l’Aula Leonardi con il Musico e i leonardeschi e la Sala Federiciana con i disegni del Codice Atlantico (per informazioni e prenotazioni: www.ambrosiana.eu/cms/orarileonardo.html).

I Navigli

Lungo i navigli

CC Stefano

L’ultima tappa dell’itinerario leonardesco si può concludere sui Navigli, magari in orario del tardo pomeriggio quando la zona si popola di gente per il rito milanese dell’aperitivo, l’happy hour, oppure nelle ore della cena e del dopo cena. Il quartiere è infatti uno dei più movimentati e turistici, costellato di bar, ristoranti e bancarelle. Storicamente Leonardo ebbe un grande ruolo nella realizzazione di questi navigli. Contrariamente a quanto spesso si dice, non ne fu il solo autore, questi canali preesistevano anche prima. A quei tempi, infatti, la città era caratterizzata da un fitto sistema di fossati che serviva a scopo di difesa, a fornire l’acqua necessaria per gli abitanti, per le attività artigianali, ma anche per il trasporto delle merci. E fu così costruito un sistema di conche che permetteva le comunicazioni fra bacini di diverso livello. Tra il 1506 e il 1513, Leonardo studiò soprattutto la conca del naviglio di S. Marco con il progetto di allacciare il Naviglio Martesana alla cerchia interna dei Navigli attraverso due chiuse, a S. Marco e alla chiusa dell’Incoronata a Brera, in modo che la città s potesse attraversare via acqua e, in prospettiva, collegare l’Adda al Ticino. L’idea fu quella di progettare il portello inferiore, manovrabile dall’alzaia, per diminuire o aumentare la portata dell’acqua.

Va detto che dell’antico sistema dei Navigli, oggi ne restano visibili solo tre: il Naviglio Grande, quello Pavese, collegati tra loro dalla Darsena, e quello della Martesana a Nord-Est della città. Tutti gli altri vennero progressivamente coperti a partire dall’Ottocento per scomparire definitivamente negli anni Trenta quando, durante il fascismo, la copertura totale della cerchia interna fu completata in nome di una nuova città moderna e concepita per la circolazione delle autovetture. I futuristi, per esempio, osteggiarono i Navigli come simbolo di una città romantica. Al numero 23 di Corso Venezia, si può ancora oggi leggere una targa: «Questa è la casa dove nel 1905 Filippo Tommaso Marinetti fondò la rivista Poesia. Da qui il movimento futurista lanciò la sua sfida al chiaro di luna specchiato nel Naviglio».

Recentemente, però, è stata ripristinata una linea di navigazione turistica e ci sono dei progetti per la riapertura di alcuni navigli sotterranei per creare aree pedonali e riscoprire questo patrimonio storico milanese. La cosa è stata anche approvata dai milanesi attraverso un referendum cittadino del 2011. La speranza, perciò, è che nei prossimi anni altri tratti vengano scoperti, tolti al traffico e rivalorizzati nel pieno spirito leonardesco.