In Provenza, lungo la strada del vino

strada del vino Provenza jean-louis Zimmermann CC

Invitandovi a bere con moderazione e responsabilmente, come ormai si usa fare in ogni comunicazione che riguardi vino e alcolici, e soprattutto a non mettervi alla guida dopo aver bevuto, acquietata così la coscienza in modo politicamente molto corretto, possiamo a cuor leggero proporvi un itinerario provenzale alternativo – di tutt’altro spirito, potremmo dire, per chi vuol sentirsi Russel Crowe e perdersi in qualche “ottima annata”.

L’itinerario tra i Vini della Provenza, attraversa il territorio da Nord a Sud, passando dal rosso al bianco e al rosè: tutte le sfumature, per tutti i gusti e i piatti. Si snoda lungo il Rodano e comincia a Gigondas, nei dintorni di Orange, un paesino con poco meno di mille abitanti, ma conosciuto in tutto il mondo. Il suo abitante più amato è infatti il vino rosso che si produce qui. Le frastagliate e appuntite Dentelles de Montimirail sorvegliano l’abitato dall’alto dei loro 700 metri di roccia calcarea. Le vigne sono dappertutto, circondano il paese e si dispiegano ai loro piedi. Mano a mano che aumenta l’altitudine, le vigne cedono il posto a pini e querce che formano vere e proprie foreste incontaminate. Prima di dedicarsi ai piaceri della bottiglia, vale la pena contemplate il paesaggio e scattare una foto, finché siete ancora in grado di mettere a fuoco. Qui le cantine e le aziende vitivinicole abbondano. La più famosa è la Domaine de Montvac, soprattutto per l’invidiabile rapporto qualità/prezzo. Quello del costo dei vini, infatti, è un elemento da non sottovalutare. Da tempo il Vino Provenzale, prima poco considerato, gode di un revival tra gli intenditori: di conseguenza, i prezzi sono saliti, raggiungendo le quotazioni degli altri vini francesi. Il che significa non proprio a buon mercato. La Domaine de Montvac, quindi, rappresenta una felice eccezione. Ha terre anche nel comune di Vacqueyras, nelle quali produce un’altra qualità di rosso. Le sottili distinzioni tra varietà e varietà le lasciamo alla sensibilità del vostro palato e alle parole di chi vi guiderà nella degustazione: per tutto il resto, cin cin.

Asciugata la bocca, ci rimettiamo in cammino lungo il Rodano e puntiamo a Sud. Pochi chilometri ed eccoci nella zona di Avignone, la “città dei Papi”: il vino della zona non può non portare una traccia di questa pontificale presenza. Infatti il più famoso vino è lo Châteauneuf-du-Pape, prodotto nell’omonimo paese. Ovviamente, i vigneti di Avignone, già rinomati fin dai tempi degli antichi Romani, citati poi nel 500 da Gregorio di Tours, diventarono veramente famosi a partire dall’arrivo della corte papale da Roma, anche perché la corte in questione non è che si risparmiasse quanto a qualità del bere: certo, ufficialmente il vino migliore era per gli ospiti del Papa; ma è pur vero che la curia romana dell’epoca non era proprio rinomata per il rigore ascetico, almeno stando a quelle malelingue degli eretici e dei chierici vaganti… Si dice che lo stesso Papa Giovanni XXII abbia fatto piantare personalmente ettari ed ettari di vigne; ad ogni modo, per farci un’idea, è un fatto che attualmente la produzione annua del vino di Avignone è di circa 13 milioni di bottiglie. Dico: tredici milioni! Salute! Ci dev’essere dietro sicuramente una speciale benedizione. Tra le cantine più famose ci sono quelle di Château de la Gardine che meritano una visita se non altro per l’interesse paesaggistico.

Riprendiamo il cammino, meno saldi sulle gambe, di nuovo tenendo la prua a Sud, verso Arles. A due passi da St Rémy de Provence, nel comune di St Etienne du Grès, ai piedi del pittoresco massiccio de Les Alpilles, “paesaggio greco” secondo il cantore della Provenza, l’ottocentesco Frédéric Mistral, troviamo il leggendario Domaine de Trévallon. Ogni anno qua si producono (solo) 50.000 bottiglie del rosso Vin de Pays (Cabernet Sauvignon e Syrah) e per queste 50.000 bottiglie le migliori enoteche e i più cari ristoranti del mondo sono disposti a spendere fortune. Gli esperti sostengono che il vino ha acquisito la sua fama per caratteristiche anche estranee alla qualità della bevanda: basterà sapere che le etichette del vino sono state dipinte dal primo fondatore della cantina, René Dürrbach, pittore e scultore, amico di Picasso – la leggenda quindi puntualmente vuole che nell’ideazione dell’etichetta ci sia anche lo zampino del grande genio spagnolo. Ovviamente, la cantina propone anche altre scelte per altri budget, ugualmente meritevoli di un sorso.

Tra un bicchiere e l’altro, tra una deviazione e uno sbandamento, arriviamo infine nel Sud delle Bouches du Rhône, dove si producono bianchi e rosè freschi e fruttati: particolarmente apprezzati il bianco secco di Cassis, e il rosè di Bandol, due paesi lungo la costa mediterranea a Sud Est di Marsiglia, i cui vigneti sfruttano i terrazzamenti sulla costa costruiti con perizia millenaria come nella nostra Liguria.

Marsiglia invece è la patria del celebre Pastis, che non è un vino, ma un liquore. A base d’anice verde, con un accenno di liquirizia e insaporito da altre erbe provenzali (in altre versioni la ricetta prevede cannella e mezzo spicchio di vaniglia – a ogni modo la costante è il litro d’alcool a 90° gradi), è la bevanda che tradizionalmente accompagna la zuppa di pesce tipica della città, la bouillabasse; ma oggi è bevuto prevalentemente come aperitivo. Peraltro, a Marsiglia è considerato quasi come un vero rito: arriva la bottiglia e uno dice: “À moi!” – cioè “è la mia!”, e si beve il primo bicchiere. E poi comincia il giro: al quarto bicchiere dicono che le conversazioni si facciano più animate. Consigliato limitarsi alla momie, il bicchierino grande quanto un ditale: in ogni caso ricordate che la tradizione prevede che il pastis sia allungato con acqua, poi vedetevela voi…

A questo punto non ci resta che citare anche i liquori all’arancia (i celebri Grand Marnier e Cointreau), tenendo presente che gli agrumi di Mentone sono tra i più rinomati, e passare ai Cognac e all’Armagnac della vicina Guascogna; ma ci gira la testa e per fortuna lo spazio a nostra disposizione è finito e non ci sta più nemmeno il bicchiere della staffa.

Una curiosità: occhio alle bottiglie! La loro forma infatti è indicativa delle zone di produzione: la bottiglia di un Muscat dolce è più sinuosa di quella di un rosè chiaro Gris di Bandol, quella di un bianco delle Côtes-du-Rhône ha il collo più slanciato di quella di un robusto rosso di Les Baux e il rosè Côte-de-Provence è inconfondibile nel suo vetro slanciato, dalle forme maliziosamente femminili (qualcuno dice che assomiglia alla bottiglietta della CocaCola ma è come mescolare il sacro al profano!)