Burkina Faso: Gorom Gorom e Dori

Questo articolo è una tappa del viaggio di Mattia e Ileana in West Africa. Leggi l’itinerario completo qui »

Ci siamo salutati che eravamo sull’autobus che da Ouagadougu porta a Dori. Una parte essenziale in un viaggio in Africa è senza dubbio l’esperienza sui mezzi pubblici. A volte, soprattutto in questa parte d’Africa, ci vuole anche un po’ di coraggio e pazienza. Eh già perché ci si accorge ben presto di come ogni tragitto sia un’incognota. I tempi possono dilatarsi all’inverosimile dato che gli intoppi sono all’ordine del giorno tra improvvise alluvioni, gomme bucate e i continui guasti… Abbiamo già accennato a qualche informazione utile sulle compagnie e i prezzi qui, e alla possibile deviazione per raggiungere il mercato di Gorom Gorom, che si tiene ogni giovedì. E’ il mercato più bello del Burkina Faso, frequentato da tutti i principali gruppi etnici di Sahel e Sahra, ormai poco distante, ognuno con i propri costumi tradizionali.
Burkina Faso in busE qui si potrebbe fare una lunga digressione sul significato antropologico del mercato, luogo di scambio, confronto, riconoscimento dell’altro, luogo di trattative e negoziazione. Il mercato di Gorom Gorom è frequentato dalle tribù Tuareg, gli “uomini blu” con i loro turbanti indaco e il pugnale in argento finemente decorato; dai Bella, ex schiavi dei Tuareg, dai Songhai e dai Fulani, le cui donne sono meravigliosamente vestite con abiti coloratissimi e hanno elaborate pettinature impreziosite da argenti ed elementi decorativi a indicare la ricchezza della famiglia. Arrivati in città dovrete registrarvi al commissariato e pagare una tassa turistica di pochi euro e qualcosa di più per l’utilizzo di videocamera e macchina fotografica. Un consiglio è di fare comunque attenzione. Molti non gradiscono essere “immortalati” dato che non è ancora così lontana l’idea che lo scatto, l’impressione della propria immagine sulla pellicola, possa rubare l’anima. Senza contare che è anche un invito a chiedere soldi in cambio (meglio evitare di trovarsi a discutere in un mercato che raduna tutte le tribù della zona per questioni di soldi, o peggio di anima…).

Dori in sé non è granché. In effetti è solo un ottimo snodo per raggiungere il mercato e la cittadina di Bani, poco distante, che merita sicuramente una visita. Arriviamo con l’autobus che ormai è buio. Siamo distrutti dal viaggio e veniamo assaliti da una moltitudine di persone che voglio convincerci a seguirli chissà dove per ricevere la loro piccola commissione. E siamo delle prede davvero succulente considerando che di turisti non se ne vedono poi tanti da queste parti. Siamo disorientati, l’unico palo della luce è la nostra salvezza. Riusciamo a districarci, proviamo a raggiungere l’Hotel Oasis, suggerito dalla guida. Non è semplice, non capiamo bene come arrivarci e chiediamo in giro se c’è un taxi. Dopo qualche esitazione eccolo arrivare, il taxi del Sahel, un minuscolo asinello con una cariolina appresso. Noi siamo in 4 con uno zaino ciascuno. Il povero animale soffre e con gli occhi fuori dalle orbite tenta disperatamente di guadagnarsi la cena. La nostra pietà per la bestia e il tentativo di scendere, non fanno che aizzare il “tassita” che per la paura di perdere il cliente, sprona e pungola l’asinello a più non posso. Restiamo su, il tassista si calma e, più lenti che a piedi, proseguiamo.

Taxi del Sahel - Burkina FasoIl cielo è nero, qualche stella forse. Sono su un carretto, stringo lo zaino che ho sulle gambe, ballonzolo un po’, respiro l’aria che odora di mondi sconosciuti, sospiro, guardo in alto, dove sono? Non ho risposte da dare, non basterebbe dire a Dori, in Burkina che si trova in Africa a tot km da casa mia. In effetti non lo so dove sono, non lo so come vive la gente qui, cosa pensa tutti i giorni, quali i sogni e le paure. Mi è solo dato il privilegio di stare un po’ in silenzio ad ascoltare. E cerco di memorizzare i suoni talvolta invadenti, talvolta impercettibili, di un mondo distante, lontano dal mio, nel tentativo di afferrare qualcosa di impalpabile, come quando ti svegli da uno strano sogno di cui già, lo senti, ti sfuggono i contorni.

L’Hotel Oasis, tradisce le aspettative. Lonely planet parlava di stanze e bungalow con aria condizionata e bagno interno. Una soluzione economica e abbastanza confortevole. Sollecitati dal nome, la nostra speranza in un oasi nel deserto era tanta. Ma in effetti, col senno del poi, era prevedibile che non fosse così. Normalmente la guida divide hotel e ristoranti per range di prezzo (economico, medio, caro). A Dori nessuna distinzione, tre sole possibilità per dormire. Il prezzo si aggirava intorno ai 10.000/15.000 CFA pari a circa 15/20 euro a seconda del tipo di stanza che può ospitare da 2 a 4 persone (da tenere presente che tutte le informazioni risalgono al 2003). Non è neanche così economico se si pensa che per raggiungere la “reception” di sera bisogna fare una corsa perché la luce sopra l’entrata, una delle poche di tutta Dori evidentemente, attira un universo di insetti infoiati che se ne appropriano quasi totalmente. In origine l’hotel era un insediamento italiano in cui vivevano gli operai di un’azienda che lavorava a un oleodotto. Probabilmente decenni fa non era neanche troppo male, ma è stato completamente lasciato andare ed è ora in piedi per miracolo. I bungalow in prefabbricato sono delle casettine con doccia in camera, aria condizionata e a volte salottino oltre che stanza da letto. Peccato che dalla doccia escano insetti di ogni genere e dimensione, l’aria condizionata faccia un frastuono assordante, la pulizia lasci a desiderare… ti può capitare, come nel nostro caso, di rimanere chiuso dentro dato che le serrature spesso fanno cilecca. E nonostante tutto lo consiglierei! E’ comunque forse la migliore tra le tre possibilità che Dori offre. Certo un po’ di spirito di adattamento non guasta. Stravolti ci abbandoniamo sul letto. Una notte che non dimenticheremo. Il viaggio, come da programma, si preannuncia meraviglioso anche se un po’ più duro del previsto.

Il viaggio continua… Nell’incredibile Bani, dalle 7 moschee ➔