In compagnia di Pessoa, tra le vie di Lisbona

Lisbona. Belem. Lisbona. Belem. - Paulo Valdivleso

«Per il viaggiatore che vi giunge dal mare, Lisbona sorge come una bella visione da sogno, stagliata contro un cielo azzurro splendente che il sole allieta con il suo oro».

È con questo affresco che Fernando Pessoa ci introduce nella sua Lisboa, «luogo delizioso» immerso in una «regione benedetta». Come un illustre cicerone ci guida alla volta della sua amata città, segnalando «tutto ciò che vale la pena vedere».

La visita comincia risalendo il Tago: passato il Farol do Bugio, piccola torre di guardia al fiume, appare la Torre di Belém, «magnifico gioiello di pietra», mirabile esempio di architettura militare del XVI secolo. Come il Monumento alle Scoperte poco più a ovest, la Torre testimonia il ruolo cruciale di Lisbona all’epoca delle grandi esplorazioni. Oltre, «il fiume si fa stretto e si allarga fino a creare un porto naturale tra i più vasti al mondo» ed ecco che «si staglia sulla collina l’insieme degli edifici. È Lisbona». Praça do Comércio, un tempo Terreiro do Paço, rappresenta il primo sbarco in terra ferma. «Bordata da edifici di stile uniforme dagli ampi archi di pietra», è una delle più ampie piazze realizzate in Europa, «tale da offrire un’impressione di piacevolezza anche al più esigente dei turisti». Al centro si staglia per 14 metri la statua equestre di bronzo di Re José I, fusa in un unico pezzo nel 1774. Sulla parte nord della piazza, di fronte al fiume, partono le tre parallele di Rua do Ouro (via dell’oro), Rua Augusta,con il grande arco trionfale, e Rua da Prata. Pessoa sceglie di percorrere la prima e noi lo seguiamo. Si tratta di una delle arterie principali della città, dove si trovano molti orafi e gioiellieri. Attraverso l’ascensore di Santa Justa, la via porta a uno dei tanti miradouro (belvedere) che «suscitano sempre grande ammirazione».

Attraversando la Baixa, il quartiere centrale di Lisbona, Pessoa ci guida fino al cuore della città, Praça Dom Pedro IV, popolarmente nota come Rocio o Rossio, «un vasto spazio quadrangolare» con «edifici di stile Pombal», dalla caratteristica pavimentazione con motivi ondulati e sul quale affaccia il Teatro Nacional Dona Maria (ai tempi di Pessoa, T. N. Almeida Garrett). Crocevia dei leggendari tram gialli che ogni giorno affrontano ripide salite, è il Rossio «il punto giusto per scegliere il proprio albergo». E se lo dice Pessoa, ci crediamo.

A due passi dalla piazza, verso est, raggiungiamo Praça da Figueira, ai tempi in cui Pessoa scrive (1925), sede del mercato centrale di Lisbona, oggi di negozi e caffè. Più a nord, verso Praça dos Restauradores con l’omonimo monumento celebrativo, si arriva a Avenida da Liberdade, «la più bella arteria di Lisbona». Larga 90 metri e lunga 1.500, piena di alberi, statue, fontane, l’avenida «sale con una pendenza impercettibile e offre una magnifica prospettiva». Termina alla Rotonda, Praca Marques de Pombal, da cui si diramano i grandi viali che portano ai quartieri moderni. Avenida Fontes Pereira, poi Avenida República, conduce a uno dei più popolari luoghi di svago dell’epoca di Pessoa e odierna: il parco di Campo Grande dove si trovano «preziosi esemplari di alberi esotici, piante ornamentali, fiori, chioschi, biciclette a noleggio e il Lagoa dos Barcos».

Lisbona. Alfama.

Lisbona. Alfama – Davide Genco

Sorvolando sulla periferia urbana – Pessoa non ce ne vorrà – torniamo in centro e saliamo verso l’Alfama, il quartiere dei pescatori dove «il turista avrà la nozione che non può essergli data da altro luogo di come fosse Lisbona nel passato: archi, scalinate, balconi di legno, le genuine abitudini della gente». Dopo quasi un secolo, la descrizione di Pessoa è ancora attuale. Oltrepassato il Cais da Fundacio, il molo da cui partivano le navi per l’Africa, in Rua da Alfandega, Pessoa consiglia una «curiosità architettonica»: la Casa dos Bicos, ricoperta da punte di pietra simili a diamanti. Pochi metri più in là, Rua da Madalena porta alla chiesa più antica di Lisbona, la Sé Patriarcal. Nonostante i terremoti e i restauri subiti da Lisbona rendano difficile la datazione, sembra che la cattedrale sia antecedente all’epoca dei Mori. «L’interno del Sé merita una visita accurata che non dovrebbe mancare il fonte battesimale dove si suppone sia stato battezzato Sant’Antonio». Nelle vicinanze Rua da Saudade conduce al Castelo de São Jorge che domina buona parte della città.

Pessoa suggerisce luoghi legati alla cultura e all’arte: la Biblioteca Nacional, il Museu Arqueológico, il Museu Nacional de Arte Antiga e il Teatro de São Carlos «costato 166.00 escudes (36.880 sterline) e costruito sul modello dell’omonimo teatro napoletano». Non tralascia i luoghi della natura, Praça Rio de Janeiro, Museu Bocage (zoologico), Parque Eduardo VII. E ne ricorda altri dell’architettura religiosa, dalla Basilica da Estrela nel Barrio Alto, quartiere collinare con una vivace vita notturna, al Mosteiro dos Jerónimos, «il monumento più notevole che la capitale ospiti». Con quest’ultima tappa si torna al quartiere di Belém e si conclude così la visita a Lisbona in compagnia del suo più celebre estimatore, Fernando Pessoa.

Dove dormire. Con un ottimo rapporto qualità prezzo e in posizione comoda per visitare a piedi la città c’è il Masa Hotel Almirante, a pochi passi dalla stazione della metropolitana Anjo.

Come arrivare. Troverete un’ampia scelta di voli a buon prezzo dalle principali città italiane.

Per saperne di più:
Lisbona. Quello che il turista deve vedere di Fernando Pessoa – Passigli Editore