Viaggio in Australia: il deserto e Coober Pedy

Coober Pedy - Australia © Thomas Ronchetti
Questo articolo è una tappa del viaggio di Thomas in Australia. Leggi l’itinerario completo qui »

Un tramonto rosso cangiante, riflesso nelle striature multiformi e multicolori delle nuvole oziosamente distese fino all’orizzonte, accompagna la nostra cena nel van, parcheggiato in una piazzola di terra battuta, carezzata da una brezza notturna che rende insospettabilmente piacevole la prima notte nel deserto.

Sono solo le prime miglia percorse, ma la distanza dall’urbanizzazione e dalla presenza umana è intrisa in ogni sguardo che si perde fuori dai finestrini. Dopo la colazione a Pimba, un conglomerato di cinque case alle spalle dell’unica petrol station nel raggio di 200 miglia, la traversata, lungo questa striscia grigia ribollente, lungo una pianura ciotolosa che dal giallo passa al rosso tenue, si trasforma nell’ora più calda del giorno in una sauna a quattro ruote. A consolazione dei viandanti sudaticci e storditi, un panorama incontaminato tra laghi salati a distanza e carcasse di automobili e di canguro ai lati della highway, una delle quali diventa un lauto banchetto per un’aquila del deserto.

L’arrivo a Coober Pedy, tappa obbligatoria sia dal punto di vista turistico che dal punto di vista della sopravvivenza, si può condensare in un: apertura della portiera – martellata del sole – unico pensiero la ricerca dell’ombra più vicina. Ecco come un singolo albero scarno e poco ramificato si eleva ad oasi di ristoro e protezione dallo sferzare del sole, così come il van, dapprima sentito come gabbia disidratante, si trasforma in un lieto bivacco di cuscini per il recupero delle forze.

Viaggio in Australia

Unica soluzione, nonché la più gettonata dai locals: vivere sotto terra. Vista dall’alto della collina Big Winch – luogo di riprese e di raccolta del materiale del film “Mad Max” (1979) – infatti Coober Pedy si mostra come una porzione di terreno puntellata da alberi e vegetazione di arbusti affiancati da costruzioni in legno e muratura che sono usati soprattutto come magazzini o come entrate delle vere e proprie abitazioni, scavate nel sottosuolo. Non a caso la città è prettamente caratterizzata dall’attività mineraria di estrazione delle opali. Girando per le sue strade si incontrano negozi e musei dedicati all storia dell’opale e gallerie-boutique di arte aborigena.

La stessa popolazione è divisa abbastanza equamente tra bianchi e aborigeni, ennesima testimonianza della particolarità geografica e sociale della città; nonostante questo sono altresì evidenti (qui che in altre città) le contraddizioni e la diversa condizione sociale dei bianchi rispetto ai nativi australiani.

La notte ci accoglie e ci culla all’interno di una grotta, tre metri sotto terra nelle gallerie scavate – con la dinamite – e sistemate come stanzine o piazzole dai proprietari di questo campeggio underground chiamato Riba’s. Può sembrare di essere parte del set cinematografico dei Flinstones, ma assicuro che la notte è stata confortante e confortevole, senza preoccupazioni per insetti o altro, insomma un’esperienza unica da provare. In alternativa, per chi proprio non se la sente, ci sono comunque dei moderni motels nel centro della cittadina con aria condizionata e tutti i comfort, tra cui bar con divani e tavoli da biliardo (che anche noi in sincerità non disdegnamo, ma solo per una birra ghiacciata prima della buona notte).

Altre foto dell’Australia su thomasronchetti.com

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