Il difficile viaggio verso Srebrenica

Srebrenica Srebrenica, il Cimitero Memoriale

Il viaggio verso Srebrenica inizia molto prima di arrivarci. E continua anche dopo essersela lasciata alle spalle. Probabilmente, non c’è bisogno di spiegazioni su cosa rappresenti e cosa sia successo nella località vicina a questa cittadina bosniaca nel luglio del 1995. Questo viaggio è anche fatto di libri, ritagli di giornale e frammenti di vergogna collettiva, le vite troncate di ottomila persone (8372, secondo le stime ufficiali), principalmente di sesso maschile e di religione musulmana. Vennero uccise a pochi chilometri da quella che, prima della guerra, era una tranquilla cittadina di minatori, poi conosciuta per le sue terme durante l’epoca del Maresciallo Tito e della Jugoslavia.

Chi ha visitato questo municipio prima della guerra in Bosnia, durata dal ’92 al ’95, non troverà oggi che i resti malconci dell’hotel in cui un tempo i turisti si rigeneravano con le acque termali. Fra le strade silenziose di Srebrenica, il turismo è andato via, così come buona parte della popolazione. Se, prima della guerra, il municipio era a maggioranza bosgnacca (bosniaci musulmani), ora questa zona è parte della cosiddetta Republika Srpska (Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina). Formatasi dopo gli accordi di Dayton del 1995, fu una delle decisioni che mise un punto finale alla guerra, ma dividendo, a tutti gli effetti, la Bosnia Erzegovina in due entità. Nella Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, prima del conflitto, la popolazione era mista, ora è a larga maggioranza serba.

Storia di un genocidio

Nel ’93, in piena guerra, questa cittadina viene dichiarata “zona protetta” dalle Nazioni Unite. Questa etichetta, rivelatasi poi inutile, fece aumentare il numero degli abitanti, visto che molti profughi accorrevano a Srebrenica per mettersi al riparo dagli attacchi serbi. La vita precaria di questa piccola enclave viene raccontata da Emir Suljagić nel suo libro Cartolina dalla fossa.

Nonostante la presenza dei caschi blu olandesi, il massacro si avvicinava a grandi passi, proprio come l’avanzata delle milizie serbe. Dopo la caduta di tutte le cittadine vicine, nel luglio del ’95, i serbi, capeggiati da Ratko Mladić, occuparono Srebrenica mentre la sua popolazione si mise in marcia verso la base dei caschi blu olandese, nella vicina località di Potocari, sperando nella loro protezione. Qui, invece, li attendeva l’immobilità dei caschi blu, e un piano già perfettamente orchestrato da Mladić. Donne e bambine vennero deportati mentre uomini e ragazzi vennero trucidati nelle vicinanze e sepolti in fosse comuni.

Il Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia (ICTY) dell’Aia ritenne “parzialmente responsabile” i Paesi Bassi per la mancata protezione di trecento uomini che si erano rifugiati nella base. Mladić, dopo una lunga latitanza, venne infine arrestato a Belgrado nel 2011, estradato all’Aia e infine condannato all’ergastolo. Il tribunale dell’Aja ha più volte utilizzato nella sentenza quella parola che descrive ciò che accadde a Srebrenica: genocidio.

Il cimitero memoriale

Cosa resta oggi di Srebrenica? Ogni 11 luglio, i parenti degli oltre ottomila bosniaci musulmani assassinati si riuniscono nel cimitero allestito a Potocari. Ed è proprio qui, di fronte ai capannoni in cui la fine ebbe inizio che si innalzano centinaia di lapidi bianche alte e strette nel Memorijalni Centar Srebrenica – Potocari, tirato su grazie anche all’instancabile lavoro delle Madri di Srebrenica. Il numero delle stele non raggiunge ancora quello delle vittime. Il difficile lavoro dei ricercatori, raccontato nel libro Come se mangiassi pietre di Wojciech Tochman, è tuttora in corso, visto che non tutti i resti sono stati riconosciuti, né tutte le vittime identificate.

Srebrenica Memoriale

Srebrenica Memoriale | Jelle Visser su Flickr.com (CC BY 2.0)

Visitare Srebrenica e il suo memoriale è, probabilmente, uno dei tasselli per scoprire cosa successe in Bosnia una manciata di anni fa. Non è una visita per tutti, non è un tassello da mettere nel proprio curriculum di viaggiatore, magari da fare il giorno dell’anniversario del genocidio. E’ bene documentarsi e prepararsi. Per essere sicuri di poter accedere alla mostra o di essere guidati in questa visita è preferibile mettersi in contatto direttamente con il centro, via mail o telefono. Le visite guidate vengono eseguite in diverse lingue, spesso con una guida che traduce le parole di alcuni dei sopravvissuti al genocidio e alla guerra che offrono la propria storia a chi non l’ha vissuta.

Le tracce del genocidio

Negli ultimi anni, oltre a poter visitare nel cimitero, è possibile entrare nella fabbrica degli accumulatori, dove a centinaia di bosniaci musulmani venne, a tutti gli effetti, negato il soccorso. Entrare in questi padiglioni umidi e in penombra è angosciante, nonostante l’ampiezza dei capannoni industriali. Probabilmente, poco è cambiato negli ultimi vent’anni. Tuttavia, oggi, le foto e i documenti che pendono dalle pareti, pur in un silenzio freddo, documentano l’orrore di quei giorni, permesso anche dall’indifferenza della comunità internazionale.

Srebrenica, esposizione permanente sul genocidio

Nel 2017 è stato inaugurata un’esposizione permanente, intitolata Srebrenica genocide – the failure of the international community, nella zona ristrutturata dove avevano sede gli uffici dei caschi blu e allestita, per l’occasione, anche attraverso i fondi dello stesso governo olandese. Oltre a ospitare una grande quantità di oggetti e e soprattutto foto, video e testimonianze di quei giorni tragici, sono stati ricreati alcuni uffici dei caschi blu. A far venire la pelle d’oca sono dei graffiti ancora visibili e, piuttosto imbarazzanti per gli olandesi che, in alcuni casi, insultano i bosniaci. Uno dei più tristemente famosi è la scritta che recita: “No teeth…? A mustache…? Smel like shit…? Bosnian Girl!”. Il museo è aperto ogni giorno dalle 9 alle 14 e il fine settimana l’entrata è dedicata specialmente alle visite guidate.

COME ARRIVARE. Da Sarajevo è possibile affittare un’auto oppure prendere uno degli autobus che partono dalla capitale bosniaca.

DOVE DORMIRE A SREBRENICA: Hostel Srebrenica