La Rimini di Fellini: seconda parte dell’itinerario

Rimini e Fellini: Itinerario Tempio Malatestiano | Gilberto Urbinati © ARCHIVIO FOTOGRAFICO COMUNE DI RIMINI
Ti sei perso la prima parte dell’itinerario? Eccola!

Federico Fellini è stato un autore dallo stile unico e personale: un affabulatore capace di portare l’autobiografia a livelli universali e poetici, ma sempre con uno sguardo divertito sugli uomini e i loro limiti. Guardando i suoi film è quindi facile intravedere i tratti della sua personalità, le sue ossessioni e i suoi grandi amori, tra cui il cinema (e in generale il mondo dello spettacolo) e le donne. Saranno le passioni di Federico Fellini il filo conduttore di questa seconda parte del nostro itinerario.

Prima tappa: Castel Sismondo

Uno dei tormentoni felliniani è quello del circo, un file rouge artistico che ha origini lontane; per comprenderlo bisogna infatti partire da Rimini e più precisamente da Castel Sismondo (o Rocca Malatestiana), sul cui piazzale sostavano i circhi itineranti quando Federico era piccolo.

Aveva sette anni quando per la prima volta entrò in un tendone, era mattina e l’orario dello spettacolo era ben lontano, eppure sentì da subito un richiamo, un senso di appartenenza che si confermò anche dopo, durante lo show:

quella sera stessa, quando seduto sulle ginocchia di mio padre, tra le luci abbaglianti, il clangore delle trombe, i ruggiti, le urla, l’uragano sussultante degli applausi, ho visto lo spettacolo, ne sono stato folgorato; […] mi sembrò confusamente di essere atteso, che aspettassero me. Mi parve che mi riconoscessero, […] come se di colpo avessi conosciuto qualcosa che mi apparteneva da sempre e che era anche il mio futuro, il mio lavoro, la mia vita.
Federico Fellini

Un incontro folgorante e vitale, dunque, a cui ritornò spesso nei suoi film e che in particolare raccontò ne I Clowns, dedicando i primi minuti dell’opera proprio alla ricostruzione di questa sua intensa esperienza dell’infanzia.

Castel Sismondo

Castel Sismondo © ARCHIVIO FOTOGRAFICO COMUNE DI RIMINI

Seconda tappa: cinema Fulgor

Da Piazza Malatesta proseguite su Giuseppe Verdi e, camminando per qualche minuto, vi ritroverete su Corso d’Augusto, al numero 162, qui si incontra uno dei luoghi più importanti della Rimini felliniana: il cinema in cui vide il suo primo film, seduto in braccio al papà (si trattava di Maciste all’inferno, opera di Guido Brignone del 1926); un’esperienza che omaggiò anni dopo in Roma e che definì “l’ emozione estetica più forte della mia vita, un film al quale ritorno continuamente”.

Da ragazzo riuscì poi a collaborare con i proprietari del Fulgor, ottenendo ingressi gratuiti in cambio di disegni di locandine, ritratti o caricature dei divi che venivano poi esposti in vetrina, per attrarre più pubblico. E non è un caso quindi che in Amarcord siano tante le scene ambientate proprio in questo cinema, così centrale per lui e per tutti i cittadini, in cui venivano vissuti momenti collettivi dal parte dell’intera comunità, scherzi demenziali fatti insieme agli amici, ma anche le prime fantasie e scoperte sessuali (come il goffo approccio del protagonista di Amarcord alla bellissima Gradisca).
Recentemente restaurato, il Fulgor – con la sua elegante insegna in stile liberty – continua la sua lotta quotidiana contro i multisala, regalando ancora oggi alla città di Rimini e ai suoi abitanti storie e sogni provenienti da tutto il mondo.

Terza tappa: il ginnasio

Allontaniamoci un attimo da Corso d’Augusto, su cui poi torneremo, per raggiungere via Gambalunga: qui c’è il vecchio ginnasio in cui Federico Fellini studiò i classici, che tanto stimolarono la fantasia sua e di tutti i suoi amici.

A scuola si leggeva l’Iliade, mandandola a memoria. Ciascuno di noi si era identificato con un personaggio di Omero. Io ero Ulisse, stavo un poco in disparte e guardavo lontano. Titta, già corpulento, era Aiace Oileo, Mario Montanari Enea, Luigino Dolci ‘il domatore di cavalli Ettore’ e Stacchiotti ‘il piè veloce Achille’.
Federico Fellini

Il suo amico Titta, in una rara intervista (tutt’ora disponibile su Raiplay) confermò non solo il gioco fantasioso che coinvolgeva tutti gli studenti, ma anche il ruolo schivo di Federico, che da lontano aizzava il conflitto, stimolava la storia e i vari eroi/amici, ma restando in disparte, quasi preparandosi al suo futuro ruolo di autore e regista.

Della scuola racconterà poi la severità degli insegnanti, ma anche le forme di ribellione dei giovani studenti che, con estrema goliardia, sovvertivano le regole e la rigidità dell’istituto, alimentando così un senso di appartenenza al gruppo molto forte, ma creando anche ricordi indelebili, fatti di risate e scherzi ingegnosi. In Amarcord si possono riconoscere facilmente momenti ispirati a questo periodo della sua vita.

Sempre su questa via sarà possibile incrociare altri edifici importanti: la Cineteca (nonché Fondazione Federico Fellini) e la Biblioteca civica della città, dove troverete conservato un volume con la scritta autografa: “Libro di Fellini Federico Classe III Scuola Tonini scolaro del maestro Giovannini”.

Quarta tappa: monumento ai caduti

Vicino al Ginnasio c’è poi Piazza Ferrari, dove è presente il monumento ai Caduti (che in Amarcord venne citato camuffandone il nome): una scultura dei primi anni ’20 di una donna nuda piegata in avanti per abbracciare un soldato. La statua non avrebbe particolare motivo di essere ricordata se non fosse per la frase pronunciata nel già citato film, ovvero:

Questo è il monumento della Vittoria, andavamo a vederlo tutti i giorni… E io me lo sognavo anche la notte!

Quinta tappa: Palazzo Ripa

Tornando su Corso Augusto, al numero 115, troverete una delle tante case in cui visse la famiglia Fellini: Palazzo Ripa, la prima di cui lui stesso ha memoria e di cui gli restò particolarmente impressa la figura del padrone di casa, che ricordò anche in età adulta, un uomo con “l’abito blu, la bombetta blu e una gran barba bianca, come una divinità da blandire, da non irritare”.
Interessante guardare i suoi film più autobiografici prestando attenzione alle abitazioni in cui vivono i suoi personaggi: case estremamente umili ma di famiglie vivaci e oneste, dove non mancano mai i drammi ma c’è amore, aiuto reciproco e soprattutto un enorme rispetto per i genitori.

Piazza Cavour © ARCHIVIO FOTOGRAFICO COMUNE DI RIMINI

Sesta tappa: Piazza Cavour

A breve distanza si arriva poi alla centralissima e famosa Piazza Cavour, frequentemente mostrata nei film più autobiografici del regista, dove tutti gli abitanti, prima o poi, si ritrovavano tra sguardi e battute. Si tratta di uno spiazzo nato in epoca medioevale, al cui centro si trova la Fontana della Pigna (quella su cui si posa il pavone nella scena di Amarcord) e che accoglie il bellissimo Arengo: il palazzo comunale.

Settima tappa: Tempio Malatestiano e la ditta Febo

Altri cinque minuti a piedi e incontrerete il Tempio Malatesiano, un’opera di epoca rinascimentale in cui il regista si rifugiava “quando non c’era nessuno: i sedili di marmo erano freschi; le tombe, i vescovi e i cavalieri medioevali vegliavano, protettivi e un poco sinistri, nell’ombra” e proprio qui vicino, quasi di fronte, scoprirete la bottega artistica che Fellini creò insieme al pittore Demons Bonini: la ditta FeBo (il nome unisce le iniziali dei cognomi di entrambi gli artisti).

Si facevano caricature e ritrattini alle signore, anche a domicilio. Io firmavo Fellas e facevo il disegno. Bonini ci metteva il colore. La bottega stava proprio davanti al Duomo, un palazzone suggestivo.
Federico Fellini

Questa sua attività gli permise proprio di collaborare con il cinema Fulgoer e lo aiutò moltissimo anche nella sua carriera di regista, permettendogli di poter realizzare schizzi e bozzetti dei suoi personaggi o di scenografie, se non addirittura di far nascere nuovi soggetti per futuri film. Per chi fosse interessato a scoprire alcuni dei suoi disegni potrete visitare, proprio a Rimini, la fondazione a lui dedicata (in via Gambalunga, 27 – vicino al ginnasio).

Ottava tappa: la casa dell’adolescenza

Proseguendo su via IV novembre, quasi come a tornare verso il mare e avvicinandovi nuovamente alla stazione, incrocerete via Clementini n. 9, dove risiede Palazzo Dolci: l’ennesima casa in cui si trasferì la famiglia Fellini (nel febbraio 1929). Questa volta però vi restarono per un po’ di anni, almeno fino all’adolescenza di Federico e proprio qui conobbe il suo primo amore: Bianchina, una fanciulla che abitava di fronte a lui. Il suo nome tornerà spesso nelle opere giovanili di Federico: al liceo tenne una rubrica in cui raccontava le storie amorose di Cico e Bianchina e, successivamente, le riproporrà alla radio, ribattezzandola Pallina e dandole la voce della futura moglie, Giulietta Masina.

Dove mangiare. Dopo una giornata a camminare per il centro di Rimini, suggeriamo di regalarvi un ultimo momento di pura magia con una cena presso l’Osteria Brodo di Giuggiole, vicino a Piazza Cavour: un piccolo ristorante in cui potrete provare alcuni fantastici piatti della cucina locale.

Dove dormire. Per la notte potete provare il centralissimo DuoMo Hotel, curato nei dettagli e con uno stile moderno. Per chi invece preferisse soluzioni più storiche, in linea con l’architettura della città, la soluzione più particolare è il Bed & Breakfast Casa Mancini: vi sembrerà di vivere in una casa nobiliare riminese!

*Tutte le citazioni di Fellini riportate nell’articolo sono prese dal suo libro La mia Rimini