La Rimini di Fellini: prima parte dell’itinerario

Rimini Fellini - itinerario Grand Hotel Rimini in un disegno di Fellini | Archivio fotografico Comune di Rimini ©

Rimini è una dimensione della memoria.
Federico Fellini

Nel 1920, proprio agli albori dell’avvento del fascismo, nasce a Rimini uno dei registi più significativi del cinema italiano e non solo: Federico Fellini. Sin da piccolo mostrò interesse e attitudine per la narrazione e l’arte visiva, alimentando negli anni un talento che lo avrebbero portato ad affermarsi sempre di più – a Roma – nell’editoria, poi nella radio e infine nel cinema.

Nonostante il suo grande amore per la capitale, non mancarono gli omaggi, più o meno espliciti, alla sua città natale, tra quelli diretti possiamo citare i film Amarcord, Roma e I Clowns, mentre più sottili, ma comunque presenti, sono i riferimenti ne I Vitelloni. In nessuno di questi titoli però è possibile ritrovare un solo fotogramma che immortali la vera Rimini: tutto venne girato in altri luoghi o ricostruito a Cinecittà, proprio per evitare collegamenti espliciti a fatti o persone, a conferma della volontà del regista di ricreare la Rimini della sua memoria, senza sentirsi vincolato a obblighi di realismo o fedeltà storica. Tuttavia, soprattutto nel noto capolavoro sulla sua giovinezza, non è difficile riconoscere i riferimenti a posti realmente esisti e vissuti dall’autore.

Iniziamo allora questo primo viaggio nel paese natale, tra i sogni, le follie e le grandi partenze che hanno segnato la vita di Fellini.

Prima tappa: il molo

Federico amava profondamente il mare, eppure non aveva mai imparato a nuotare e da ragazzo era così magro che si vergognava a mettersi il costume (gli amici lo chiamavano Gandhi!), per questo lo osservava sempre da lontano, anche d’estate, mentre tutti si tuffavano e giocavano, senza di lui, lasciandolo solo ai margini della spiaggia a fantasticare su tutto e tutti. I ricordi e le emozioni degli anni riminesi furono evidentemente così intensi che li riportò spesso nei suoi film e il mare divenne un suo modo di raccontare lo stato emotivo dei suoi personaggi, con momenti carichi di simbolismo e poesia, mentre la spiaggia e i suoi lidi diventarono spesso lo sfondo di giochi tra amici, corteggiamenti, luoghi di allegria o di drammatiche e improvvise rivelazioni.

Ne sono un esempio le scene de I vitelloni, un film che si apre proprio durante una festa di fine estate sul lido e che poi mostra questo stesso gruppo di amici scanzonati seduti sul molo, in pieno inverno, mentre il mare è burrascoso, senza dirsi nulla, condividendo nel silenzio una certa e inspiegabile tristezza.

Rimini è un pastrocchio, confuso, pauroso, tenero, con questo grande respiro, questo vuoto aperto del mare; lì la nostalgia si fa più limpida, specie il mare d’inverno, le creste bianche, il gran vento, come l’ho visto la prima volta.
Federico Fellini

Seconda tappa: il Grand Hotel

A circa dieci minuti dal molo si arriva al Grand Hotel, lo spiazzo davanti è stato ribattezzato in nome del regista riminese, diventando Piazzale Fellini. Si tratta di un albergo del 1908, che sin da subito richiamò una clientela di facoltosi turisti stranieri, attratti sia dal clima che dai servizi offerti dalla struttura. Agli occhi della popolazione era il luogo del lusso e delle fantasie più incredibili. Lo stesso autore, nel libro La mia Rimini, lo descrisse così:

Il Grand Hotel era la favola della ricchezza, del lusso, dello sfarzo orientale. Quando le descrizioni nei romanzi che leggevo non erano abbastanza stimolanti da suscitare, nella mia immaginazione, scenari suggestivi, tiravo fuori il Grand Hotel, come certi scalcinati teatrini che adoperano lo stesso fondale per tutte le situazioni. Delitti, rapimenti, notti di folle amore, riscatti, suicidi, il giardino dei supplizi, la dea Kalí: tutto avveniva al Grand Hotel.
Federico Fellini

Un intero capitolo del film Amarcord è dedicato proprio a questo albergo: fu qui che fece nascere la leggenda della “Gradisca”, la bellissima donna desiderata da tutto il paese che si offrì a un principe, ospite dell’hotel, dicendogli maliziosamente “Gradisca…”.

Fellini era talmente affascinato da questo luogo che, appena ne ebbe la possibilità, iniziò a soggiornarvi, prendendo stanza fissa presso la suite 316 e fu proprio qui che, nell’estate del 1993, fu colpito da un forte ictus, dal quale non si riprese mai del tutto e che lo condusse, mesi dopo, alla morte.

L’importanza del Gran Hotel per Rimini è tale da essere stato dichiarato monumento nazionale nel 1984 e infatti il suo valore non è solo legato al cinema, ma anche artistico e architettonico: si tratta di un enorme edificio in stile liberty, arricchito al suo interno da suggestivi arredi francesi e veneziani e un bellissimo giardino esotico.

Il molo di Rimini

Il molo | By Sarahhoa(CC BY)

Terza tappa: la prima casa

Con un’altra passeggiata di circa dieci minuti, sempre risalendo verso il centro della città, è possibile arrivare in viale Dardanelli, al numero 10. La casa rosa che vi troverete è quella in cui nacque Federico Fellini, anche se non più nella sua veste originale.

Quarta tappa: la stazione

Nei film di Fellini non è raro vedere treni e stazioni, luoghi di partenze e nuovi inizi. Ne I vitelloni il riferimento autobiografico è talmente forte da aver spinto il regista a doppiare Moraldo mentre, nella scena finale, dice addio al piccolo Guido e si allontana su un treno dalla sua città. Impossibile non guardare la stazione di Rimini senza pensare al momento in cui partì per Roma e, appena diciottenne, la guardò scomparire per la prima volta. Impossibile non immaginarlo bambino, vicino ai binari, a guardare i volti dei viaggiatori affacciati ai finestrini e a fantasticare storie e avventure di posti lontani. È allora impossibile venire a Rimini senza passare da questo luogo, così significativo per la biografia e cinematografia del nostro autore.

Quinta tappa: Borgo San Giuliano

Dalla stazione si può arrivare, attraversando il fiume Marecchia, in uno dei posti più caratteristici della città e tra i più cari a Federico: Borgo San Giuliano, un mondo a sé stante fatto di vicoli e piccole case di pescatori di epoca tardo medioevale. Oggi è un quartiere vivace e multicolore, pieno di artisti che hanno reso omaggio a Fellini, impreziosendo le case con murales ispirati al regista romagnolo e ai suoi film.

Purtroppo la scelta di non girare mai nulla nella sua città natale, rendono difficile trovare riferimenti diretti al Borgo, tuttavia il film in cui è più facile riconoscerne le atmosfere è sicuramente I Clowns: nella prima parte infatti ricostruisce il suo primo incontro di bambino con il circo e inizia a raccontare il parallelismo tra quei clowns e alcuni personaggi di paese, particolarmente osceni o deliranti. È proprio in questo capitolo che si intravedono vie, edifici e scene di vita quotidiana, che tanto richiamano il mondo di questo caratteristico “quartiere-oltre-il-ponte”.

Un mese particolarmente adatto per venire a visitarlo è settembre, durante la Festa de Borg: un evento biennale durante il quale l’intero borgo si trasforma, rendendo ancora più magica e accogliente l’atmosfera, riempiendosi di spettacoli circensi, concerti e ottimo street food!
Si tratta di una festa nata nel 1979 per rivendicare la forte identità di questa zona periferica di Rimini, in contrasto con lo stile di vita più “nobile” e raffinato del centro storico.

Borgo San Giacomo

Borgo San Giacomo | Gilberto Urbinati © ARCHIVIO FOTOGRAFICO COMUNE DI RIMINI

Sesta tappa: il Ponte di Tiberio

Il punto di congiunzione tra le due anime della città è Ponte di Tiberio: un’opera architettonica di epoca romana. Pare sia stato salvato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale grazie a un generale tedesco e resiste tutt’oggi, intatto, da ormai duemila anni. Proprio su questo ponte venne girata la scena di Amarcord in cui viene ricordata la gara delle Mille Miglia: una corsa automobilistica nata nel 1924 e che partiva da Brescia, passava per Rimini e arrivava fino alla capitale.

Settima tappa: Chiesa di Santa Maria dei Servi

Appena oltrepassato il Ponte di Tiberio si incontra la Chiesa dei Servi, un edificio alto e senza finestre, che era noto agli abitanti per la sua temperatura gelida! Fellini raccontò poi una delle storie leggendarie con protagonista Bedassi che per scommessa vi restò a dormire una notte intera dentro al confessionale, risvegliato solo al mattino dagli scossoni del sacrestano. Non è difficile allora immaginarselo qui, da ragazzo, mentre ride con i suoi amici durante la messa o mentre si fa beffe del prete durante la confessione, proprio come avviene in Amarcord.

Ottava tappa: il cimitero civico

A chiudere questa lunga giornata tra la vita, i ricordi e le opere del grande regista riminese, c’è il luogo del suo approdo: il cimitero della città, dove fu sepolto insieme alla moglie. Non è nel centro città, per cui bisognerà organizzarsi per raggiungerlo, ma una volta arrivati non sarà affatto difficile individuare la tomba, perché a segnalarla – e a rendergli omaggio – troverete un’opera di Arnaldo Pomodoro, dal titolo La grande prua, così descritta dall’artista stesso:

La prua della nave sembra tagliare un percorso ideale attraverso la terra, l’acqua, l’aria: rappresenta dunque per me la grandezza e la gloria stessa dell’opera di Fellini, che, aldilà della vita, continua a percorrere il tempo, la storia, l’esperienza sensibile umana.
Arnaldo Pomodoro

monumento Pomodoro per Fellini

La grande prua di Pomodoro | Gilberto Urbinati © ARCHIVIO FOTOGRAFICO COMUNE DI RIMINI

Dove dormire a Rimini. Per la notte, a meno che non possiate permettervi il Grand Hotel (e a quel punto, tentate di prendere la suite del “maestro”), il Borgo è l’alternativa più particolare che vi farà sentire parte di una comunità unica e vivace! Purtroppo (o per fortuna), trattandosi di un ex quartiere di pescatori, non c’è spazio per gli alberghi e l’unico modo per soggiornarvi è quello di affittare una stanza. Tra le abitazioni che più rispettano lo stile del borgo annoveriamo La dimora del Pataca, Casa Fellini e Cà Tabachera, in omaggio al procace personaggio femminile di Amarcord.

Dove mangiare a Rimini. Il consiglio per chiudere la serata è quello di passarla in un ristorante del borgo, dove l’atmosfera fa davvero la differenza. Unico limite: gli spazi stretti! In questo quartiere non è affatto difficile trovare un posto dove mangiare piatti tipici ed è quasi impossibile restare delusi dai ristoratori romagnoli, detto questo però la nostra preferenza va all’Osteria de Borg, in via Forzieri 12: un luogo caratteristico e molto accogliente, che rende onore alla grande cucina locale. Il consiglio però è quello di prenotare il tavolo, il rischio è di non riuscire a trovare posto.

Venerdì 17 maggio uscirà la seconda parte dell’itinerario felliniano di Rimini. Seguiteci su Facebook per essere aggiornati sulle pubblicazioni!

*Tutte le citazioni di Fellini riportate nell’articolo sono prese dal suo libro “La mia Rimini”