Il viaggio in Europa di Victor Frankenstein

Mer de glace - Monte Bianco Mer de glace - Monte Bianco

Ginevra, tre secoli fa. È qui che comincia la vicenda del “moderno Prometeo”, il dottor Frankenstein. Ed è da qui che partiamo per ripercorrere le tappe principali della vita del protagonista del romanzo di Mary Shelley. Non spenderò parole per riassumere il contenuto, tanto meno per dare un parere critico su un classico della letteratura. Mi limiterò ad avvertirvi che l’articolo contiene informazioni rilevanti sulla trama ripercorrendone i momenti salienti, al fine di suggerire un itinerario in Europa a chi è in cerca di uno spunto romantico per un viaggio, da accompagnare, perché no, alla lettura/rilettura di questo grande classico che proprio di questi tempi merita di tornare a dire la sua.

Il viaggio in Europa di Frankenstein


La prima parte della storia di Victor Frankenstein si sviluppa tra Ginevra e Belrive (Collonge-Bellerive), sulle sponde occidentali all’estremità meridionale del lago Lemano, a circa sei chilometri dalla città. Qui cresce e si diletta insieme alla sua famiglia, al suo grande amore, Elisabeth, e all’amico Clerval. Poi è il turno di Ingolstadt, una città tedesca fervente, bella, sede tra l’altro dell’Audi Forum, dove frequenta l’università e realizza l’abominevole impresa.

Se Belrive è location della luminosa infanzia di Victor, dove dà spazio per la prima volta alla sua spiccata e insaziabile curiosità legata ai misteriosi meccanismi della natura; Ingolstadt è il luogo in cui Victor diventa il brillante dottor Frankenstein, che incontro dopo incontro, cimitero dopo cimitero, raccoglie nozioni e pezzi necessari a realizzare la più grande impresa scientifica che uomo abbia mai compiuto. Quindi se vi chiedete quale sia la città natale del famigerato “mostro” del romanzo di Mary Shelley, è proprio Ingolstadt.

Fu in una cupa notte di novembre che vidi il coronamento delle mie fatiche. In preda a un’ansia mortale, raccolsi intorno a me gli strumenti della vita per infonderne una scintilla nella cosa inanimata che giaceva ai miei piedi. Era già l’una del mattino. La pioggia batteva lugubre contro i vetri e la mia candela era quasi del tutto consumata quando, nel tenue bagliore della luce morente, vidi spalancarsi gli occhi torbidi e giallastri della creatura;
Victor Frankenstein

Plainpalais, location Frankenstein

Plainpalais | By Patrick Nouhailler (CC BY-SA)

Fugge terrorizzato, logorato nella salute dal pensiero di quello che lui stesso ha creato, viene raggiunto dall’amico d’infanzia che ignaro di quel che realmente turba Victor, propone un giro a piedi nei dintorni della città. Dopo un paio di settimane tornano a Ginevra, il fratellino di Victor è stato misteriosamente assassinato. È notte, le porte della città sono chiuse, dormono nel villaggio vicino di Sécheron. Victor insonne non resiste, vuole andare sul luogo del delitto, un terribile presentimento lo assilla. Attraversa in barca il lago e raggiunge Plainpalais. Impervia un terribile temporale e nell’oscurità Victor intravede la creatura. La insegue, la trova aggrappata alle scoscese rocce del monte Salève.

Chi poteva fermare qualcuno capace di scalare con tanta facilità le pareti a picco del monte Salève?
Victor Frankenstein

La rincontrerà a Chamonix, luogo che ha caratterizzato la felice infanzia di Victor. Ci va per cercare sollievo dal senso di colpa e dalla disperazione d’aver dato vita alla sua stessa rovina.

Io ero diventato un relitto, ma quei paesaggi eterni e selvaggi erano rimasti immutati. […] Tutto in quei luoghi portava la traccia di una forza che sembrava parlare il linguaggio stesso dell’onnipotente. […] I castelli in rovina sospesi a precipizio sui dirupi di monti coperti di pini, l’Arve che ruggiva impetuoso a fondovalle e i casolari che spuntavano tra gli alberi, davano vita a uno spettacolo di singolare bellezza. E, a rendere ancora più sublime il paesaggio, c’erano sullo sfondo le Alpi possenti, le cui bianche e scintillanti piramidi svettavano sopra ogni cosa, quasi appartenessero a un altro mondo: quasi fossero la dimora di un’altra razza di esseri viventi.
Victor Frankenstein

Esplora la valle a piedi, decide di raggiungere l’impervia cima di Montanvert (Montenvers), nella più profonda solitudine cerca un contatto intimo con una natura magnifica e ostile. Allontanatosi il più possibile dalla civiltà umana, raggiunto il limite, attraversa il grande mare di ghiaccio, il secondo più importante ghiacciaio delle Alpi. Oggi ci si arriva in 20 minuti di salita a bordo di un trenino rosso, ma all’epoca era tutta un’altra storia.

Ed è in questo magnifico scenario che incontra il suo acerrimo nemico cui darà, titubante, l’opportunità di raccontare la propria esperienza di vita e sostenere le proprie ragioni. Convinto dalla creatura a creargli una compagna con cui possa condividere un’esistenza innocua lontana dall’umanità che lo ripudia, Victor va in cerca di un luogo remoto per tentare di replicare l’impresa. Accompagnato dall’ignaro Clerval, parte da Ginevra, raggiunge Strasburgo e intraprende un viaggio in battello lungo il Reno, passando da Rotterdam, Mennheim, Magonza.

Più in là, il corso del Reno diventa molto più pittoresco. Il fiume scende rapido, serpeggiando fra colline basse ma scoscese, dalle splendide forme. Vedemmo castelli in rovina appoggiati sull’orlo di alti precipizi e circondati da boschi ombrosi e impenetrabili.
Victor Frankenstein

Valle del Reno, location Frankenstein

Valle del Reno, Germania

Il viaggio prosegue verso Colonia e le pianure olandesi, abbandonano il battello per la diligenza e, raggiunta Rotterdam, si imbarcano per l’Inghilterra. Si stabiliscono a Londra per qualche mese. Poi è il turno di Winsdor e Oxford.

Gli edifici universitari sono antichi e pittoreschi, le strade hanno qualcosa di sfarzoso, e il grazioso fiume Isis, che costeggia le mura scorrendo tra verdi campi rigogliosi, si apre formando una sorta di grande lago dalle acque tranquille che, circondato da alberi secolari, riflette la maestosa architettura di torri, cupole e guglie.
Victor Frankenstein

Insaziabili continuano per Matlock, Derby, trascorrono due mesi tra le contee storiche di Cumberland e Westmorland. Poi via verso Edimburgo, Coupar e St. Andrew’s. Fiancheggiando le rive del Tay arrivano a Perth.

Victor, che non ha dimenticato la promessa fatta alla creatura, lascia l’amico e prosegue da solo verso la Scozia, alla ricerca di un angolo in cui nascondersi per replicare l’abominevole impresa. Individua nella più remota delle isole Orcadi, il necessario isolamento.

Era il posto ideale per un simile lavoro: poco più che una grossa roccia, dalle coste impervie e continuamente battute dal mare. Il suolo era brullo, a malapena sufficiente per far pascolare qualche mucca striminzita e per coltivare quel po’ di avena che serviva a sfamare gli abitanti dell’isola: cinque persone in tutto.
Victor Frankenstein

Tenta. È quasi sul punto di concludere l’opera. Ci ripensa. Viene colto in fragrante dalla creatura che nell’ombra non lo ha mai lasciato un attimo, lo ha sempre seguito nel suo peregrinare. Lo minaccia e gli giura vendetta. Disperato Victor scappa, prende una piccola barca a vela e si trova a vagare alla deriva, ormai sfinito e rassegnato alla fine, approda inaspettatamente sulle coste d’Irlanda (non ci è dato sapere il luogo esatto). Proprio lì, da poco si è consumato un nuovo omicidio di cui lui stesso viene accusato, quello dell’amico Clerval. Scagionato dalla legge, ma condannato dalla sua stessa coscienza, parte col padre per Le Havre, e passando per Parigi rientra a Ginevra. Qui incontra finalmente l’amata Elisabeth, ormai promessa sposa. Convolano a nozze, probabilmente nella Cattedrale di San Pietro. E ripartono per un ennesimo viaggio, questa volta di nozze. L’obiettivo è raggiungere l’Italia, prima tappa Evian (Évian-les-Bains).

Le Alpi, in quel punto, arrivano quasi a ridosso del lago. Ci accostammo per godere lo spettacolo di quell’anfiteatro di monti che ne forma il confine orientale, e scorgemmo la guglia del campanile di Evian scintillare tra i boschi.
Victor Frankenstein

Ma in Italia non ci arriveranno. Evian è la prima e ultima tappa del viaggio di nozze. La minaccia della creatura di privare Victor di tutti i suoi cari, si corona con l’assassinio della moglie. Victor torna in fretta e furia a Ginevra.

Noi invece ci fermiamo qui, ad Évian les Bains. Questo ambizioso itinerario – che venga realmente ripercorso per intero o meno – in compagnia del Frankenstein di Mary Shelley, è l’occasione per un viaggio dentro la nostra Europa. Una parentesi per tornare a riflettere sul concetto di responsabilità e sulle conseguenze di atteggiamenti dettati da paura e diffidenza. A trasformare la creatura in mostro è Victor stesso insieme alle brave persone che non sono state in grado di andare oltre, rifiutando e isolando chi cercava un’opportunità di convivenza. Il lungo viaggio che nel libro conduce al più completo annientamento di entrambi i protagonisti, può trasformarsi per noi in un’occasione di ripensamento e messa in discussione.

Évian les Bains, location Frankenstein

Évian les Bains, Francia

Per chi si chiedesse come prosegue il viaggio di Victor: instancabile insegue per mesi la creatura al fine di vendicarsi lungo il corso tortuoso del Rodano, raggiunge il Mediterraneo e poi il mar Nero, e ancora le “terre selvagge dei tartari” e poi via “attraverso le sconfinate steppe della Russia” fino ai ghiacci polari del Nord, oltre la terra ferma, dove c’è solo il mare che romba minaccioso sotto la coltre ghiacciata. Finché il ghiaccio si apre sotto di lui. Viene raccolto da un veliero in panne, ma la fine ormai è prossima. E se a voi va di proseguire il viaggio fino ai confini del mondo, non saremo di certo noi a sconsigliarvelo.