Roma in 4 giorni: l’anima popolare della capitale (4di4)

Cosa vedere a Roma Foto di Stefano Corso (CC)

Le grandi trasformazioni sociali ed economiche attraversate da Roma nel corso della sua storia, non sono riuscite a modificare completamente l’animo della città. Si è miracolosamente conservata una buona dose di cultura popolare, tradizioni, costumi, usanze e luoghi che risalgono alla notte dei tempi. L’abilità e rapidità nel sintetizzare in romanesco con una fulminante battuta, persone, fatti, cose è proverbiale. Giuseppe Bernieri, Gioachino Belli, Trilussa, il pacioso Aldo Fabrizi, hanno lasciato memorabili sonetti, veri e propri affreschi di costume, qualche volta irriverenti come questo, famoso del Belli:

Iddio nun vò ch’er Papa piji moje
pe nun mette a sto monno antri papetti:
sinnò ali Cardinali, poveretti,
je resterebbe un cazzo da riccoje.

Roma in 4 giorni

Foto di Stefano Corso (CC)

Divertente la storia della “statua parlante” di Pasquino, storia che inizia nel 1508 quando gli studenti di architettura cominciarono a mettere al collo della statua cartelli satirici. La tradizione si è mantenuta vivissima per tutta la durata del potere temporale dei papi, finendo nel 1870 con la fine del potere stesso. In certe occasioni la statua di Pasquino, posta dietro piazza Navona, riprende a parlare. Feroce un verso comparso nel 1938 in occasione della visita di Hitler a Roma. La città fu temporaneamente ritoccata per impressionare favorevolmente l’ospite. Ma era tutto fumo. Ricordiamo che prima di essere dittatore, Hitler era stato imbianchino, quindi i romani scrissero:

Povera Roma mia de travertino
te sei vestita tutta de cartone
pe’ fatte rimira’ da ‘n imbianchino.

Nel caso la poesia abbia stuzzicato l’appetito, due passi fino a piazza del Fico per sedersi “da Francesco” una osteria con cucina dove si mangia, si beve e si chiacchiera anche all’aperto.

Le radici più popolari della città affondano nella “Festa de noantri” (di noi altri), manifestazione fra il sacro e il profano che si svolge a Trastevere. La leggenda dice che a metà del cinquecento un gruppetto di pescatori ritrovò nel Tevere una statua in legno della Madonna, dalle bellissime sembianze, che fu messa in salvo nella chiesa di Sant’Agata. Ogni anno il sabato dopo il 16 luglio, la processione della “Madonna Fiumarola” rievoca quell’avvenimento attraversando tutte le strette strade del quartiere che torna, così, a ritrovare per pochi giorni il suo antico sapore. Compaiono bancarelle e mercatini, artisti di strada, manifestazioni, fuochi d’artificio, le tavolate si allungano all’aperto e l’allegria regna sovrana. Però il quartiere ha ormai decisamente assunto una caratteristica multi etnica ed è diventato il ritrovo della Roma by night e un po’ snob, sempre caciarona ma non più autentica. Più facile apprezzare il fascino unico dei vicoli trasteverini nell’atmosfera tranquilla delle prime ore del mattino o della domenica.

Scomparse le osterie, le trattorie, gli antichi mestieri, sono rimasti pochi i legami con la romanità tradizionale. Fra questi occupa un posto di rilievo lo storico cabaret-ristorante “Il puff” in via Zanazzo, autentico trampolino di lancio per moltissimi personaggi dello spettacolo come Montesano, Gabriella Ferri, Gullotta e altri. Da oltre 40 anni è la casa di Lando Fiorini che sarà in scena fino all’estate del 2011 con lo spettacolo “Sfracelli d’Italia”. Buona cucina e divertimento assicurati.

A pochi minuti si incontra il ristorante “La taverna de’ Mercanti“, in un piacevole palazzetto del seicento, antica casa padronale con annessi magazzini per le merci che arrivavano a Roma risalendo il vicino Tevere. Sempre affollato di turisti. Consuetudine vuole che si dia un rapido saluto ai due maggiori poeti romaneschi, Gioacchino Belli e Trilussa (anagramma del suo vero cognome, Salustri) onorati a Trastevere da due monumenti. La curiosità porta alla basilica di Santa Maria in Trastevere fondata nel III secolo, una delle più antiche chiese del mondo. La tradizione – leggenda? realtà? – perpetua il racconto di un avvenimento miracoloso: nello stesso giorno della nascita di Gesù a Betlemme, nella piazza zampillò una fonte di olio quale… contemporaneo annuncio. Quel punto benedetto, o magico, è ancor oggi segnato con una pietra rotonda vicino all’altare. La basilica è anche conosciuta come Santa Maria Fons Olei.

Prima di lasciare Trastevere un rapido sguardo alla Casa della Fornarina, dove Raffaello visse un intenso ma sfortunato amore con la sua modella e amante, figlia di panettieri senesi, chiamata appunto “La Fornarina”. Il quadro dipinto in suo onore dal maestro urbinate è presso la Galleria d’Arte Antica a Roma. Il nome autentico della Fornarina potrebbe essere Margherita Luti, ma la cosa è di secondaria importanza. La relazione fra Raffaello e Margherita fece bollare quest’ultima come “donna perduta”, siamo nel 1518, ma non è tutto: Raffaello in punto di morte, per guadagnarsi la divina assoluzione, la cacciò quasi ripudiandola! Insigne Maestro sì, ma gentiluomo no! Quattro mesi dopo la morte dell’artista la povera Fornarina/Margherita si chiuse nel convento di Santa Apollonia in attesa del giorno del giudizio.

roma, cosa vedere

Foto di Stefano Corso (CC)

Da Trastevere con una piacevole camminata si possono risalire le pendici del Gianicolo che sovrasta il quartiere appena lasciato. Il Gianicolo ha una strana peculiarità: è un colle di 80 metri ma non è mai stato considerato facente parte dei famosi sette colli di Roma di storica memoria. Durante la lunga passeggiata si incontra l’interessantissimo Orto Botanico che ospita più di 7000 specie vegetali e floreali proveniente da ogni parte del mondo. Sequoie e orchidee ne sono il vanto. Arrivati in cima si godono ottime vedute di tutta la città e il suo parco, con i lunghi viali alberati e le molte statue, è sempre un luogo molto frequentato dagli innamorati. Il centro del Gianicolo è piazza Garibaldi che ospita una imponente statua equestre dedicata al condottiero. Alla base è incisa la sua famosa frase “O Roma o morte”; poco oltre, un secondo monumento ospita le spoglie della moglie Anita. La curiosità del Gianicolo è… alle ore 12. Sì, proprio a mezzogiorno in punto quando il cannone posto sotto la statua di Garibaldi, spara a salve comunicando a tutta la città l’ora ufficiale. Nelle calde mattinate di agosto e di domenica, quando Roma sonnecchia, si può udire il suo tuono dall’altra parte della città. Il rito fu instaurato da Pio IX con il solo scopo di mettere d’accordo tutte le campane di Roma che avevano preso la bella abitudine di battere le ore in base alle decisioni dei singoli sacrestani! Un orologio universale ante litteram. Oggi, invece, l’orario ufficiale arriva dal Campidoglio. Come sono cambiati i tempi: una volta l’orario ufficiale era quello del Papa, adesso è quello del Sindaco….

Per chiudere un consiglio per la visita d’obbligo al Colosseo. In mancanza della consigliatissima prenotazione la fila per entrare può essere anche di un paio d’ore, ma le soluzioni all’italiana sono già pronte. Eccole. Prima soluzione: comperare i biglietti al vicinissimo Palatino e visitare per primo il monumento che si desidera, tutto con il medesimo biglietto da 9 €uro. Seconda soluzione: sorpassare le fila nella corsia affiancata e presentarsi al botteghino delle visite guidate per gruppi (8 lingue) oppure noleggiare – allo stesso botteghino – una audio guida per 4 €. Così facendo la fila rimane dietro e chi ha seguito il consiglio davanti… Ricordarsi che per gli under 18 e gli over 65 anni il tutto è gratuito. Perché non approfittarne?