Roma in 4 giorni: tra curiosità e buona tavola (3di4)

cosa vedere a Roma in 4 giorni Foto di Stefano Corso (CC)

Andare a zonzo in una città come Roma, alla ricerca dei posti meno frequentati, non è impresa facile, ma ci proviamo. Iniziamo dal cuore popolare della città, piazza di Campo de’ Fiori una meta da non perdere. Da quasi 150 anni la piazza è sede di un pittoresco mercato che con i suoi tendoni fa quasi scomparire una bella statua in bronzo eretta in onore del filosofo Giordano Bruno, arso sul rogo con l’accusa di eresia. Ora è un punto di ritrovo per la movida notturna. Come cambiano le valutazioni…

Al numero 23 della piazza si può far felice il proprio palato gustando la vera cucina romana al ristorante “La carbonara”, che ha alle spalle un secolo di tradizione culinaria; da assaggiare un antico piatto popolare come la pasta e broccoli con brodo di arzilla. L’arzilla è la traduzione romanesca di razza, pesce di poco sapore e quindi, allora, poco costoso, che veniva insaporito con i classici broccoli romani. Straordinaria.

Fatti pochi passi s’incontra una salumeria che da oltre cent’anni serve i buongustai di Roma, la “Antica Norcineria Viola”. Qui c’è da leccarsi i baffi con coppa, salsicce a punta di coltello, capicollo, sopressata. Resistiamo alla tentazione e camminiamo per qualche minuto per arrivare in piazza Farnese dove il protagonista assoluto è l’omonimo Palazzo Farnese, il più elegante esempio di architettura rinascimentale romana del cinquecento. Michelangelo contribuì al risultato artistico. Qui è di casa anche il melodramma: Tosca uccise il poliziotto papalino Scarpia… Il palazzo è in affitto a una cifra simbolica ancora per i prossimi 25 anni all’Ambasciata di Francia.

Ci lasciamo alle spalle questo gioiello per andare alla scoperta di una autentica chicca, gelosamente nascosta in Piazza di Ferro, il Palazzo Spada. Un sontuoso palazzo del 1500 modificato dal Borromini, dove hanno sede il Museo Spada e il Consiglio di Stato. L’aspetto straordinario di grande curiosità è l’androne di accesso al palazzo. Qui Borromini ha creato un autentico capolavoro, un tromp-l’oeil prospettico che dà l’impressione di essere in presenza di un lungo colonnato, stimabile di 37 metri, che porta in un cortile dove si erge una maestosa statua a grandezza naturale. In realtà il colonnato è di soli nove metri circa e le colonne sono otto! La grande illusione ottica si basa sulla convergenza dei piani del colonnato che confluiscono verso un unico punto di fuga. Le colonne sono di altezza decrescente, il pavimento di mosaico è in leggera salita e la statua è di soli 60 centimetri! Per realizzare quest’opera l’artista chiese un determinante aiuto ad un insigne matematico dell’epoca. L’incontro di due geni.

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Foto di Verbunkos (CC)

Rimaniamo sempre in questa  parte meno turistica della città, il Rione Regola, per passeggiare in una delle via più armoniche ed eleganti come via Giulia, in onore di Papa Giulio II. Ha mantenuto l’aspetto aristocratico conferitole dal progetto originario del Bramante e le boutiques dei molti antiquari testimoniano ancor oggi il legame con l’arte in tutte le sue espressioni. Lungo il suo chilometro, via Giulia accoglie una decina di chiese ed altrettanti signorili palazzi del 600 e 700, dimore della antica nobiltà romana. Da vedere la basilica minore di San Giovanni Battista dei Fiorentini, perché in questa zona si concentrava la numerosa colonia costituita prevalentemente da banchieri provenienti da Firenze. Due curiosità riguardanti questa chiesa: qui è sepolto il marchese Onofrio del Grillo (che ispirò il celebre e divertente film di Sordi), la seconda è che possono entrare anche gli animali. Una stridente sorpresa è il Museo Criminologico che espone la divisa di Mastro Titta, boia dello stato pontificio autore, forse suo malgrado, di oltre 500 esecuzioni…

Lasciata la parte elegante e discreta di Roma, ci dirigiamo verso l’Aventino, il colle più vicino al Tevere. Un tempo rione di mercanti, ha conservato l’anima genuina espressa con la tradizionale cucina romana. Il punto più rappresentativo e pittoresco è il Testaccio, una altura artificiale di una cinquantina di metri formata grazie ai pezzi di anfora provenienti dall’allora vicino porto fluviale di Roma, Ripa Grande. Le navi risalivano il Tevere da Ostia con anfore in terracotta, contenenti olio, vino e granaglie. Una volta svuotate dovevano essere buttate in quanto il materiale stesso dell’anfora aveva assorbito i sapori della merce trasportata e non potevano più essere riciclate. Butta oggi e butta domani, si sono accumulati oltre venti milioni di pezzi di coccio!

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Foto di Stefano Corso (CC)

A questo punto è quasi d’obbligo assaggiare qualche piatto una volta considerato povero, in uno dei caratteristici locali – come “Da Checchino 1887” – che mantengono la tradizione. Qui c’era il mattatoio, e l’usanza era quella di dare il “quinto quarto”, le parti meno nobili come le frattaglie, ai lavoratori come integrazione della paga. Rigatoni alla pajata (intestino tenue di giovin vitello da latte), trippa, coda di bue alla vaccinara, cervella ed animelle fritte, sono straordinari esempi della povera ma sostanziosa cucina popolare romana. Lo stomaco deve essere robusto… Una eredità parzialmente riconducibile alla lunga sottomissione al potere papale che aveva rigidamente bandito tutti i piatti ricercati. Per chi volesse un secondo peccato di gola, magari per aiutare la digestione, e concedersi una stupenda “grattachecca” alla frutta, si fermi al “Chiosco Testaccio” in via Branca. Esperienza pluridecennale, risultato garantito. Elementi caratteristici dell’Aventino sono le grandiose Terme di Caracalla che potevano ospitare fino a sei/ottomila persone per volta, la Piramide Cestia, monumento funebre di oltre 2000 anni or sono costruito in meno di un anno, il Cimitero Acattolico dove riposano poeti inglesi e Antonio Gramsci. Per terminare con le piccole curiosità dell’Aventino, facciamo visita alla villa del Priorato, sede del Sovrano Militare Ordine di Malta, che dal 1869 gode di extraterritorialità. Guardando attraverso il buco della serratura del portone d’ingresso si ammira una inusuale ed eccezionale prospettiva della Basilica di San Pietro incorniciata alla fine di un viale alberato; sembra che la Basilica sia in un giardino… Effetto straordinario.

Lasciamo alle spalle le mura aureliane (oggi occupate da rom…) per la Basilica di San Paolo fuori le Mura, una delle quattro basiliche papali di Roma. Le dimensioni sono colossali (130metri x 65) appena di poco inferiori a San Pietro. Ospita sotto l’altare maggiore la tomba di San Paolo. Purtroppo un furioso incendio nel 1823 devastò quasi completamente la basilica originale per cui si rese necessaria una lunghissima opera di ricostruzione che avrebbe dovuto rispettare la pianta primitiva. Una particolarità di questa stupefacente opera è data dai bellissimi mosaici che ornano la facciata, proprio al di sopra del colonnato: sono datati attorno al 1850 e non fanno rimpiangere i più antichi che risalivano al X secolo.

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