Skopje e Ohrid, i due volti della Macedonia (FYROM)

Skopje e Ohrid, Macedonia (FYROM) Ohrid
Questo articolo è una tappa del viaggio di Davide nei Balcani. Leggi l’itinerario completo qui »

Sofia – Skopje è un tratto di strada breve e distensivo. Tra stradine e superstrade non impiegherete più di quattro ore per arrivare, qualcosa in più tenendo conto della sosta alla tranquilla frontiera di passaggio tra Bulgaria e Macedonia. Lo stato macedone, ufficialmente ribattezzato FYROM (Former Yugoslav Republic of Macedonia) per problemi politici con la Grecia, è unico e stravagante.

E’ un piccolo e giovane stato, formatosi dopo lo smembramento dell’ex Yugoslavia senza che fosse versata una goccia di sangue, che si divide tra le prospettive di giovinezza e una storia che le attribuisce fama onore e imperi sotto l’egida di Alessandro Magno. Una storia che si riflette sul presente così radicamente da creare una forte ostilità verso lo stato greco, non benevolo con la Repubblica di Macedonia tant’è che quest’ultima ha dovuto cambiare addirittura l’iniziale bandiera per volontà della Grecia.

Una disputa storica, che com’è immaginabile non può che determinare il presente. Arriviamo a Skopje: il primo impatto è perdersi in auto dentro la non troppo grande capitale che però regala una segnaletica stradale non proprio cristallina. Impieghiamo quindi tanto a trovare l’ostello che abbiamo scelto, ispirati dal nome e da alcune immagini viste in internet: Art Hostel (nella foto a destra), a 10 minuti a piedi dai corsi centrali, un luogo tra il freak e lo squat però molto accogliente, consigliato in particolare per i “non-ossessionati” da ordine e pulizia.

Macedonia - art-hostel SkopjePassiamo due giorni nella capitale macedone, tra lunghe e calme passeggiate lungo le poche vie del centro, una visita al castello sulle alture,  perdendoci nelle viette del quartiere turco, un po’ il fiore all’occhiello della città. Di sera Skopje prende vita, nuovi locali spuntano come funghi e lungo il fiume si scatena una vera e propria movida. Ultima annotazione: qui si mangia tanto e bene e si spende poco.

Ripartiamo verso Ohrid, che prende il nome dal lago che unisce le sponde di Macedonia e Albania. Dopo qualche ora attraverso stradine di montagne arriviamo nella cittadina, mediamente affollata di visitatori. Qui troviamo ad attenderci lo splendido lago, dove immergersi e godersi la quiete possibile di alcuni angoli veramente unici.

Soggiorniamo in un ostello, il Sunny Lake Hostel, e facciamo centro: uno spettacolo, tutto ciò che un ostello dovrebbe offrire, riassumibile in allegria e semplicità.

Le giornate di Ohrid, previste due diventate tre con il desiderio di non partire più come succede in quei posti dove dopo poche ore senti già aria di casa, trascorrono meravigliose tra sole, lago, immersioni nell’acqua dolce e passeggiate tra chiesette e abbazie.

L’ultimo giorno la dedichiamo ad una gita in barca, che assume i contorni epici della tragicommedia. Ci affidiamo a ‘The Captain’, una guida macedone che si ispira neanche troppo vagamente a Jim Morrison in fattezze e dissoluzione, uno di quei personaggi che si stampano indelebili nelle tue impressioni e ti divertono, oltre che sorprenderti pasteggiando amabilmente con della rakija.

Gitarella in una barca dalle dimensioni sommamente piccine con altre sette persone: cinque olandesi, un catalano e una russa con i quali condividiamo un ritorno da ‘come nei migliori film’: difatti si alza il vento, e ci troviamo al ritorno in mezzo a delle onde niente male, con la piccola scialuppa che inizia a imbarcare acqua e ad affondare. Tutti al lavoro per evitare il peggio, e un finale a lieto fine con la barchetta che tenta e centra un attracco di fortuna a diversi km dal paese. Ritorniamo in bus.

Dopo migliaia di km e un percorso a tratti duro, queste giornate a Ohrid ci restituiscono (se escludiamo il quasi naufragio) una dimensione ludica e sociale notevoli: ripartire diventa infatti una scomoda pratica fatta di tanti saluti, soprattutto ai ‘brothers’ che gestiscono l’ostello, e lasciamo un pezzettino dei nostri affetti in questo incantevole paesino sperduto in uno stato piuttosto surreale.

Non facciamo in tempo a ripartire, e dopo pochi km ecco l’ultimo stato del nostro itinerario. Il cartello recita: mirëpritur në Shqipëri (benvenuti in Albania).

Il viaggio nei Balcani continua… A Tirana in Albania