Venezia, week end nel segno della Biennale

Biennale Venezia CC Francesca Papa

Ci sono infinite ragioni per andare (e ritornare) a Venezia, lo sappiamo tutti. Concentriamoci solo su una, valida fino al 27 novembre: la 54ª Esposizione Internazionale d’Arte – brevemente detta “La Biennale“, quest’anno curata da Bice Curiger col titolo “ILLUMInazioni” (il gioco di parole ovviamente è voluto).

Anche se non vi interessate precisamente di arte contemporanea, anche se faticate a trovare un senso profondo nei celebri “tagli” di Fontana o ancora non avete digerito l’orinale di Duchamp, o anche se temete di sentirvi come Alberto Sordi ne Le vacanze intelligenti, l’evento risulta divertente e pittoresco per la singolare e unica combinazione di costume, mondanità, ricerca culturale, eleganza, forse anche parecchio snobismo, eccentricità, denuncia sociale e impegno civile. Ai più sognatori tutto questo fermento e il via vai multicolore che ne consegue rievoca i fasti perduti della Serenissima dei Dogi mecenati e la spensieratezza incosciente dei carnevali perenni della nobiltà; ai venditori di souvenir fa fregare le mani di soddisfazione; ai veneziani doc fa rizzare i capelli, come fosse l’ennesima invasione barbarica subita dalla città (“Gh’avemo i ladri in cà”, pare commentino i vecchi al vedere le orde di turisti accampati in Piazza San Marco – almeno così mi confidava il taxista). Sta a te scegliere se essere uno dei tanti che passa, fotografa e riparte, o uno dei pochi che si ferma a scoprire angoli più nascosti, come in una caccia a tesori artistici, contemporanei e non, sparsi per calli e sestieri, fondamente e sotoporteghi.

Primo giorno: i Padiglioni e l’Arsenale

ore 10Ore 10. Il consiglio è di alzarsi di buon’ora, fare un’abbondante colazione, vestirsi comodi e dedicare l’intera mattinata ai padiglioni dei Giardini. La Biennale infatti è articolata in due grandi spazi: i padiglioni dei Giardini e l’Arsenale. I “Giardini” in questione sono quelli pubblici compresi tra Riva dei Sette Martiri, Viale Trieste e Via Garibaldi, nel Sestiere di Castello: li ha creati Napoleone nel 1807, come segno dei nuovi tempi moderni, francesi ed europei, su un’area che nei secoli della Serenissima era periferia abitata da pescatori, merlettaie e impiraperle, la popolare “Motta di Sant’Antonio”. Tenete presente che di quest’area sono stati riservati alla Biennale quasi tre quarti che sono quindi visitabili solo durante l’Esposizione. Gli edifici che ospitano gli artisti sono stati costruiti a partire dal 1907, ogni volta su progetto degli architetti più rappresentativi nel panorama contemporaneo, cosicché anche solo girare tra i padiglioni è come entrare materialmente in un manuale di storia dell’architettura dell’ultimo secolo. Quest’anno, dopo la doverosa e patriottica tappa al Padiglione Centrale (ex Padiglione Italia, primo padiglione della prima esposizione del 1895!) – dove, oltre all’opera che ha vinto il “Leone d’argento per un promettente giovane artista di ILLUMInazioni”, la pepita d’oro di Haroon Mirza, trovate tre Tintoretto compresi nel prezzo, mentre dalle travi del soffitto vi tengono d’occhio interi stormi di piccioni in vetroresina (ma gli animalisti sostengono siano animali imbalsamati) del beffardo Maurizio Cattelan – potete girovagare per le altre stazioni di questo pellegrinaggio artistico e sostare ad esempio davanti alla macchina metafisica di Christian Boltanski, nel padiglione della Francia; riflettere sulla libertà di espressione (e sulla sua repressione) con le opere custodite nel padiglione Danimarca; scoprire il progetto ospitato nel padiglione della Polonia che con la regista Yael Bartana, artista israeliana, ci racconta l’attività del Movimento per il Rinascimento Ebraico in Polonia; ammirare, tra le opere di Marcus Schinwald, l’eleganza austera delle linee essenziali del padiglione Austria (una delle ultime opere di Josef Hoffmann, il maestro della “Secessione”); inoltrarsi nella caverna di domopak realizzata per la Svizzera col titolo Crystal of Resistance da Thomas Hirschhorn. Ma il bello è lasciarsi guidare dal caso, dalla curiosità improvvisa, da un assembramento di folla repentino: ogni edificio è un mondo a sé. L’importante è non mancare di rendere poi il dovuto omaggio al “Leone d’Oro per la migliore Partecipazione nazionale”, il Padiglione della Germania, curato da Christoph Schlingensief.

ore 13Ore 13. Avrete più o meno impiegato tutta la mattinata tra padiglioni e starete svenendo dalla fame. All’interno dei Giardini ci sono dei punti ristoro, ma state attenti che nei giorni di maggior afflusso sono letteralmente presi d’assedio: la fila per un panino può durare un’ora! Il vero consiglio è di arrivare con il vostro pranzo al sacco. È anche più economico, sempre tenendo presente che un panino comprato da un fornaio a Venezia costa comunque più di quanto meriterebbe. Se ce la fate a resistere ai crampi allo stomaco, i punti ristoro all’interno dell’Arsenale sono meno affollati – ma i prezzi gli stessi. Qui potete trovare tra l’altro, scorci più pittoreschi sulla laguna settentrionale per un picnic che appaghi anche l’occhio.

ore 14Ore 14. Con lo stesso biglietto dei padiglioni, avete accesso all’area dell’Arsenale – l’enorme cuore militare della Venezia dei Dogi, che ormai non batte più ed è tristemente in disuso: un’area al cui recupero contribuisce in parte la Fondazione Biennale usando il fabbricato delle vecchie Corderie come spazio espositivo. Basterebbero le Corderie da sole per giustificare una visita: sono stanzoni enormi, lunghissimi, in cui veniva intrecciato il sartiame che avrebbe tenuto insieme le galee e i velieri della Serenissima; ma tutto il complesso è un formidabile labirinto di magazzini, cortili, approdi, mura di cinta affacciate sulla laguna: smarritevi con serenità e ripassate la storia di Venezia, che è stata tutta costruita là dentro. Tappa obbligata: l’opera di Christian Marclay Clock, che ha vinto il “Leone d’oro per il miglior artista di ILLUMInazioni”, riflessione poetica sullo scorrere del Tempo, eccezionale lavoro di montaggio di tutte le scene di film in cui compaia un orologio, unite in un’unica sequenza di 24 ore, proiettato in modo tale che l’ora segnata dagli orologi sullo schermo corrisponda a quella in cui lo spettatore guarda la scena. Ha la forza dell’immediatezza e il fascino della cura maniacale del dettaglio: impossibile non fermarsi per guardare l’ora… Poi una sosta al Bacino delle Gaggiandre, progettato pare da Jacopo Sansovino, a sbirciare i vari taxiboat che approdano scaricando i vip di turno.

ore 19Ore 19. È finita: ce l’avete fatta. La Biennale chiude, vi siete meritati la cena. Ora, saprete bene quanto sia rischioso per il portafoglio cenare a Venezia: il consiglio che danno tutti è di radunare le forze e andare nella Venezia “de Ultra”, al di là del Canal Grande, nei sestieri di Santa Croce, San Polo e Dorsoduro. Le comitive invece pare conoscano solo la Venezia “de Citra”: i ristoratori si adeguano di conseguenza. Viaggiatore avvisato… Potete trovare qualche consiglio in più nell’articolo mangiare a Venenzia.

Secondo giorno: gli Eventi Collaterali della Biennale

week end alla Biennale

CC Jean-Pierre Dalbéra

ore 10Ore 10. Colazione abbondante, c’è da camminare tutto il giorno. Suggerimenti random, tanto per rendere l’idea della eterogeneità degli stimoli proposti: nella Basilica di San Giorgio, nella scenografica Isola di San Giorgio Maggiore, è ospitato Anish Kapoor, con il suo impalpabile “Ascension”, una colonna di fumo e luce che collega cielo e terra e accende riflessioni filosofiche su immaterialità, esistenza, spirito e concretezza; nella Nuova Scuola Grande di Santa Maria della Misericordia, un meraviglioso angolo veneziano fuori dalle mete classiche, Jan Fabre “aggiorna” Michelangelo con la sua “Pietas” postmoderna; a Punta della Dogana, rivelata a nuova bellezza dal restauro di Tadao Ando, si scopre l’immaginario di Thomas Houseago; a Palazzo Grassi ci si perde tra i pezzi della collezione di Francois Pinault; e infine ecco le opere contemporanee della Fondazione Prada, nella fantastica Ca’ Corner della Regina – avete ben 37 alternative per comporre il vostro itinerario tra gli eventi e davvero si può passare un’intera giornata scarpinando da un capo all’altro delle 200 isolette che compongono la Serenissima. Prevedete scarpe comode: l’abito per il vernissage lo terrete da parte per un’altra occasione.

ore 13Ore 13 – e oltre. Organizzate il giro in modo tale da trovarvi nella Venezia “de Ultra” quando il vostro stomaco batte il mezzodì, è la zona dell’Università Cà Foscari e i prezzi si adeguano alle tasche vuote degli studenti; e tenete invece le tappe “de Citra” per il pomeriggio, così poi siete anche più vicini alla Stazione (o a Piazzale Roma, se siete venuti in auto e avete trovato il coraggio di pagare il parcheggio per due giorni – calcolate circa 25€ al giorno). Un avvertimento: gli ultimi treni per le principali città italiane misteriosamente partono attorno alle 19.30 – calcolate bene i tempi se non volete trovarvi a correre, per concludere in bellezza.

Info utili. Aperta fino al 27 novembre, dalle 10.00 alle 18.00; chiuso il Lunedì. Il sito ufficiale della Biennale fornisce tutte le informazioni necessarie a organizzare la visita. Se presentate il biglietto Trenitalia, avrete uno sconto per l’ingresso.
Se poi volete arrivare preparati, Rai5 ha realizzato un pregevole servizio, a cura di Michela Moro.
Tenete presente inoltre che dal 10 al 16 ottobre a Venenzia c’è il 41° Festival Internazionale del Teatro.

Dove dormire. Venezia è una città cara, si sà, ma qualche soluzione a buon mercato la si può sempre trovare. Ci sono infatti ostelli come l’Youth Venice Hostelers Home e la Santa Margherita Guest House; oppure soluzioni un po’ più care come l’Hotel Al Vagon e la Foresteria Fondazione Levi.