48 ore a Belgrado sulla via per la Transilvania

Questo articolo è una tappa del viaggio di Davide nei Balcani. Leggi l’itinerario completo qui »

Sarajevo – Belgrado in auto richiede non più di 5 ore, percorrendo la lunga statale bosniaca, per poi ritrovarsi sull’autostrada che velocemente ti trascina nella capitale serba. Una delle cose da annotare è che da giugno 2010 non è più necessario il passaporto, per i cittadini comunitari, per entrare nel paese.

Arrivare in auto a Belgrado è veloce quanto ardito: difatti si viene subito sbalzati nel traffico più caotico possibile, e i sensi unici e le chiusure attorno al centro della città non aiutano. Consiglio: prendere informazioni sui pochi posti dove è possibile lasciare l’auto, dopodiché dimenticatevi del mezzo, la città si gira a piedi, coi mezzi pubblici se volete addentrarvi nelle periferie, un po’ grigie e non proprio accoglienti, o anche prendendo un taxi, prezzi molto bassi.

La capitale del giovane stato serbo è più da vivere che da vedere: la caotica ordinarietà delle ore diurne lascia il passo alle mille lucette della notte, soprattutto delle viuzze centrali, della Skadarska, la via turisticamente bohèmien della città, e dei barconi lungo il Danubio, che offrono le più svariate musiche: pop, rock, reggae, soul, jazz.

48 ore a BelgradoDi giorno passeggiamo attraverso le lunghe vie del centro che spingono verso le periferie, che ti portano al Parlamento come al museo che ricorda Tito, il padre della repubblica yugoslava, fulcro per spiegare le tensioni presenti tutt’ora nei Balcani. Il museo è nascosto, è lontano dai palazzi più in vista, è malinconico, lo troviamo chiuso. Un passaggio consigliato è per la fortezza di Kalemegdan (nella foto di Nicolò Scacchi, in alto) da dove si vede una Belgrado inedita, quasi contraria in atmosfere a tutto il resto.

Le due notti le passiamo all’ostello Chillton 2, in pieno centro, un rifugio al quinto piano che pare una via di mezzo tra un locale rock e le casupole dei puffi, uno spazio accogliente con uno staff veramente lodevole, che oltre il benvenuto a base di rakija si mette a disposizione per qualsiasi dritta, dal ristorantino economico che fa solo carne ai locali agli angolini più suggestivi.

Al di là di previsioni e bizzarri timori, è stata accogliente, la capitale serba. E’ ora di ripartire, destinazione lontana, di nome fa Transilvania.

Il viaggio nell’Europa dell’Est continua… In Romania