L’altra Romagna: 5 borghi vicino a Rimini

Borghi di Romagna San Leo | Massimiliano Calamelli

Se pensando alla Romagna vengono in mente la costa adriatica, i suoi lidi, le vacanze sotto gli ombrelloni tutti in fila, è nell’entroterra che si scoprono attrazioni e paesaggi alternativi a quelli del più comune immaginario vacanziero. Splendide colline, e sopra di esse un susseguirsi di borghi tra Emilia Romagna e Marche, alcuni dai nomi noti (spicca Gradara), altri meno conosciuti, ma tutti con il tratto comune della ricchezza di storia, arte, tradizioni.

E se già il centro di Rimini offre passeggiate tra vicoli e testimonianze storiche importanti, dall’Arco di Augusto al ponte di Tiberio al malatestiano Castel Sismondo, la provincia riminese ospita diversi borghi medievali, che vale sicuramente la pena visitare, sia con brevi gite durante una vacanza al mare, sia scegliendo un itinerario di alcuni giorni tra natura, castelli, antiche leggende e storie di alchimia, senza dimenticare l’enogastronomia, fiore all’occhiello della zona.

Ecco una scelta di cinque tra i borghi più belli del riminese.

1. Santarcangelo di Romagna

Cominciamo dal borgo più vicino alla costa. Dieci chilometri a nord di Rimini, nel primo entroterra, sorge Santarcangelo di Romagna, noto a molti per l’importante Festival di teatro che dal 1971 vi si celebra durante l’estate, animando la città con una settimana di spettacoli, musica, eventi artistici e festaioli. Nominata Città d’Arte nel 1984, Santarcangelo sorge sul lieve Colle Giove, dove dall’anno 1000 circa si sviluppò attorno alla Rocca Malatestiana, fulcro del centro storico e della sua rete di vicoli e piazzette.

Santarcangelo di Romagna, Pieve di San Michele

La Pieve di San Michele Arcangelo | Claudio Mussoni

Vicoli che invitano a perdersi tra edifici storici, palazzi nobiliari, case borghigiane, scorci spesso fioriti, negozietti artigianali, botteghe artistiche e di tipicità alimentari. La passeggiata nel borgo merita una sosta nei luoghi più caratteristici a partire dall’arco trionfale eretto dalla cittadinanza nel ‘700 in onore del concittadino Papa Clemente XIV; e quindi: Torre del Campanone, Porta Cervese, Piazza delle Monache, Chiesa Collegiata, Pieve di San Michele. Una particolarità è la fitta rete di grotte tufacee delle quali alcune visitabili: incantevoli strutture architettoniche, vero e proprio labirinto sotto il centro storico, la cui origine è tutt’ora avvolta nel mistero (forse cantine o antichi luoghi di culto).

Si dice che gli abitanti di Santarcangelo siano particolarmente creativi, fantasiosi, con voglia di fare e inventare, e tra i tanti nomi di artisti e scrittori originari del borgo, spiccano il pittore secentesco Guido Cagnacci, lo sceneggiatore Tonino Guerra (tra le altre sue scritture, Amarcord di Fellini), il comico Daniele Luttazzi.

Da visitare il Museo Storico Archeologico MUSAS e il MET – Museo Etnografico degli Usi e Costumi della Gente di Romagna, dedicato alle tradizioni popolari e all’identità culturale del luogo.

Dove e cosa mangiare. Tra i piatti più tipici della zona, spiccano i primi di pasta sfoglia, in particolare le tagliatelle; quindi carni, formaggi, salumi e certamente la piadina, fatta a mano, servita anche nei migliori ristoranti. Come a La Sangiovesa, forse il più tradizionale e rinomato ristorante-trattoria di Santarcangelo, che al menù più classico affianca rivisitazioni e varianti vegetariane.

Dove dormire a Santarcangelo: Hotel della Porta

2. San Leo

Se muovendoci tra le colline romagnole, è d’impatto scorgere borghi che si stagliano sullo sfondo del cielo con le loro forme di mura, torri e castelli, quest’esperienza raggiunge il suo apice quando arriviamo in prossimità di San Leo, a 35 chilometri da Rimini. La straordinaria struttura del luogo colpisce da subito: un imponente masso roccioso con pareti a strapiombo nella valle circostante e la fortezza in cima, che guarda dall’alto il borgo; una conformazione che ne ha determinato da sempre la doppia valenza militare e religiosa.

Borghi di Romagna: San Leo

San Leo | an.difal

Parcheggiamo in una delle aree adibite circostanti il centro storico e ci incamminiamo alla scoperta di alcune presenze simbolo di questo luogo (anticamente Mons Feretrium da cui l’origine di Montefeltro), annoverato tra i Borghi più belli d’Italia. La Cattedrale, dedicata al patrono san Leone, è mirabile esempio di stile romanico; la Pieve di Santa Maria Assunta è il più antico monumento religioso del Montefeltro.

La Fortezza si raggiunge a piedi oppure con una navetta: la struttura è di maestosa bellezza e sembra innalzarsi dal masso che la sostiene. Oggetto di contesa fin dai tempi più antichi, conquistata dai Montefeltro e poi passata allo Stato Pontificio, quando divenne carcere. E proprio a questo luogo di prigionia si lega la vicenda finale del Conte di Cagliostro, alchimista settecentesco, condannato per eresia dalla Chiesa. All’interno della Fortezzasono visibili mostre di armi, armature e le celle dei più famosi reclusi.

A San Leo furono ospiti San Francesco e Dante, che cita il borgo nella Divina Commedia (IV canto del Purgatorio).

Dove e cosa mangiare.. Pappardelle al ragù di cinghiale, uova strapazzate al tartufo, crostini della corte di Berengario, sono alcuni dei piatti del menù di uno dei ristoranti più rinomati di San Leo, l’Osteria La Corte di Berengario II. A Il Bettolino, ristorante e pizzeria, troviamo piatti a base di funghi, tartufi,  formaggi, carne alla brace, pasta e dolci fatti in casa.

Dove dormire a San Leo: Palazzo Serre

3. Saludecio

Saludecio, a circa 35 chilometri da Rimini, spicca per singolarità, merito dell’intrico di vie e scalinate tra le case più tipiche e i palazzi signorili e l’incontro in questo andare di splendidi e colorati murales rappresentanti invenzioni dell’800; particolarità per cui Saludecio fa parte del circuito Città dei muri dipinti.

Borghi di Romagna: Saludecio

Vista su Saludecio | Ago76

Il borgo è scenario accogliente ed elegante della manifestazione 800 Festival, che qui si tiene in agosto quando Saludecio si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto su cui va in scena il XIX secolo: per la cittadina si tratta di un’epoca da ricordare come periodo di fioritura amministrativa e culturale in cui divenne capoluogo della Valconca. Il passato dei secoli precedenti, come per molti borghi della zona, fu quello medievale dell’avvicendarsi tra Malatesta e Montefeltro e il dominio pontificio durante il Rinascimento.

Da visitare: Chiesa di San Biagio – santuario del Beato Amato, Museo di Saludecio e del Beato Amato (dove è custodita la Processione del Santissimo Sacramento di Guido Cagnacci), palazzo Albini, palazzo Municipale, porta Marina, porta Montanara, santuario di Santa Maria del Monte.

Le vie del borgo ogni anno ad aprile sono scenario di Saluserbe, importante manifestazione dedicata all’erboristeria, ai prodotti naturali, all’ambiente. Appena fuori dal centro, visita di particolare fascino è quella all’Osservatorio Astronomico Copernico.

Dove e cosa mangiare. Al chiar di Luna si distingue per l’aperitivo a buffet con prodotti locali, dai formaggi ai salumi alle verdure sottolio, accompagnati da vini della zona. La Locanda del Pettirosso si trova fuori dal centro e propone piatti molto curati (tra cui varietà di ravioli), legati al territorio con prodotti a chilometro zero e preparazioni con erbe di campo.

Dove dormire a Saludecio: B&B Corte Decia

4. Mondaino

A sei chilometri da Saludecio, immerso nella natura di boschi e campagna, sorge questo borgo in luogo storicamente cruciale di alternanza di popoli, dagli etruschi agli umbri, poi i galli e i romani, dai quali il mito dell’origine del paese legato alla figura di Diana, dea della caccia e dei boschi, della luna e delle streghe; e proprio in epoca romana qui sorgeva un tempio in onore della dea. La presenza dei boschi e dei daini (che anche oggi è possibile avvistare nelle zone circostanti il paese) hanno segnato il nome e la storia del borgo, che con il Palio del daino celebra ogni anno in agosto le proprie origini e peculiarità con una splendida ricostruzione medievale, tra gare, balli, falconieri, antichi mestieri, tradizione culinaria.

Borghi di Romagna: Mondaino

Mondaino dalla Rocca | Enrico.chi

La struttura del borgo è molto particolare, raccolto nelle mura del castello, con un’elegante piazza semicircolare ad accogliere il visitatore e da lì l’aprirsi delle viuzze delle contrade.

Dove e cosa mangiare. Il Formaggio di Fossa è il prodotto più caratteristico e pregiato di Mondaino insieme ai tartufi, entrambi piatti forte della cucina locale. Da segnalare le produzioni dell’azienda Il Mulino della Porta di Sotto. Tra i ristoranti: Il puledro, I due ruscelli.

Dove dormire a Mondaino: Convento di San Francesco

5. Montegridolfo

A cinque chilometri da Mondaino, Montegridolfo appare tra la vegetazione: salendo a piedi la via irta che ci conduce all’unica porta d’accesso, scopriamo un piccolo mondo medievale chiuso nelle alte mura difensive, con torre che sovrasta la porta cinquecentesca. Un luogo sospeso nel tempo, perfettamente conservato, anche grazie a un minuzioso restauro; parte anch’esso dei Borghi più belli d’Italia.

Borghi di Romagna: Montegridolfo

Montegridolfo | Buimichele

Le notizie dell’esistenza di Montegridolfo risalgono al 1000; borgo conteso per lungo tempo dalle rivali signorie dei Malatesta e dei Montefeltro, subì numerose distruzioni, tra le quali la più rovinosa fu probabilmente quella del 1336 cui seguì una ricostruzione con mura più alte da parte dei Malatesta che ne ebbero il dominio fino al ‘500. Dopo la dominazione riminese, passò con il territorio circostante sotto il controllo dei Borgia, poi della Repubblica Veneta e dello Stato Pontificio.

A Montegridolfo è presente il piccolo Museo della Linea dei Goti con reperti della seconda guerra mondiale: il Museo è situato ai piedi del Castello di Montegridolfo e ha una forma che ricorda quella di un bunker; è stato costruito nel 1990 nel punto in cui era stata predisposta dai tedeschi una postazione di avvistamento.

Dove e cosa mangiare. Alla Trattoria Del Castello (via Borgo, 5) la cucina è quella più tipica romagnola, dalle tagliatelle alle lasagne, in un ambiente accogliente e alla buona; all’Osteria dell’Accademia location e menù sono più ricercati, tra una terrazza panoramica mozzafiato e rivisitazioni sofisticate dei piatti della tradizione.

Dove dormire a Montegridolfo: Relais Palazzo Viviani