A Seattle il mito di Kurt Cobain e i Nirvana

Seattle, il mito di Kurt Cobain Kurt's Bench | Etsy Ketsy

Sulle tracce di Kurt Cobain e delle radici musicali dei Nirvana, mi lascio alle spalle Aberdeen e con Neverminda decibel spinti nell’abitacolo dell’auto, la mia prima tappa è Olympia, al 114 di Pear Street. C’è una piccola casa divisa in tre appartamenti dove Cobain visse per un certo periodo con Tracy Marander.

Qui Kurt scrisse molti dei brani che finirono nel secondo album in studio del gruppo. Anche dopo la separazione da Tracy, Kurt rimase in quella casa e la leggenda vuole che Kathleen delle Bikini Kill, dopo una serata movimentata, scrisse su uno dei muri la celebre “Kurt smells like Teen Spirit”. Il motivo? La batterista delle Bikini Kill, Toby Vail, che conosceva Kurt da vicino, usava il deodorante Teen Spirit. Il nome di un deodorante.

Mentre osservo la costruzione, ora in affitto, immagino gli odori di cibo scadente e di umanità condivisa in quei gloriosi e terribili giorni. Sì, terribili. Era il 1991, la notorietà era ancora lontana e i demoni già presenti, insieme alla povertà più totale incorniciata da questo modesto appartamento. Mi viene in mente anche che Olympia è stata cruciale per i Nirvana, non solo per la stesura di Nevermind ma perché al North Shore Surf Club (poi Blend Cafè, 116 5th Avenue) fece il suo primo concerto come batterista del gruppo Dave Grohl.

Ora ho fretta di arrivare a Seattle. Tre ore abbondanti di strada, ma il panorama non è male. Faccio una deviazione a Carnation per vedere l’abitazione al 33401 Northeast 78th Street. E’ la casa scelta come rifugio: una casetta di legno circondata da prati, stagni con trote e alberi di mele. Qui passavano i propri weekend Kurt e Courtney Love.

Carnation, Seattle

Carnation | Paw Paw

Arrivo finalmente a Seattle, dove mi aspettano due case molto diverse: la prima al 11301 Lakeside Avenue, una residenza vista lago di tre piani nel quartiere di Cedar Park, lontana anni luce dalla stanza di Olympia o dalle modeste abitazioni ad Aberdeen. Anche rispetto alle camere d’albergo in cui avevano precedentemente vissuto Kurt e Courtney, questa è un’altra faccenda. Il successo è arrivato, ma i demoni si sono moltiplicati.

Kurt Cobain viene sempre associato a Seattle, ma di fatto ha trascorso meno di due anni in città. Prima di acquistare la grande villa sul lago al 171 di Lake Washington Boulevard, dove è stato trovato morto la mattina dell’8 aprile 1994, Cobain e sua moglie Courtney Love avevano girato diversi hotel a Seattle, tra cui l’hotel Sorrento e il Four Seasons Olympic, ora Fairmont Olympic. L’unico di qualche interesse è l’Hotel Max (620 Stewart St, Seattle), molto stiloso e per niente grunge, ma che esprime un qualche legame con la band grazie al pavimento “Sub Pop” dedicato all’etichetta locale indie che scovò i Nirvana e oggetti come la chitarra di Novoselic. D’arredo anche le stampe che rivestono le porte delle camere, alcune dedicate ai componenti della band. A proposito della SubPop Records, che produsse il primo album Bleach nel 1989: la sede si trova al 2013 della 4th Avenue e i fan possono tentare la visita, con il permesso dello staff.

Seattle

Seattle Skyline | Jerry Meaden

Mi sposto verso sud-ovest, verso Lake Union Park, nella periferia di Seattle, che immagino all’epoca densamente popolata di pusher, visto che al Marco Polo Motel, al 4114 dell’Aurora Avenue North, Kurt Cobain incontrava i suoi fornitori di eroina, che era solito consumare nella stanza 226. Era lì anche qualche giorno prima della sua morte, subito dopo essere uscito da un rehab in California. È un motel asciutto, triste, anonimo come tanti.

Per scacciare la malinconia, scelgo come tappa successiva il MoPOP, il museo della cultura pop che ospita numerosi cimeli legati alla scena musicale di Seattle, tra cui sezioni speciali dedicate ai Nirvana e a Jimy Hendrix. Tra i pezzi più singolari ci sono la Fender Mustang Lake Placid Blue per sinistrorsi, suonata da Kurt Cobain anche per le riprese del video di Smells Like Teen Spirit, e il torso alato della copertina di In Utero, il terzo e ultimo album in studio dei Nirvana. Nel 2015 la mostra Nirvana: Taking Punk to the Masses raccontò di come la band abbia cambiato l’industria musicale usando foto, multimedia, demo tape, oggetti e schegge di chitarre che Kurt ha frantumato nel corso degli anni. Pur storcendo il naso di fronte al titolo della mostra, mi lascio trasportare da note e cimeli nella sala dedicata alla band e la mia memoria fa il resto.

Sono pronta per la mia ultima tappa: il 171 Lake Washington Boulevard, nel quartiere Denny-Blaine, l’ultimo indirizzo di Kurt Cobain a Seattle. Poco a sud di Madison Park, è una delle case più antiche e più grandi del quartiere. Vicino ci abitava, Peter Buck dei R.E.M. e il proprietario di Starbucks, Howard Schultz. L’8 aprile del 1994 Kurt Cobain fu trovato qui, a tre giorni dalla morte, nella stanza sopra il garage. Non posso avvicinarmi alla casa, ma accanto, nel Viretta Park, la vedo.  Si riconosce, è coperta di scritte per Kurt e i Nirvana. Ogni anno, il 5 aprile o il 20 febbraio i fan si ritrovano attorno a questa panchina per lasciare un fiore o un pensiero. Di tutti i posti che ho visto in questo itinerario, mi è parso uno dei più veri.

Casa di Kurt Cobain a Seattle

Kurt Cobain’s House, 171 Lake Washington Blvd Seattle | Etsy Ketsy

Al Linda’s Tavern, al 707 di E. Pine Street, si può bere una birra e mangiare un piatto caldo attorniati dalle foto di Kurt Cobain appese al muro: è stato visto vivo qui per l’ultima volta, dicono. Il bar è ancora molto popolare a Capitol Hill, ma non ha più l’atmosfera dell’era grunge. Per la musica dal vivo uno dei posti migliori è senza dubbio il Crocodile Café al 2200 2nd Avenue, dove oltre ai Nirvana suonarono all’inizio della loro carriera anche i Pearl Jam.

Dove dormire. Il boutique Hotel Max a tema artistico e musicale è situato nel centro di Seattle, a pochi passi da Pike Place Market e Capitol Hill.