Il miracolo di Dunkerque secondo Nolan

Dunkerque Dunkirk di Cristopher Nolan

La speranza è un'arma
Sopravvivere è una vittoria

Dunkirk, ultimo film di Christopher Nolan, tratto dal libro di Joshua Levine, racconta un evento della Seconda Guerra Mondiale e ricostruisce un episodio militarmente definito “Operazione Dynamo” ma passato alla storia come “il miracolo di Dunkerque”.

Dunkerque e i luoghi del film

Nella sceneggiatura vengono date per scontate alcune premesse geografiche e storiche, fondamentali per poterlo apprezzare in pieno. Non fatevi ingannare dal titolo, la città di cui si parla non è inglese: il suo vero nome è Dunkerque ed è una città dell’Alta Francia, situata sulla coda della Manica più vicina al mare del Nord, quasi al confine con il Belgio. Si tratta di uno dei punti della costa francese più vicini alla Gran Bretagna. Poco lontano c’è lo stretto di Dover, una lingua di mare di soli 32 chilometri.

L’ambientazione è estremamente significativa, tanto da dare il titolo all’opera stessa. La città di Dunkerque chiese espressamente alla produzione che il film venisse girato in loco. Il regista le rende omaggio con generosità, soprattutto all’inizio, seguendo un giovane soldato mentre fugge dal fuoco nemico tra le sue vie, nel disperato tentativo di raggiungere in tempo la spiaggia. Si riconosceranno in questo passaggio alcune vie, come rue des Fusillés e rue Belle Rade, per poi arrivare al mare e ricongiungersi con gli altri suoi compagni. Non è difficile riconoscere i tratti paesaggistici comuni a tutta questa zona, a partire dall’elegante architettura delle abitazioni, passando per le spiagge ampie e lunghissime, fino al clima spesso inclemente e nuvoloso, che riesce però a emozionare con il suo suggestivo fascino malinconico.

spiaggia di Dunkerque

Ma non c’è solo la Francia in questa pellicola, tra i set troviamo anche l’Olanda – per alcune scene in mare – e scorci d’Inghilterra, in particolare della zona del Dorset, di cui vediamo il piccolo porto di Weymouth (da cui vedremo partire un padre, con il figlio e l’amico) e la stazione dei treni di Swanage. Difficile dire se ci siano state effettivamente delle navi partite da questa regione del Regno Unito, non propriamente la più vicina in linea d’aria rispetto a Dunkerque (dal Dorset è più facile raggiungere la Normandia), ma sicuramente una scelta premiante dal punto di vista visivo e scenografico.

Qualche settimana prima

La battaglia di Dunkerque si svolge all’inizio della Seconda Guerra mondiale, tra il 27 maggio e il 4 giugno del 1940. E’ uno dei momenti più drammatici dello sfondamento delle linee belghe e francesi, dovuto all’inarrestabile attacco lampo dei tedeschi. Eppure, appena inizia il film, una domanda si accende nella testa dello spettatore: cosa ci fanno 400 mila soldati inglesi su una spiaggia francese?

Per rispondere facciamo un ulteriore passo indietro ed apriamo, per un momento, i libri di storia. A seguito della dichiarazione di guerra della Germania, la Gran Bretagna aveva risposto alla richiesta di aiuto lanciata dai francesi, inviando in loro soccorso l’intero contingente britannico denominato British Expeditionary Force. I soldati si trovarono da subito nel mezzo di una battaglia già persa e in poco tempo furono richiamati presso Dunkerque, per l’avvio delle procedure di salvataggio e rimpatrio. Obiettivo: salvare quanti più uomini possibile per evitare di ritrovarsi senza un esercito, dover capitolare e perdere definitivamente e irrimediabilmente la guerra.

Dal punto di vista militare e strategico questa ritirata fu l’ammissione di una sconfitta clamorosa, tanto che Churchill non la dimenticherà mai e la userà per spronare l’orgoglio nazionale a combattere, fino alla fine, la minaccia nazista. Altrettanto evidente fu la difficoltà della situazione: il mare era disseminato di mine e i tedeschi avevano avviato un imponente attacco aereo per impedire a qualunque nave militare di raggiungere o lasciare la spiaggia francese, bloccando letteralmente a Dunkerque migliaia di soldati, giovanissimi, disorganizzati e in preda al panico.

Dopo i primi giorni, in cui gli inglesi riuscirono a mettere in salvo quasi un quarto dell’esercito, la situazione iniziò a precipitare e divenne definitivamente impossibile completare qualunque salvataggio. Ed è a questo punto che inizia il film di Nolan.

Il miracolo di Dunkerque secondo Nolan

Il miracolo di Dunkerque

In Dunkirk si intrecciano tre linee narrative, che raccontano altrettanti punti di vista di questa straordinaria pagina della storia mondiale. Ci sono i giovanissimi soldati in attesa di essere salvati (o di morire); c’è l’aviatore che tenta in ogni modo di fermare gli aerei tedeschi e permettere il passaggio delle navi; c’è una piccola imbarcazione civile, partita dalla costa inglese per andare ad aiutare i propri concittadini. Ciascuno di questi percorsi mette in scena un punto di vista completamente diverso e dà vita a emozioni altrettanto differenti, unite dal fatto che sono tutti sguardi dal basso, di persone semplici, improvvisamente catapultate dentro qualcosa che è molto più grande di loro.

Iniziamo dai soldati. Nolan non è certo il tipo di regista che si lascia andare ai sentimentalismi, ma è bravissimo a raccontare la tensione. In questo film riesce a fare ancora di più. In ogni inquadratura riusciamo a sentire la fragilità di questi ragazzi di fronte agli attacchi aerei, il loro terrore di non riuscire a salire su una nave e finire vittime o prigionieri delle truppe da terra, ma anche – una volta imbarcati – la straziante impossibilità di raggiungere la patria, perché inghiottiti dal mare o rigettati a riva. Una situazione disperata, che peggiora a ogni istante e fa crescere il panico, trasformando alcuni di loro in veri e propri mostri pur di sopravvivere. Nolan riesce perfettamente a raccontare il loro senso di abbandono su queste infinite spiagge – dove il colore della sabbia, del cielo e del mare sembra unificare tutto in un immenso limbo per anime perdute. E’ magistrale nel dare forma alla loro claustrofobia, chiudendoli in spazi sempre più piccoli, con sempre meno aria e umanità. E nel mostrare la loro impotenza, schiacciandoli ad ogni attacco aereo.

Opposto è il personaggio dell’eroico aviatore, molto più attivo e consapevole, che non esiterà a combattere a viso aperto contro i caccia nemici e sceglierà di mettere a rischio la propria vita pur di salvare quella dei suoi connazionali, fino all’ultimo goccio di carburante. Un personaggio ispirato a un pilota realmente esistito, qui interpretato da un Tom Hardy (forse) da oscar, con un ruolo affatto facile: pochissimi dialoghi e solo lo sguardo per trasmettere le emozioni allo spettatore. Le adrenaliniche e vertiginose inquadrature aiuteranno moltissimo a ridare respiro al film, altrimenti soffocante.

Dorset, Inghilterra

Last but not least, c’è questo piccolo peschereccio guidato da un padre di famiglia, insieme al giovane figlio e a un suo altrettanto giovane amico. Un uomo che accolse il messaggio diramato lungo tutti i porti della costa della Manica, per andare ad aiutare la marina militare nelle operazioni di salvataggio. Lo vediamo insegnare a navigare, a riconoscere aerei amici da quelli nemici, ma soprattutto salvare vite a rischio della propria, come se fosse la cosa più normale di tutte, perché questo è essere inglesi. E come lui – si scoprirà alla fine – molte altre imbarcazioni civili arrivarono a Dunkerque e riuscirono, solo così, a salvare tutti i soldati inglesi e molti altri alleati, prima che ogni eroica resistenza francese crollasse definitivamente. Come questo peschereccio, molte altre imbarcazioni civili inglesi arrivarono a Dunkerque e diedero un contributo fondamentale per il salvataggio dei soldati inglesi e alleati, prima che ogni eroica resistenza francese crollasse definitivamente.

Fu questo il grande miracolo di Dunkerque a cui Nolan ha reso omaggio, con un patriottismo a tratti ostentato ma sincero, celebrando un grande atto di coraggio e generosità mostrato nel momento del bisogno, che cambiò le sorti non solo della Gran Bretagna, ma di tutta l’Europa e forse del mondo.

Dunkirk è un’opera in parte anomala nella filmografia di Nolan, decisamente meno cerebrale delle altre e assolutamente la prima con un taglio storico, tanto da far pensare che ci sia di più dietro a questa scelta impegnata (come fu Schindler’s list per Spielberg), forse un appello alle coscienze a rispondere alla chiamata della Storia per cambiare in meglio il suo corso – attualmente su binari particolarmente oscuri e preoccupanti – e provare a fare un nuovo, grande miracolo.

Cosa vedere a Dunkerque. Per scoprire le location del film visitate la spiaggia, il porto e le vie del centro. Da non perdere il Dunkerque 1940 Museum: costruito nelle fortificazioni del 1874, ripercorre la storia della battaglia e dell’evacuazione di più di 338.000 soldati durante la Seconda Guerra Mondiale.

Come arrivare. Per raggiungere Dunkerque conviene cercare un volo low cost per Lille, nel nord della Francia, oppure Bruxelles.

Dove dormire. Soggiornate all’Aux waterzoo, in ottima posizione vicino al porto dispone anche di un ottimo ristorante.