Londra alla goccia, zona centro in una giornata stretta

londra © Ileana Ongar
Questo articolo fa parte del week end a Londra di Mattia. Leggi qui l’articolo precedente »

In tre giorni è difficile mescolarsi a una città e noi non siamo neppure al terzo. Rotto il ghiaccio la prima sera e dopo il giro in centro di sabato, però, crediamo di esserci già ambientati: con l’inglese ci buttiamo di più, ma ci incartiamo comunque, l’aria sembra meno tagliente, ma la temperatura è la stessa.

Il programma della domenica prevede una lunga camminata panoramica per cercare di cogliere, in estrema sintesi, almeno alcune delle molte bellezze che Londra ha da offrire. Perlustreremo perlopiù la zona centrale: in tempi così ristretti non potremo soffermarci molto sui dettagli, ma siamo sicuri che non rimarremo delusi e, dopo una buona colazione, siamo subito in pista.

Da Wenstead prendiamo il metrò e ci dirigiamo verso Notting Hill Gate per inaugurare il nostro giro con le case a pastello del famoso quartiere. L’umore è di quelli che danno alle cose una forma più bella, e in un attimo siamo già in Portobello Road tutti sparsi tra negozietti e bancarelle che a un certo punto ci perdiamo quasi di vista. Fortuna vuole non c’è molta gente e i nostri sguardi si ritrovano facilmente. Qui la grande metropoli sembra leggera e vellutata, le architetture tardo-vittoriane si abbracciano colorate lungo tutta una curva di pub, baracchini, cianfrusaglie e costumi variopinti. Continuiamo a svolazzare qua e là come api, ma abbiamo ancora tanto da vedere: decidiamo di incamminarci per Hide Park. Intanto tra me e me canticchio Knopfler.

Pizza 500, giro Londra

© Ileana Ongar

Il passo è più deciso e risaliamo la strada, nonostante ciò eccoci ancora fermi, questa volta tutti di fronte a un’unica vetrina, ipnotizzati da una cinquecento color arancio farcita di pizze e arancini. Sappiamo che dovremo camminare un po’, non possiamo fare a meno di entrare, con la scusa che le energie non potranno mancare. Poi di nuovo in marcia.

In 30 minuti circa siamo in mezzo al verde, nel centro di Londra, nel parco più grande della città. Due chilometri per 900 metri di alberi secolari e piante di ogni genere, e ci immaginiamo cosa potrà essere in primavera. Chiacchieriamo, abbiamo tante cose da raccontarci. Dopo il The Serpentine, Marco, da buona guida, ci indica da lontano il Royal Albert Hall. Grande emozione, una sola data e un solo nome: Led Zeppelin, anno 1970.

Il nostro tour prosegue verso Buckingham Palace, poi dopo aver percorso lo splendido e ampio The Mall, passato l’Admiralty Arch, siamo in Trafalgar Square, dominata dall’emblematica Nelson Coloumn, che con i suoi quasi sessanta metri di altezza celebra l’eroe dell’antica battaglia. È tempo di una sosta, ci fiondiamo al caldo in un Cafè Nero che sembra lì fatto apposta per noi e ci scaldiamo tutti con un buon tè. Il mio ricco vocabolario anglosassone è sprovvisto di “zucchero di canna”, ma non fa nulla, il ragazzo che prende le ordinazioni mi aiuta subito, è italiano.

Ritemprati, eccoci sulla via per Westminster, che ormai, essendo buio, non riusciamo a vedere con i colori di Monet, ma poco male, il fascino francese alla Notre-dame di Remis lo sprigiona comunque. Da qui prendiamo l’omonimo ponte e giriamo verso est, sul lungo fiume, per goderci tutto il Tamigi fino a uno dei simboli della capitale britannica, il Tower Bridge. La strada merita, ci impieghiamo poco più di un’ora, tra le luci riflesse sull’acqua, il continuo brulichio di sottofondo della città e il vento affilato, siamo tutti un po’ più assorti.

E anche se non ci sembra, ormai si è fatto abbastanza tardi, ceniamo regalandoci un po’ di fusion al Busaba Eathai, poi a casa. Il giorno dopo è già l’ultimo e sarà solo a metà. In mattinata faremo un salto a Camden Town, poi da Gatwick si tornerà a Milano, che di lunedì, la sera, ci apparirà fin troppo stanca.

Londra ci ha colpito, senz’altro ci torneremo, ma la prossima volta durerà di più. Intanto grazie Marco e grazie Shan.