Spitafield Market: shopping e street food nella Banglatown londinese

londra, spitafield market Spitafield Market - Foto di Thomas Ronchetti

Usciti dalla stazione di Aldgate East, a quattrocento metri in linea d’aria dall’arteria destra dell’economia londinese, la stazione di Liverpool Street e i torrioni finanziari che la circondano, si è colti da una vertigine geografica guardando all’orizzonte una fila di bancarelle tende e tendaggi protetti sul lato della strada da furgoni di ogni forma e colore.

Questa multiforme linea di colori, persone, suoni e odori è l’epicentro del multiculturalismo londinese: un mercato all’aperto giornaliero lungo un vialone trafficato che connette la periferia est al centro urbano.

Indecisi se affrontare siffatta sfida pedestre, si può optare per un giusto compromesso multiculturale, voltando nella prima strada sinistra, Osborne Street, l’arteria principale dell’economia indiana londinese, dove persino il commissariato di polizia locale reca la scritta “Banglatown Police Station”. Su entrambi i lati un continuum ininterrotto di ristoranti sorvegliati a vista da flemmatici camerieri che invitano i più affamati con promesse di birre e sconti a trovar ristoro presso ristorantini dai nomi esotici.

Solo i più resistenti, proseguendo sempre dritto ed entrando in Brick Lane, giungono a un eden inaspettato di gusto sensoriale nirvanico: lo Spitafield Market. Un complesso di costruzioni in una ex zona industriale riadattati a bar e locali aperti tutti i giorni e un mercato vintage di ogni fine settimana, crocevia di espositori e venditori ambulanti di ogni dove e gusto. Se si programma un weekend a Londra è questo il posto ideale per concludere la sessione degli acquisti turistici, scrollandosi di dosso l’etichetta turistica al momento dell’acquisto di capi assolutamente usati ma completamente stilosi – aspettatevi di fare a spallate con nerd agguerriti – e riempiendo lo stomaco senza svuotare il portafoglio di sapori e consistenze internazionali.

Due interi padiglioni sono occupati completamente e strategicamente da stand che offrono pietanze tradizionali da ogni parte del mondo: dalla Cina al Messico, dall’Etiopia alla Lituania, dalla Spagna alla Turchia, dal Giappone alla Corea, dalla Mongolia al Marocco. Rigorosamente cotti, scaldati, bolliti, impanati e fritti, speziati e saltati sul momento dentro calderoni e wok giganti, ogni menù è compreso in un prezzo fra i tre e i sei pounds, beveraggio escluso: porzioni abbondanti e sapori che riappacificano le papille gustative e mandano in loop cromatico le pupille, possono essere consumati sia in piedi, passando per le aree dell’abbigliamento, sia nei tavoli disposti nelle zone e costruzioni circostanti.

Il vero street food si consuma così, immersi in un contesto che assorbe i sensi ma non l’attenzione. E come degna conclusione un buon caffè e una fetta di torta, intorno ai cinque pounds il tutto, presso il Bar Caffè 1001, locale sempre ricco di incontri di giorno fino a tarda serata, quando diventa anche un discopub. Se lo shopping vintage, per quanto ricco di sorprese, non è proprio quello che cercate, comunque non manca la cultura, che a pancia piena dà ancora più soddisfazione: spazi per esposizioni artistiche, librerie e concept store musicali, musici di strada e venditori di opere – non originali – di Banksy.

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