Fuggire a Londra, per un weekend

week end a Londra © Ileana Ongar

Venerdì 21 gennaio. Alto inverno, dicembre ha ormai consolidato il freddo. Milano, dopo settimane di pioggia ininterrotta e rare giornate di folate confuse provenienti da sud, è ormai regolarmente oppressa dal cielo plumbeo. Questo è il periodo migliore per passare i week end a casa, per giornate al calduccio sotto le coperte. I parchi sono di acqua e fango e anche gli animi più gioiosi non possono che provare una vaga tristezza.

Un aereo ci porta via. Alle 18 e 28 prendiamo il Malpensa Express da Cadorna: 40 minuti e siamo in aeroporto. Uno zaino, i biglietti dell’Easyjet (50 euro circa a testa, andata e ritorno), un po’ di sterline e siamo pronti per volare a Londra. Con molta probabilità anche là il cielo sarà un drappo funebre: le previsioni dicono vento e pioggia. Ma ora non fa differenza, siamo eccitati, ci aspettano tre giorni magnetici, tra le strade di un’affascinante città, frullato di storia, arte e culture. E soprattutto, questa breve fuga è occasione per rivedere un caro amico di vecchia data.

Il programma. L’aereo partirà da Malpensa per le 21 e 20. Saremo a Luton (la destinazione più scomoda per raggiungere la capitale, ma così impongono disponibilità e costi) per le 10 e 20 circa, fuso di Londra. Da lì, in fretta e furia, prenderemo il treno delle 22 e 48 per St. Pancras. Orario d’arrivo previsto: mezzanotte meno un quarto. Una corsa veloce per infilarci in metropolitana per poi raggiungere comodamente Weansted, il quartiere residenziale dove abitano l’amico Marco e sua moglie Shan. Siamo un po’ stretti con i tempi, ma se non incontriamo intoppi filerà tutto liscio. Illusi.

L’arrivo. Aereo puntuale, check dei passaporti, la coda è lunga e il nostro piano inizia a fare acqua: perdiamo il treno. Dopo una buona mezzora, chiediamo per la soluzione meno costosa e più veloce per raggiungere la linea della metropolitana prima che sia troppo tardi. Ci consigliano i bus della green line (se non sbaglio 30 sterline in due). In poco più di un’ora siamo a Londra in Baker Street. L’Underground è già chiusa. Rimangono i Red London Buses. Dobbiamo raggiungere Liverpool Street, da lì prenderemo il N8 per Wenstead.

Venerdì notte. La mezza è passata da poco, siamo in centro e le strade sono piene di vita. Tanti i volti: giovani, inglesi, indiani, italiani e ragazze con gli occhi dipinti di nero. Qualcuno, incappucciato, barcolla cullato dai rumori del traffico. Lingue diverse, tutte impastate dall’inglese e dalla birra, che evaporano assieme ai suoni di chi ride, scherza, litiga e piange.

Londra, elegante e dinamica confusione. Fuori e dentro l’autobus: luci e vita frizzante. La città si sente nell’aria. L’ipnotico andirivieni dei taxi neri in Shaftesbury Avenue, gli spettacoli e la gente davanti al Piccadilly Theatre. I pub di Soho e Covent Garden, animati di musica e trasgressioni. Le insegne colorate e i ristoranti multietnici che profumano i vicoli di Mayfair con le loro cucine fumanti.

E penso che in molti ce ne andiamo per venire qui. Per scappare dalla preoccupazione di un futuro incerto, per non tradire il desiderio di costruire qualcosa. Perché sfiancati da liti e divisioni, perché traditi o senza un clan. Alla ricerca di un paese che ci merita o in fuga da quello che non meritiamo.

Siamo stanchi, sono circa le due. Eccoci a Wenstead, dai nostri amici. Un caro e lungo abbraccio, è da molto che non ci si vede, poi subito a letto, un week end intenso ci aspetta.

Il week end a Londra di Mattia continua Leggi qui l’articolo successivo »