Ciclismo e cassoulet, la Francia secondo Gianni Mura

Mont Ventoux, Provenza Mont Ventoux | di Eric Huybrechts

Gli omicidi ci sono, come da romanzo giallo. Ma sono un diversivo d’autore, un espediente raffinato per raccontare altro: i chilometri macinati da Gianni Mura (1945 – 2020) al seguito del Tour de France. Giallo su Giallo, primo romanzo del più grande scrittore italiano di sport, pubblicato da Feltrinelli nel 2007, è un omaggio alla Francia, alla sua gastronomia soprattutto, alla sua letteratura. Non a caso l’ispettore che si occupa di indagare sui fatti criminali che insanguinano il tour si chiama Magrite, incrocio suggestivo tra il Commissario Maigret di Simenon e il pittore surrealista belga René Magritte.

La storia miscela finzione e realtà ed è ambientata al Tour de France 2005. Gli articoli quotidiani sulle tappe della Grande Boucle sono gli stessi pubblicati su Repubblica. Non traggono in inganno i nomi dei ciclisti modificati. Non occorre essere esperti di ciclismo per capire chi si celi dietro il nome di Bill Sheldon, un corridore texano al settimo trionfale tour che annovera tra le sue vittorie anche quella contro il cancro.

Tour de France 1967

Tour de France 1967

Ma la strada è più interessante della corsa. E’ una strada che evoca nostalgia, ironia, saggezza. Se il ciclismo e il tour non sono più quelli di una volta, tanto vale perdersi alla ricerca di una douce France che sembra invece esistere ancora, nei centri minori e sulle strade di campagna dimenticate dal mondo contemporaneo. La corsa dà il ritmo al viaggio e alla lettura, ma è un pretesto per viaggiare, tra la rievocazione di episodi dei tour passati, luoghi leggendari del ciclismo come il Mont Ventoux e un bicchiere di calvados.

«Che effetto le ha fatto il Ventoux?”
«Una grossa bestia schifosa che dorme, una specie di ernia della pianura, un errore di Dio. Si passa dall’olivo e dai campi di lavanda alla sassifraga dello Spitzberg e al papavero di Groenlandia. Gli ultimi chilometri di salita dopo Chalet-Reynard sono lunari, con tutte quelle pietre a infuocare l’aria.”

Ne viene fuori un diario, una guida di viaggio originalissima della Francia minore, fuori dagli itinerari turistici convenzionali, dove l’enogastronomia è preponderante su tutto.

Alsazia o Provenza poco importa. Ogni giorno, ogni tappa del tour, Gianni e Carletto seguono l’ispirazione del momento, dirigono l’automobile fuori dalla kermesse mediatica e dalla grande viabilità, fanno sosta in locande e trattorie d’altri tempi alla ricerca di cibo e umanità. Più che di ciclismo e omicidi si parla di vini e cucina. Il menù del giorno appassiona più del mistero dell’assassino seriale che insanguina il Tour. E’ una goduria lasciarsi portare alla scoperta dei piatti mitici della cucina francese. E’ un crescendo di sapori, tappa dopo tappa, fino alla fantastica notte del cassoulet di Tolosa: Gianni e i compagni di tanti tour, in lutto per la morte di Dédé, si riuniscono per celebrare per l’ultima volta il rito laico del cibo e dell’amicizia.

Il settanta per cento del cassoulet è costituito da fagioli bianchi, il resto da pezzi di carne. I fagioli più pregiati sono quelli di Tarbes, ma vanno bene anche quelli di Castelnaudry, Lavenet, Mazères. Varietà lingot o coco, tassativo. In Italia consigliabili quelli della Val Nervia. La Trinità si scinde sul trenta per cento. Solo maiale a Castelnaudry, aggiunta di agnello e pernice rossa a Carcassonne, un po’ meno d’agnello e anitra al posto della beccaccia a Tolosa.
Gianni Mura, Giallo su Giallo, Feltrinelli 2007