Bhaktapur e l’artigianato nepalese

Bhaktapur, Nepal By Guillaume Baviere (CC BY-SA)

Siamo in Nepal. È il XIII secolo d.C. Nella valle di Kathmandu inizia il regno della dinastia dei Malla. L’arte nepalese arriva al suo massimo splendore, soprattutto dal XV secolo quando Re Yaksamalla divide il suo territorio in tre diversi regni in favore dei figli. Fiorirono le arti come mai prima. I tre Re Malla, in guerra tra loro per chi costruiva il Palazzo e i templi più belli, tagliavano le mani agli artigiani più bravi che avevano realizzato per loro dei capolavori, affinché non potessero ripeterli per i rivali.

Scegliamo Bhaktapur, città dove ancora si mantiene la tradizione artistica nepalese, lontano dai rumori e dalla polvere di Kathmandu, per andare alla scoperta dei segreti delle quattro principali arti artigiane del Nepal.

Gli artigiani di Bhaktapur: scalpellini e intagliatori

Iniziamo passeggiando nella Durbar Square (Piazza Reale) di Bhaktapur, in questo spazio sacro, sotto i colonnati e sulle alte gradinate dove si riposavano o commerciavano i nepalesi, oggi potreste incontrare gli artigiani che ricostruiscono le antiche opere distrutte dal terremoto del 2015. Il processo di intagliare la pietra o il legno è lo stesso da secoli e gli artigiani lo hanno imparato dalle loro famiglie. È un mestiere che si è perfezionato generazione dopo generazione.

Quando non si tratta di ricostruire ciò che è andato distrutto, tutto inizia con il racconto di una storia ad un artista. Egli realizza degli schizzi su carta fatta a mano, immaginando le scene che si formano nella sua mente. La storia per immagini viene poi copiata sulla superficie in legno o pietra e intagliata da un maestro artigiano.

scalpellini Bhaktapur

By Diana Cicognini (CC BY-NC)

Gli ultimi piani della casa che ospita The Peacock Shop, di cui parleremo anche più avanti, conservano meravigliosi corrimano e colonne di legno intagliato. Le decorazioni riprendono motivi tipici della tradizione newari (nome dell’antica popolazione a cui si devono la cultura e l’arte tipici nepalesi) ed episodi della vita del Buddha. Decorazioni splendide grazie ai restauri iniziati nel 2007, sostituendo le vecchie strutture in legno semplice con nuovi capolavori intagliati. All’inizio dei lavori gli intagli rappresentavano dei e dee Hindu, più avanti si aggiunsero temi legati al buddismo. Dal 2010 tutte le storie raccontate nel legno trattano la letteratura Buddista di più di duemila anni fa. Ogni parte strutturale della casa, legno duro subtropicale (Shorea robusta), è così
intagliata dagli artigiani secondo le antiche tecniche.

Gli artigiani di Bhaktapur: vasai

Dalla Durbar Square si prende una via di negozi, si incontrano commercianti, animali, donne anziane con frutta e verdura e infine, quando si arriva alla piazza, eccola: una distesa di vasi ancora crudi è posta a terra sulle stuoie in paglia, alcuni sono già dipinti di rosso, per intensificare il colore con la cottura. Tutt’intorno alla piazza, che da questi semplici e allo stesso tempo preziosi oggetti prende il nome, lavorano le famiglie dei vasai. La terracotta si lavora pazientemente con le mani, e le mani le danno la sua forma su una ruota azionata a mano. Un taglio netto con un sottile filo metallico e il vaso si stacca ed è pronto per essere messo ad asciugare.

Poco distante è ancora possibile vedere questi artigiani all’opera in un vecchio forno. Si tratta in realtà di una pira, grande tanto quanti sono i vasi da cuocere, dove si alternano strato dopo strato vasi e paglia. Piccoli buchi vengono creati sopra e sotto la pira per far passare l’aria, tutt’intorno è coperto dalla cenere. Il fuoco resterà acceso anche 4/5 giorni per far cuocere i vasi lentamente. È un modo antichissimo che richiede tempo e pazienza, ma soprattutto la presenza di un artigiano sempre pronto a sistemare la cenere che cade. Piano piano questa tecnica è sostituita da forni più piccoli a legna e carbone, dove i vasi cuociono in ventiquattro ore, che possono essere lasciati “lavorare” da soli.

vasai di Bhaktapur

By Diana Cicognini (CC BY-NC)

Gli artigiani di Bhaktapur: maestri della produzione della carta

Nella valle di Kathmandu la carta si produce dalle piante del riso e dell’Agave, ma in pianura vengono usati anche gli escrementi di elefante, un grande goloso di canne di bambù che però digerisce solo in parte.

Nel quartiere di Bhaktapur che ha subito più danni durante il terremoto del 2015, si trova una bottega dove ancora si preserva la tradizione della produzione della carta più antica di tutto il Nepal, che risale a circa 1500 anni fa. Un patrimonio intangibile davvero unico. In questa casa su più piani, con stanze buie e polverose piene di vecchie macchine e pile di carta di tutti i colori, potrete vedere con i vostri occhi e portare a casa un pezzetto delle tradizioni di questo angolo del mondo ancora proiettato lontano nel tempo.

La bottega dove si produce la carta Nepali Lokta paper fatta a mano, è The Peacock Shop. Fino a pochi decenni fa questo tipo di carta era l’unica conosciuta, usata per tutti gli scopi inclusi i documenti ufficiali e i ricchi manoscritti religiosi della tradizione Induista, buddista e tantrica conservati ora nell’Archivio Nazionale e in molte collezioni private.

The Peacock Shop

By Diana Cicognini (CC BY-NC)

La tradizione della produzione della carta arriva dalla Regione dell’Himalaya. Questo metodo particolare è stato tramandato nei secoli fin nelle regioni collinari e solo più recentemente è diventato comune nella valle di Kathmandu e a Bhaktapur. Anche la famiglia che gestisce la bottega, siamo alla seconda generazione, ha imparato la tecnica per produrre la carta a mano e si impegna ora a mantenere e promuovere la tradizione con dimostrazioni e workshop.

Queste sono le fasi della produzione della carta: si raccoglie la corteccia della pianta (il nome botanico della Lokta è Daphne cannabinna o Daphne papyraceae), poi messa in ammollo e pulita; la corteccia così lavorata viene bollita in acqua con alcali naturali che derivano dalla cenere del legno; la corteccia cotta viene battuta fino a trasformarla in una soffice polpa; la polpa viene stesa uniformemente su un telaio a rete, che galleggia appoggiato in un bacino a filo d’acqua; il telaio viene sollevato delicatamente permettendo così alla polpa di distribuirsi uniformemente sul telaio; i telai vengono poi messi ad asciugare al sole all’ultimo piano della bottega; la polpa è così pronta per essere rimossa e formare un foglio di carta.

carta Lokta Nepal

By Diana Cicognini (CC BY-NC)

Gli artigiani di Bhaktapur: pittori di mandala e figure sacre

A pochi passi dalla Durbar Square è possibile imparare o vedere gli artisti cimentarsi con la pittura Thangka, il più importante stile artistico Buddista Tibetano. I Thangkas sono una forma d’arte tradizionale legata alla filosofia Buddista e ne rappresentano divinità e simboli dipinti su cotone o seta. È una tecnica molto impegnativa e nella sua forma più pura è considerata un mezzo per la meditazione, un’espressione di connessione con il divino. I Thangkas sono anche stati usati tradizionalmente sia come strumento per insegnare il Buddismo sia nella medicina tradizionale.

Forma d’arte insegnata dai monaci nei monasteri tibetani di generazione in generazione, richiede sei semplici passaggi, ma eseguiti con attenzione mentre si medita sul soggetto: tendere bene la tela sul telaio in legno; preparare la superficie della tela a ricevere la pittura; creare la composizione attraverso uno schizzo; stendere una prima base di colore; applicare i colori principali; definire la figura con le pennellate finali. La sua conoscenza in Nepal si sta perdendo e per questo nascono scuole per insegnare questa tradizione ai giovani e alla popolazione locale. Una delle più vecchie scuole di Bhaktapur è la Lama Thanka Painting School. Gli abitanti locali possono frequentarla gratuitamente. Una volta concluso il percorso di studi vengono coinvolti nella Galleria della scuola per creare una collezione di Thangkas. La scuola accetta anche studenti stranieri. Volete provare?

pittori di Bhaktapur, Nepal

By Juan Antonio Segal (CC BY)

Vi invito a costruite il vostro percorso per le vie di Bhaktapur e chi sa che non vi capiti, girato l’angolo di un palazzo, di incontrare una donna che distilla qualche nettare inebriante.

Dove dormire a Bhaktapur. Due ottime scelte per posizione centrale e rapporto qualità/prezzo sono la Subha Guest House e la Peacock Guest House che ospita tra l’altro un buon ristorante tipico, l’Himalayan Bakery.

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Come arrivare a Bhaktapur. Solo 12 chilometri separano Bhaktapur da Kathmandu eppure attraversarli è come compiere un intero viaggio. Non per il tempo necessario, non più di un ora, ma per il cambiamento di scenario. Dalla vivace, rumorosa, polverosa capitale si arriva al centro della cultura e della tradizione nepalese in strade certo non vuote e silenziose, ma immerse in un’atmosfera più tranquilla e spirituale seppur sempre piena di vita e di turisti. È possibile raggiungerla in taxi in circa mezz’ora, ma dipende dal traffico; oppure coi bus locali diretti, la soluzione che consigliamo: partono con frequenza dalla fermata di Kathmandu Ratna Park e arrivano all’ingresso principale occidentale di Bhaktapur.

Bhaktapur: cosa vedere

By Diana Cicognini (CC BY-NC)