Trekking in Nepal: l’Annapurna e la valle di Kathmandu

Annapurna trekking

La Valle di Kathmandu, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1979, è un luogo carico di fascino e spiritualità, meta di pellegrinaggio di induisti e buddisti, disseminata di luoghi sacri. Visitarla significa calarsi in una cultura antica, ma anche fare i conti con un Nepal moderno e frenetico.

Uno tra i migliori modi di conoscere la valle è organizzare un trekking in tenda. Scoprirete così la meraviglia di un mondo sospeso tra villaggi e monasteri, sullo sfondo della catena dell’Himalaya. Il circuito forse più suggestivo della valle è quello dell’Annapurna, in sanscrito “dea dell’abbondanza”, il decimo monte più alto della Terra, la cui cima raggiunge gli 8.091 m.

Kathmandu e il circuito dell’Annapurna

nepaleseArrivando in aereo a Kathmandu, dove si fanno tutti i visti, ci si può fermare per una sosta, prima di partire per il trekking. La città è caotica, caratterizzata dal traffico, dagli strombazzamenti e dallo smog. Eppure ha il suo fascino e il centro, Durbar Square, è stupendo, con una piazza dall’architettura spettacolare, i templi, le pagode e gli edifici antichi. Brulica di umanità locale e di turisti.

Soddisfatta la voglia di metropoli e fatti gli acquisti necessari, si prosegue in pullman per Pokhara da cui ci si incammina verso i villaggi di Gandruk e Gorepani addentrandosi nel Parco Nazionale fino al meraviglioso panorama sulla montagna Himalayana dell’Annapurna. Il trekking può durare da una settimana a 20 giorni, a seconda dei gusti e delle condizioni fisiche.

Uno degli itinerari possibili consiste nel partire dagli 800 metri costeggiando l’azzurrissimo fiume Marsyangdi Khola e attraversando incantevoli paesini tra mura in pietra e stupa (i caratteristici monumenti religiosi dedicati al culto di Buddha) circondati da vallate incredibili e dal profilo dei picchi innevati. Accompagnati dai portatori, si incontrano piccoli e grandi monasteri tibetani buddisti e si può salire fino oltre i 5.000 metri di altitudine, come al passo del Thorung (5416 m). Il ritorno prevede un tragitto altrettanto bello, tra i paesaggi tibetani, fino a Kathmandu.

L’importanza di un turismo responsabile

Il turismo, in molti casi, ha un impatto rovinoso per le popolazioni locali. Un falso mito che è bene sfatare è quello di ritenere che quando si viaggia nei Paesi in via di sviluppo i soldi spesi finiscano alle popolazioni locali e contribuiscano al loro benessere. Purtroppo non è quasi mai così e in realtà questo tipo di turismo arricchisce essenzialmente i grandi tour operator e le multinazionali.

Turismo responsabile, turismo ecosostenibile, turismo solidale, turismo consapevole. Sono solo alcune delle definizioni che esprimono l’esigenza di un “altro” modo di viaggiare diverso da quello di massa organizzato dai grandi tour operator. Per fare in modo che il proprio viaggiare non sia “distruttivo”, ci si può informare presso associazioni come l’AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile) oppure, rivolgersi ai tour operator locali o affidarsi al community tourism sempre più accessibile grazie ai social network.

Informazioni utili. Per organizzare un trekking fuori dai circuiti più inflazionati, evitando luoghi ormai contaminati da asfalto e costruzioni moderne, è necessario prendersi per tempo e ricevere suggerimenti mirati. Ci si può rivolgere a a tour operator locali facendo attenzione che facciano parte del TAAN. Altrimenti si può optare per organizzazioni italiane di turismo responsabile come ad esempio RAM, che vi supporterà nell’organizzazione dell’itineraro. Specificando quanti giorni si hanno a disposizione è possibile ricevere proposte ad hoc e gestirsi in autonomia una volta sul posto. Appoggiandosi a partner locali, RAM fornisce alloggi, trasferimenti, permessi necessari per il trekking, guida e portatori. Il valore aggiunto è che tramite l’ong CWIN, RAM finanzia gli aiuti per i bambini di strada di Kathmandu. L’organizzazione infatti, non solo è attenta a proporre itinerari che vi permettano di entrare in contatto con la cultura e la natura del Nepal, ma che valorizzino anche l’incontro con le realtà locali e in particolare quelle legate al circuito equo-solidale dei membri del WFTO.
Quando andare. È bene evitare i mesi di luglio e agosto, caratterizzati dalle piogge, per il resto ogni altro periodo dell’anno va bene, anche se in dicembre-gennaio le temperature sono molto rigide.