Musei d’impresa: in Lombardia tra l’industria italiana

musei d'impresa CC Susana Ferreira Machado

Fino ad oggi non si può certo dire che i musei d’impresa abbiano avuto grande riscontro nell’informazione e nell’istruzione, eppure sempre più aziende si stanno preoccupando di non perdere le proprie radici e il proprio percorso nel tempo. Oltre che indiscutibile strumento di strategia aziendale e marketing, queste realtà rappresentano un valore storico e culturale a testimonianza dell’evoluzione del processo industriale. Dal design alla tecnologia, queste esposizioni permanenti si fanno dunque memoria e instaurano allo stesso tempo un rapporto col pubblico: non solo, quindi, oggetti da conservare e archivi da custodire, ma una storia di cambiamenti sociali da conoscere e vivere.

Su tutto il territorio italiano sono diverse le aziende che hanno cercato di valorizzare il proprio lavoro in questa direzione e già da diversi anni si cerca di promuovere questa responsabilità culturale d’impresa, anche per allinearsi a realtà internazionali sensibili a queste tematiche da molto più tempo: diverse le tavole rotonde, gli incontri e gli eventi trasversali. Se volete conoscere con mano di che cosa stiamo parlando, ecco uno spunto per un itinerario in Lombardia tra le aziende che hanno dato vita a questa tipologia di musei. Gli ingressi sono gratuiti ma per la maggior parte sono previo appuntamento: visitate quindi i siti dei rispettivi musei o quello dell’associazione per avere tutte le informazioni necessarie.

Iniziamo con un must. Che abbiate figli o meno, è sicuramente presente nella vostra memoria: stiamo parlando del cavallo a dondolo. Di questo fantastico giocattolo c’è chi ne ha fatto un’esposizione: Piero Catelli, presidente della Chicco – Artsana, a Grandate, nella provincia di Como, ha creato il Museo del Cavallo Giocattolo. Una raccolta incredibile dove questi cavallini, più di 500, riescono a far volare la fantasia e a far immaginare risate di ogni luogo e ogni tempo, anche se, a dirla tutta, Roberto – già già, ognuno è stato battezzato con un nome proprio! – tanto cavallino non è, alto cinque metri e lungo più di sette. Richiama i modelli inglesi georgiani del secondo Ottocento questo esemplare di oltre 500 chili in ferro e vetroresina che dà il benvenuto ai visitatori… E magari lo riconoscerete se avete visto qualche film di Benigni. Tutta la realizzazione è splendida ed è impossibile da riassumere: il consiglio è di andare assolutamente a visitarlo e magari far partecipare i vostri piccoli al laboratorio creativo.

Dal cavallo all’auto il passo è breve, più o meno… Basta arrivare ad Arese. È qui, infatti, proprio sull’omonimo viale, il Museo Storico Alfa Romeo inaugurato nel lontano 1976: sei ampi saloni in cui sono esposte un centinaio di automobili (di cui più della metà funzionanti), suddivise in tre distinti periodi, che coprono quasi interamente tutti i modelli prodotti dalla casa automobilistica. Non vedrete solo la 24HP o la Giulietta: il leggendario marchio mostra anche diversi motori di aviazione e marini, un motoscafo, un aereo equipaggiato con motore Alfa Romeo, una trattrice agricola e alcuni compressori d’aria. Perfino una cucina elettrica e a gas. Attiguo è l’Archivio Storico, nel complesso del centro direzionale, che raccoglie una documentazione ricchissima, comprensiva di disegni, registri degli chassis delle auto e filmati.

Una tappa imprescindibile in questo viaggio tra le aziende che hanno fatto e continuano a far storia è certamente L’archivio Storico delle Industrie Pirelli. Situato all’interno della sede del Gruppo Pirelli alla Bicocca di Milano (Viale Sarca 222), vanta oltre 2,5 km lineari di manifesti, fotografie, disegni, documenti e audiovisivi relativi all’evoluzione dell’azienda dalla sua costituzione (1872) a oggi. Una scritta significativa in milanese, che riporta il motto di uno dei più grandi tecnici dell’azienda, l’Ingegner Emanuelli, accoglie il visitatore: “Adess ghe capissarem on quaicoss: andemm a guardagh denter”. Più che un motto legato alle sole macchine, un atteggiamento che riflette un modo di porsi di fronte alla realtà. All’interno di questo enorme spazio tra l’innumerevole quantità di testimonianze c’è ovviamente l’intera collezione della rivista Pirelli (dal 1948 al 1972) con le firme più prestigiose del panorama italiano, quali Moravia, Montale, Gadda, Eco. Per le visite, dal lunedì al venerdì, è necessario chiedere un appuntamento prenotando attraverso il sito.

Sempre a Milano una collezione interessante la trovate al Museo del Rasoio: i Lorenzi, coltellinai da generazioni, si stabilirono in Via Montenapoleone nel 1929, e negli anni, accanto alla bottega divenuta ormai un punto di riferimento per i Milanesi, hanno creato una splendida collezione contenente pezzi di diverse epoche e provenienze. La visita al museo va prenotata (tel. 02 76022848) ed è assolutamente obbligatoria per chi della rasatura ne fa un rito quotidiano: tra le varie lame qualcuna “famosa”, come quella usata da Gabriele D’Annunzio.

Altra tappa di un certo interesse, è quella della Fondazione Fiera Milano (Largo Domossola 1), promossa per divulgare la storia e le tappe di questo importante riferimento cittadino. Fiera Milano, ospita la maggior parte delle fiere di Milano, dalle più note come il Salone del Mobile alle più settoriali, e lo fa da ben ottant’anni. L’archivio della Fondazione, diviso in cinque sezioni, conserva documenti cartacei, registrazioni video e audio, oggettistica a testimonianza della cultura d’impresa. Per avere un assaggio del materiale fotografico potete andare nella sezione Lombardia Beni Culturali del portale Regione Lombardia. Qui recentemente sono state pubblicate circa 9.000 schede fotografiche che ripercorrono l’attività fieristica dal 1920 al 1940. Bellissimi gli scatti fatti all’Esposizione Universale del 1906. Per informazioni sulle fiere a Milano invece c’è il sito del turismo del comune.

Kartell

CC smowblog

Passiamo al design: con i suoi 2500 mq il Museo Kartell nasce nel 1999 per volontà del presidente dell’azienda, Claudio Luti, con l’intento di celebrare i 50 anni di attività del famoso marchio. Cosa aspettarsi in questo incredibile spazio? Ovviamente l’apoteosi del connubio tra plastica e design: all’interno sono esposti una miriade di prodotti Kartell tra casalinghi, lampade, articoli per laboratorio, complementi d’arredo e autoaccessori oltre a stampe e disegni dei prodotti. Ricerca tecnologica e design si snodano in diversi percorsi dagli anni ’50 ai giorni nostri: rimarrete affascinati così dall’evoluzione, ad esempio, della libreria, semplice arredo componibile degli albori fino alla banda flessibile Book Worm. Segnatevi l’indirizzo (Viale delle Industrie 3, Noviglio), anche perché oltre ad un bel tour didattico potete approfittare dello spaccio aziendale aperto da martedì a sabato.

Che ne dite poi di Campari? Non è un’istigazione all’aperitivo, ma un suggerimento relativo al museo d’impresa localizzato a Sesto San Giovanni e progettato dagli architetti Mario Botta e Giancarlo Marzorati. La Galleria Campari, aperta dal 2010 e situata nella storica sede dello stabilimento in viale Gramsci 161, si sviluppa su due piani: il primo presenta una mostra permanente che narra la storia del marchio grazie a un’antologia di opere con firme eccellenti, dagli spot ai manifesti, il secondo ospita mostre temporanee. Grazie alla multimedialità dell’esposizione, non soltanto i vostri occhi verranno ammaliati dal nettare scarlatto, ma anche l’udito e l’olfatto. Se poi usciti dalla galleria vi scappa un bitter nessuno potrà farvene una colpa.

Consigli di lettura:
Fiorella Bulegato, I Musei d’Impresa. Dalle arti industriali al design, Carocci Editore, 2008
Guida al Turismo Industriale in Italia, Touring Club Italiano, prima edizione 2003, edizione ampliata e aggiornata nel novembre 2008.