Fiji, Capodanno sulle isole del giorno prima

Fiji Capodanno CC Arnie Papp

Volete essere i primi a festeggiare l’arrivo del nuovo anno? Il trucco è andare sull’Antimeridiano di Greenwich, il 180°: quella è la linea del cambio della data, il punto in cui il fuso +12 e –12 si incontrano, il confine tra Oggi e Ieri. Ecco, allora: il 180° meridiano tocca la terraferma a Taveuni, sulle Isole Fiji. A dire il vero, altri sono i punti: nell’Antartide e nello Stretto di Bering, tra le Isole Diomede, in Alaska. Sono convinto però che per il Capodanno preferiate le Fiji…

Partiamo proprio da Taveuni, dove un semplice cartello di legno segna il passaggio dell’Antimeridiano: è uno dei cartelli più fotografati della zona. Sull’isola però c’è molto di più da fare. 42 km di foreste, laghi e cascate, di picchi vulcanici (spenti) su cui svettano i 1240 m dell’Uluigalau e i 1160 m del Des Voeux Peak – in pratica, il paradiso del trekking tropicale.

Il Bouma National Heritage Park, in particolare, offre escursioni (guidate) tra foreste pluviali e spettacolari cascate, a metà tra un set di Jurassic Park e quello di King Kong. Meno avventuroso ma ugualmente emozionante il set del più pruriginoso Ritorno alla Laguna Blu, girato nella (bellissima) Laguna del Tasman Strait, sulla costa occidentale. Se invece amate le escursioni sott’acqua con boccaglio e pinne, vi aspetta la barriera corallina e soprattutto la Grande Muraglia Bianca, leggendario tunnel sotterraneo che da 9 metri di profondità scende fino ai 27 sbucando di fronte a un incredibile muro di corallo bianco. In queste acque l’esploratore Abel Tasman rischiò di perderci la flotta e la pelle, proprio per le insidie degli eccezionali banchi corallini.

L’isola principale dell’arcipelago è invece Viti Levu, dove ha sede la capitale multietnica Suva e l’altra grande città dell’isola, Nadi, in cui il turista trova di tutto – fin troppo, diremmo noi che cerchiamo mete insolite.

Fiji fondali

CC Ed Bierman

In questo senso può essere molto più affascinante un soggiorno anche breve nella più spartana Sigatoka, a 61 km a sud di Nadi: se ci si adatta a sistemazioni più economiche è una buona base di partenza per l’esplorazione delle gigantesche dune di sabbia situate nei suoi pressi, della costa meridionale dell’isola e soprattutto della Valle di Sigatoka, una fertile vallata fluviale che custodisce almeno duecento siti di importanza storica, culturale e archeologica, tra cui il Tavuni Hill Fort, ricordo della resistenza degli indigeni Tonga guidati da Maile Latemai contro le forze colonialiste. Qui operano, peraltro, i migliori ceramisti delle Fiji.

Qualche consiglio per vacanze alle Figi: a chi cerca la formula resort di lusso consigliamo il Tokoriki Island Resort e il Paradise Cove Resort; a chi cerca soluzioni più alla portata consigliamo (in ordine decrescente di prezzo) l’Aroha Taveuni, il Blue Lagoon Beach Resort, il Bedarra Beach Inn, il Namuka Bay Resort e il Gecko Lodge Fiji.

Ma è soprattutto sugli Altopiani di Nausori, nell’entroterra, che potrete avere un’idea di quello che rimane della vita originale su questo territorio: nascosti tra i panorami fantastici della jungla infatti troverete ad esempio il villaggio di Bukuya, quasi uscito da un romanzo di Salgari, e soprattutto Navala, in cui potrete vedere le case tradizionali costruite secondo il metodo bure e distribuite lungo viali, con una via centrale per il passeggio che porta fino al fiume. Nuclei abitativi come questi in realtà oggi sono diventati rari perché la popolazione preferisce abitare in case prefabbricate, più anonime ma probabilmente più facili da gestire. Il consiglio riportato da tutti i viaggiatori più esperti che si sono avventurati per i Nausori Highlands è di chiedere sempre il permesso di girare al capo del villaggio, proprio perché i paesi della zona non sono abituati a comitive di turisti.

A Pacific Harbour (pubblicizzata in genere come la “Capitale Fiji dell’Avventura”) invece si ha la possibilità di dedicarsi al meno contemplativo sharkfeeding: in pratica vi fanno provare il brivido di nutrire gli squali toro, protetti da una gabbia di ferro. Pare che l’esperienza attiri molti turisti, per cui la zona è in realtà coperta da hotel e alloggi di livello medioalto, rendendo il tutto molto baracconata turistica. O forse dico così solo per nascondere la paura.

Peraltro, anche un semplice birdwatching, soprattutto nell’isola di Vanau Levu, può riservare sorprese (e certamente meno rischi), qui, perché con un po’ di fortuna è possibile avvistare il raro Silktail, piccolo uccellino dalle penne d’un nero metallico dai riflessi blu, di una specie passeriforme endemica, purtroppo attualmente in via d’estinzione.

Caquelai, Fiji

CC YXO

La passione per l’antropologia invece si può coltivare nell’isola di Kioa, attualmente l’unica ad essere popolata soltanto da indigeni polinesiani. La cosa può sembrare soltanto pittoresca, ma è il risultato della storia complessa dell’arcipelago: noto ai primi esploratori europei come patria di terribili cannibali (perché in effetti l’antropofagia era caratteristica delle popolazioni polinesiane), spartito tra le popolazioni autoctone e le vicine tribù dell’arcipelago di Tonga, divenne dapprima base commerciale europea e poi vera e propria colonia britannica nel 1874, fino al 1970, anno della proclamazione della Repubblica indipendente. Ma tra gli effetti della colonizzazione, le importazioni spesso forzate di manodopera dall’India e dalla Malesia, immigrazioni cinese e naturalmente europee, le popolazioni indigene si sono alla fine trovate in minoranza nella propria terra, almeno fino al colpo di Stato militare del 1987. Per questo l’isola di Kioa rappresenta un mondo a sé, quasi lo scrigno in cui gli aborigeni sono riusciti a conservare i propri costumi e i riti tradizionali – come le danze meke, la cosiddetta tecnica bure per la costruzione delle case, le cerimonie kava, i tessuti ricavati dalla corteccia (i masi) e la particolare lavorazione della ceramica.

Cerchi un volo per le Figi? Confronta le offerte su Skyscanner.it.

Un’altra isola importante è Ovalau, dove potete trovare la capitale dell’epoca coloniale, Levuka, una sorta di villaggio West trapiantato in mezzo a una foresta pluviale, con tanto di Town Hall del 1898, Chiesa del Sacro Cuore del 1858, la Marist Convent School del 1891 e persino la sede originaria della Loggia Massonica dell’isola. Il vero pezzo forte dell’isola è però Lovoni, villaggio costruito nel centro del cratere spento di quel vulcano che è poi l’isola stessa: indimenticabile arrivarci con una delle escursioni a piedi con accompagnatore che partono da Levuka, esplorando la foresta pluviale e toccando il luogo di sepoltura di un capo Tonga presso il Korolevu Hill Fort.

Sì, se volete fare il Capodanno prima di tutto il resto del mondo, optate per le Fiji. L’Antartide e l’Alaska possono aspettare…