Bormio, le terme vecchie e la storia che scorre

bormio CC Luigi Rosa

Potrà sembrarvi banale, ma una delle migliori esperienze che possono regalarvi le montagne lombarde è, oltre la neve e lo sci certo (ma quelli sono doni che ci riservano tutte le Alpi), un soggiorno alle Terme Vecchie di Bormio. Attenzione però: qui si parla proprio di passarci dentro due giorni, dormendo lì – un classicissimo momento di relax e benessere (oggi molto di moda) cui potete unire, con un po’ di fantasia, un tuffo in un passato millenario. Oltre che in acque salutari, beninteso.

Bormio e il suo circondario offrono anche tanto altro (e una visita al centro storico del paese è molto consigliata), ma per questa volta ci concentriamo solo su questa specifica meta in genere vissuta frettolosamente tra la ressa di chi passa tra una giornata di sci e l’altra. Diciamoci la verità: non stiamo parlando di un weekend a buon mercato; ma almeno una volta nella vita, merita. E poi qualche offerta speciale si trova sempre. C’è solo da staccare la spina, chiudere gli occhi, respirare a fondo e sognare. La natura farà il resto e voi tornerete a casa rinati.

Soggiornare alle Terme Vecchie dà la stessa emozione che passare una notte in una dimora storica: si vive nella Storia, per un attimo – in più, in questo caso particolare, si fa pure qualcosa per la propria salute (“qualcosa” tipo 70 trattamenti…). Per i reumatismi e per la circolazione, nel caso specifico; ma anche l’umore ne gioverà e la cosa non è male, di questi tempi stressati. È vero che lo stesso risultato si ha anche con i Bagni Nuovi – ma non ci sono duemila anni di storia tutt’intorno! È questione di atmosfera, per chi bada a questi dettagli.

La sorgente di acque termali che alimenta le Terme Vecchie era nota fin dall’antichità: il valico dello Stelvio passa lì accanto. Quando si parla di acque termali note fin dai tempi degli antichi Romani si cita sempre Plinio: lo facciamo anche qua, per non esser da meno. D’altronde, lui, le acque termali, le aveva studiate un po’ tutte: ecco perché quasi tutte le terme oggi usano il suo nome come sponsor autorevole per darsi una patente di nobiltà. A Bormio però le vasche dove, chissà, magari ci si è immerso proprio anche il buon vecchio Plinio ci sono ancora: sono quelle dei Bagni Romani, raro esempio di sito archeologico da vivere, non solo da visitare. Sono state scavate in una grotta naturale dove probabilmente furono trovate le prime sorgenti delle nove che alimentano il complesso termale: lì a fianco, all’esterno, c’è una chiesetta, oggi dedicata a San Martino, edificata dove sorgeva un tempio dedicato a una divinità delle Acque, già celtica. Indovinate il nome di questo dio? Bormo – che più o meno significa “Colui che ribolle”.

terme-bormio

CC Francesco Crippa

La fantasia comincia a volare, mentre i fanghi naturalmente disciolti nelle acque vi curano la pelle: queste due piccole vasche calde non sono mai molto affollate, perché per raggiungerle bisogna fare un po’ di strada a piedi, all’aperto; sono silenziose e appena illuminate da un raggio di sole che entra da una stretta finestra. La suggestione è indefinibile, l’effetto magico è garantito.

Ricordiamo per un attimo che qui probabilmente si è immerso anche Cassiodoro, ministro dell’Imperatore dei Goti Teodato, parecchi secoli dopo Plinio, e usciamo verso un’ala più recente (si fa per dire). Ci sono infatti i Bagni Medievali, costruiti nel corso dei secoli, mano a mano che le acque diventavano più famose, che i passaggi lungo la strada si infittivano, che i pellegrini e i viaggiatori si facevano più numerosi. L’ospizio dei frati che accoglievano i viandanti, edificato attorno alla chiesa, prevedeva come optional i cosiddetti Bagni Superiori: “superiori” perché rispetto a quelli più antichi stavano di sopra, più in alto. Già nel 1300 erano ormai una meta rinomata; ma attenzione: nel 1493 arriva qui un ospite che ha fatto scatenare la fantasia a intere generazioni di sognatori. Il visitatore più famoso di tutti. “In cima alla Valtellina c’è Burmi. A Burmi ci sono i bagni”, annota nei suoi appunti. È Leonardo da Vinci, che consiglia vivamente un soggiorno alle terme al suo mecenate milanese Lodovico il Moro (che in effetti ci va, tre anni dopo, ma chissenefrega di un Lodovico il Moro, quando abbiamo Leonardo?). Qui avete ben sette ambienti che formano un percorso disintossicante, basato sul principio della sauna, a varie temperature: la più suggestiva è la Teodolinda, che si affaccia sulla valle sottostante, con tanto di musicoterapia. Per inciso, la Teodolinda in questione è proprio la Regina dei Longobardi, di cui ovviamente si dice sia passata di qui, tanto per aggiungere un vip in più alla collezione.

Facciamo un balzo in avanti nel tempo, veniamo al periodo in cui la zona passa sotto il controllo austriaco, anzi: Austro-Ungarico, ai tempi dell’Imperatore Francesco I d’Austria. È il 1825, la strada dello Stelvio viene ampliata, diventa carrozzabile: per le Terme è una rinascita. Per volere dell’Imperatore in persona si aggiungono nuovi settori termali: è lui a fare scavare una grotta che si addentra nelle viscere della montagna per 50 metri, fino alla sorgente d’acqua che sgorga alla temperatura naturale di 40°. Nota storica: il figlio dell’Imperatore, Ferdinando, suo successore, soggiornò qui nel 1838. Stava scendendo a Milano per farsi incoronare Re del Lombardo-Veneto. Vi pare una brutta cosa da ricordare proprio quest’anno che è il 150° dell’Italia liberata dal giogo straniero? Nessun problema: abbiamo anche i Bagni Garibaldi, dalle tonificanti cascate d’acqua calda, dove il nostro patriota si rigenerò dagli scontri della IIª Guerra d’Indipendenza. E per chiudere il discorso sull’Unità d’Italia, abbiamo le “vasche idromassaggio a pressione forzata verticale” (una mano santa per la circolazione), dedicate a un Re d’Italia: Vittorio Emanuele III – certo, non è il II che ha fatto l’Italia, ma nel 1917 ci è passato lui, il III, di ritorno da una visita al fronte della Grande Guerra e a lui è stata dedicata la sala. Non è un bel ricordo, per gli Italiani che morivano come mosche nelle trincee senza neanche l’acqua per bere; ma purtroppo anche questa è la nostra storia e le Alpi hanno visto anche questa tragedia.

La giornata volge al termine, i visitatori diminuiscono: è il momento migliore per godersi la fantastica piscina all’aperto, circondata dal Parco dello Stelvio. Calata la sera, il vostro fisico reclamerà cibo e riposo: l’ala Liberty del complesso, l’Albergo Belvedere del 1913, è lì che vi aspetta. La Sala Ristorante vi rifocillerà con vini e piatti valtellinesi e appagherà il vostro lato più romantico con la superba vista sulla valle. Poi crollerete dal sonno – non preoccupatevi: è l’effetto benefico delle terme (e sì: anche del vino rosso).

L’indomani, di buon’ora, subito nella piscina: non ci sarà nessuno e alla luce del mattino vi perderete a fantasticare di nuovo sulla Storia. Poco sotto di voi, mentre la valle si risveglia, vi faranno da quinta scenografica l’antica chiesetta e l’edificio dei Bagni Romani, da dove tutto è cominciato.

Info pratiche. I Bagni Vecchi sono fuori dal paese: arrivarci a piedi non è il massimo della comodità. Se avete intenzione di soggiornare lì potete prenotare online il soggiorno oppure prenotare un hotel o uno degli appartamenti a Bormio centro: per gli ospiti del centro termale è previsto un servizio navetta.

Come arrivare. A Bormio si arriva con la SS38, quella dello Stelvio. Se volete prendere il treno, dovete scendere a tirano e poi servirvi delle autolinee Perego (www.busperego.com).