Milano, una giornata sui navigli con Alda Merini

Navigli, Milano CC Luca Galli

Tante sono le belle cose da fare e vedere a Milano: passeggiare a Brera la sera entrando e uscendo dai numerosi localini, un gelato sugli scalini di Piazza Duomo, il Castello, l’Ultima Cena di Leonardo, i luoghi dell’arte contemporanea. Milano è una città strana. Non seduce, non contagia. Ogni tanto ti sorprendi nel notarne un profilo inaspettato e tiri un sospiro di sollievo, dietro l’angolo però la magia sembra già svanita. O viceversa. E’ una città difficile da capire perché nasconde i suoi segreti, li cela dentro a un cortile di cui neanche tu, che ci abiti da sempre, sai dell’esistenza. E la sua ricchezza è magari in una casa che sembra come tutte le altre. La sua storia dietro la piccola invisibile porta che non ti sogneresti di varcare. Una città da leggere tra le righe.

Vi proponiamo allora un itinerario lento, di quelli da vivere con calma. Adatto a chi la visita per la prima volta, come a chi ci abita da sempre. La nostra guida è Alda Merini, la nostra meta i navigli.

I navigli. Sono un po’ il cuore di Milano, i primi km del Grande videro la luce nel 1179 mentre Bertola da Novate su commissione di Francesco Sforza iniziò il Naviglio della Martesana nel Quattrocento. La costruzione è un vanto per i milanesi perché vennero realizzati 90 km di canali in appena 35 anni. Un’impresa da nessuno egualiata. I lavori si conclusero nel 1475 e poco dopo fu il turno di Leonardo da Vinci incaricato da Ludovico il Moro di ideare il sistema di chiuse con lo scopo di allargare la parte navigabile (fino al lago di Como). Ci furono diversi altri interventi, fino al famoso 1805 in cui Napoleone completò il Naviglio pavese realizzando il sogno della rete di canali interamente navigabile che permetteva di raggiungere il mare, il lago Maggiore e il lago di Como. Il Duomo deve ai navigli il suo candore. Fu così che il marmo venne trasportato in città. Nella seconda metà dell’ottocento persero però la loro funzione chiave nei trasporti. La morte definitiva arrivò con l’automobile. In epoca fascista la fossa interna fu coperta dall’asfalto e le strade presero il nome di Cerchia dei Navigli. Oggi la zona dei navigli (scoperti) rappresenta per i giovani un punto di ritrovo, tanti i locali, i ritorantini e bella l’atmosfera, e si parla di progetti di riqualificazione.

Alda Merini. La poetessa, così affezionata a questi navigli, il cui scorrere lento è stato un fedele compagno della sua creazione poetica, è nata qui e vi ha vissuto gran parte della sua vita, in particolare dal 1986, l’ultimo periodo, quello dei riconoscimenti e di una forte produzione artistica.

Abbandoniamo i navigli dell’happy hour e dei deliri del sabato sera, prendiamoci per tempo, una mattina, e andiamo dritti in libreria. 7/10 euro, 20 al massimo per una qualsiasi raccolta delle sue poesie. Magari L’altra verità (ed. Bur), Superba è la notte (Einaudi), Canto Milano (ed. Manni) o Eternamente vivo (ed. Frassinelli).

MM Porta Genova, poi basta camminare. Avanti e indietro, passare dal Naviglio Grande a Ripa di Porta Ticinese, un ponticello dopo l’altro, inoltrarsi nelle viette strette, fermarsi da qualche parte per leggere una prima poesia. Gironzolare, curiosare nelle librerie antiquarie, nelle botteghe artigiane, sbirciare il quartiere di ringhiera entrando da un portone distratto.

E lungo il percorso passate da via Mangone, dove è nata, e in Ripa di Porta Ticinese fermatevi di fronte al civico 47. E’ qui, al secondo piano, che ha vissuto Alda dal 1986. Un piccolo appartamento di ringhiera, la sua casa scarabocchiata e piena di vecchi cimeli, frequentata dai gatti. Poco distante troverete il Chimera, dove era solita bazzicare, un caffè-libreria, perfetto per fermarsi a leggere qualche altro verso.

E’ bellissimo tornare a Milano, di notte. Si potrebbe lasciarla per sempre solo per andare in Paradiso. Ma forse desidererei, anche da lì, la mia casa.
Alda Merini dal Corriere della Sera, 2003

Non ci resta che raggiungere via Magolfa 32 ed entrare nell’ex tabaccheria comunale da poco divenuta Casa Merini. Atelier della parola giovane. Un museo dedicato alla grande poetessa che rievoca la casa di Ripa di Porta Ticinese, con i suoi oggetti, il pianoforte, la scrivania, le sigarette e gli inseparabili rossetti. Un percorso attraverso la sua vita e i suoi versi. Al piano terra l’Atelier della Parola, dove si organizzano laboratori di poesia peri giovani.

Trailer del documentario su Alda Merini diretto da Daniele Pignatelli, Eternamente vivo, libro+dvd, edito Frassinelli

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