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Sicilia, in gita nel Parco Fluviale dell’Alcantara

Il Parco Fluviale dell’Alcantara ti offre su un piatto d’argento la Sicilia che proprio non ti aspetti. Questa favolosa isola ha tanto mare da offrire, ma anche un’entro terra che è tutta una sorpresa. Il mio personalissimo angolo di paradiso l’ho trovato appunto ospite del Parco Fluviale dell’Alcantara il cui nome pare derivi direttamente dall’arabo e che significhi il ponte.

Questo delizioso fiume non ha affascinato solamente la sottoscritta, ma anche numerosi greci, romani e pure Federico III d’Aragona che decise di chiamarlo Flumen Cantaris. Non è solo l’origine antica della valle a regalare al luogo quell’aspetto magico che indubbiamente possiede, ma anche e soprattutto la varietà di ambienti naturali che convivono pacificamente: organizzare una bella gita alla volta del Parco Fluviale dell’Alcantara significa scegliere fra almeno otto diversi tipi di itinerari da seguire accompagnati da guide che il posto lo conoscono come le proprie tasche.

Naturalmente in pochi giorni di vacanza non si può visitare tutto: la zona merita d’essere battuta con calma e passione, ma lasciare qualche itinerario ancora da scoprire in qualsiasi meta di viaggio è un ottimo pretesto per farci ritorno. Naturalmente chi ama l’avventura viene immediatamente colpito dal sentiero per il vulcanetto di Mojo: escursione mediamente impegnativa che però consiglio a tutti quelli che amano passeggiare e vivere la natura.

Si parte direttamente da Mojo Alcantara e il piccolo cono vulcanico, che si innalza per circa 700 metri si intravede fin da subito. Più si cammina più quella meraviglia della natura si fa vicina e grande: per raggiungerla si costeggia una favolosa cava di sabbia vulcanica, candida come la luna, tutta da fotografare. Localmente la chiamano U Rinazzu e a renderla tanto speciale ci pensano i colori contrastanti dei diversi depositi piroclastici: una vera e propria meraviglia.

L’escursione però, quella vera intendo, non è ancora iniziata: parte poco distante da un piccolo edificio rurale, dotato di un certo fascino malinconico, dove si trova un bel cartellone con tutte le indicazioni del caso: un’ottima scusa per riposarsi qualche minuto.

A questo punto si segue un sentiero che costeggia il piccolo vulcano spento e lentamente si può giungere fino al cratere: manco a dirlo lo spettacolo di cui si gode è di quelli che difficilmente si dimenticano. Tra i mille click di digitali, reflex e telefonini ho goduto di quella meraviglia figlia di natura. L’imponente Etna, la vallata del fiume, catene montuose e profumata vegetazione mi hanno dato il benvenuto e fortunata come sono, sono riuscita ad intravedere nei pressi del cratere qualche coniglio selvatico. C’è chi giura di aver visto anche qualche volpe, certo è che il canto delle cinciarelle ha accompagnato la nostra permanenza.

L’indomani la sveglia l’abbiamo puntata alle sette del mattino: è una faticaccia svegliarsi presto anche durante le vacanze, ma ne è valsa la pena. In programma c’era il sentiero Castello di Calatabiano dal quale comune siamo partiti immediatamente dopo una colazione abbondante.

Ci sono davvero un’infinità di bivi che puoi seguire, tant’è che ciascun escursionista può scegliere di personalizzare a proprio piacimento l’escursione, la sua durata e la sua fatica. Noi abbiamo deciso di salire fino alla chiesa di San Filippo proseguendo per il Castello di Calatabiano: anche in questo caso la visuale è più che consigliata. Riesci addirittura a vedere il mare e una buona porzione della Valle del Fiume Alcantara.

Dopo una breve sosta con spuntino in allegato abbiamo deciso di proseguire costeggiando boschi, campi coltivati e non di rado vedendo sbucare proprio accanto a noi il fiume: una vera e propria guida. Abbiamo proseguito fino al primo pomeriggio finché la fame non ci ha impedito di avanzare: consumare un pranzo al sacco nel cuore della natura non ha davvero prezzo.

Ho salutato la deliziosa vallata con la promessa di farci ritorno al più presto: d’altronde di escursioni da organizzare certo non ne mancano!

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