Cortina, paradiso della mountain bike

Cortina, mountain bike CC Don Heffernan

700 km di percorsi cicloturistici segnalati, 18 Bike-hotel con servizi specifici per ciclisti, 56 Bike-rifugi, 20 istruttori e accompagnatori, 4 punti noleggio, 1 unico bike pass per 9 impianti di risalita, percorsi numerati e segnalati, cartine, altimetrie e descrizioni dettagliate, GPS scaricabili dal sito, Bike Shuttle e Bike & Bus – questi sono i numeri e i dati di fatto che possono trasformare Cortina D’Ampezzo, paradiso dello sci in Italia, nel paradiso degli amanti della mountain bike.

Non solo MB, a dire il vero: ci sono anche 7 percorsi roadbike e la celebre Ciclabile delle Dolomiti tra Calalzo di Cadore e Cortina. Ma è innegabile che la mountain bike offra le emozioni più intense, per gli appassionati di due ruote e pedali.

Quale che sia la vostra passione, il punto è che potete davvero arrivare a Cortina, affittarvi una bicicletta e cominciare a pedalare per scoprire ogni angolo della zona. Il punto di partenza è sempre a Cortina, presso la stazione delle corriere, in Via Marconi, di fronte all’Ufficio Skipass: lì c’è il Bike Hub Resort, dove il biker trova tutto quello di cui ha bisogno.

Fatto un esame di coscienza per rendersi conto del proprio grado di preparazione e resistenza fisica, non resta che scegliere il percorso più adatto. Non c’è da preoccuparsi d’altro: gli alberghi convenzionati hanno spazi appositamente previsti per lasciare le bici e persino per lavarle, vi garantiscono i compressori d’aria per gonfiare le gomme, le cassette degli attrezzi per sistemarle prima e dopo il viaggio, persino le camere d’aria di riserva – insomma, dovete solo montare in sella e godervi il panorama.

Numerosi i percorsi considerati “impegnativi” come la discesa da Forcella Posporcora a Pian de Loa, 300 m di dislivello ma da fare in 5 ripidi km di tornanti; o il percorso per raggiungere il Rifugio Mietres e la Baita Fraina, 150 m di dislivello, ma per arrivare alle pendici del Pomagnon si affronta una salita di 5 km spaccapolpacci, con successiva ripida discesa. La buona notizia è che dei percorsi più difficili potete sempre trovare la versione “light”: ad esempio, il suddetto Rifugio Mietres lo potete raggiungere direttamente in funivia, con partenza dalle piscine comunali di Cortina. Oppure potete evitarvi la paurosa salita al Pomagnon, salendo al Rio Gere con la Funivia Faloria, partendo dal centro città.

Ancora più significativo è l’esempio del Percorso 8, quello chiamato Del Cason del Macaron, che porta a una piccola baita sperduta in un punto dove, si dice, un pastore poco accorto venne colpito da un fulmine (macaron in dialetto è sinonimo di “sciocco”): è classificato come “difficile”, per i 500 m di dislivello da superare in 3 km partendo da Cortina con pendenze del 12.5%, e per la salita definita tortuosa sulla sterrata che porta al Col Purin; ma il percorso, davvero incredibile per gli scorci e gli ambienti che si possono ammirare tra una pedalata e l’altra, è percorribile anche al contrario, cioè puntando prima a Pocol per arrivare poi al Cason Del Macaron.

Va detto che su 16 itinerari, quelli classificati come “difficili” sono 10, ma se teniamo presente le possibilità di trovare un compromesso come nei due esempi appena citati, ecco che le proporzioni si fanno più bilanciate, ed effettivamente potete cominciare a prendere in considerazione l’offerta anche se non siete professionisti della Mountain Bike. E non bisogna pensare che un percorso “facile” sia un tragitto sulla Statale, in mezzo alle auto, chiuso tra le vie dei paesi, con depressione e tristezza al seguito: l’itinerario 1, ad esempio, il più facile di tutti, adatto anche ai bambini, che sale al Passo Cimabanche (raggiungibile con mezzi pubblici) e riporta a Cortina, è tutto su una bella ciclabile che, la Strada Statale, la fiancheggia solo per un pezzo per poi infilarsi nei boschi e andare a costeggiare laghetti montani dove della SS51 non sentirete nemmeno l’eco lontana. L’aspetto ancora più interessante e affascinante del percorso è che la pista ciclabile è stata ricavata  dalla vecchia linea ferroviaria Dobbiaco-Calalzo di Cadore, dismessa dagli anni ’60 – il che garantisce passaggi suggestivi dentro vecchie gallerie, a fianco di stazioni abbandonate, su punti panoramici affacciati su gole e orridi  (il ponte di metallo sul torrente Felizon è spettacolare).

Per senso di completezza e non far torto a nessuno, bisognerebbe almeno accennare a un itinerario di difficoltà “media”: segnaliamo allora quello che porta al Pian de Loa – un dislivello di 300 m disteso su poco meno di una decina di km, con un paio di chilometri di discese ripide tra radici e sassi infidi. Su questo percorso trovate tutto: la ciclabile ricavata dalla vecchia ferrovia, il ponte di ferro sul Felizon; poi i romantici ruderi di un castello del 1000, quello di Botestagno, da raggiungere facendo un pezzo a piedi;  poi i boschi attorno a Sant’Uberto; e ancora i prati di Pian de Loa, dove respirare al sole e al profumo di pascoli a 1300 m, per concludere, dopo vari ponticelli su ameni ruscelli di montagna, con il settecentesco Santuario della Madonna della Salute di Cadin di Sopra. Poche pedalate ancora e rieccovi a Cortina, dove tutto e cominciato. E dove naturalmente ricomincia il giorno dopo.