Un giorno a Milano, senza fretta

visitare Milano: piazza Duomo

DDire che Milano è grigia è un luogo comune, è come osservare una foto in bianco e nero e avere nostalgia dei colori. A uno sguardo accorto, infatti, il capoluogo della Lombardia appare come un’elegante signora, che vuole essere capita, in cerca di curiosità e immaginazione. E mentre colletti bianchi e manager si affaccendano per le sue strade senza sosta, giorno e notte, non curanti del suo reticente fascino, c’è ancora gente che ha voglia di corteggiarla, scoprirne i segreti, i lati nascosti. Basta non farsi tradire  dai volti torvi e le facce da stress della metropolitana, passeggiare sulla sua scacchiera, giocare con le sue luci e le sue ombre, fermarsi e ascoltarne le voci.

È autunno inoltrato: fa freddo. Uscendo dall’imponente bocca della balena bianca che è stazione centrale si vedono taxi che inglobano di continuo cappotti neri. Qua e là qualcuno che aspetta assorto. Il cielo è il foglio bianco su cui gli alberi disegnano a china le loro chiome, il Pirellone come da cornice. Poche fermate di metrò ed ecco piazza Duomo: i negozi sotto i portici, piccioni e passanti, un incrocio di vite raccolte sotto bianche guglie e lo sguardo attento della Madonnina. Una fotografia che si anima di continuo, cartoline vendute dalle mani scure degli immigrati.

Milano senza frettaL’odore acre dell’aria è addolcito dal profumo delle caldarroste. Cordusio, Via Dante, Cairoli e il parco Sempione, protetto dal suo castello merlettato, un intreccio di sentieri che si snodano verso aperitivi notturni, il marciapiede rigato dalle rotaie, l’Arco della Pace e i cocktails dei bar.  Qui la sera è un turbinio di brillantini, minigonne e magliette utlimo grido, e la notte è un’occasione per sotterrare la fatica del giorno.

Non mi faccio mancare un buon caffé da Chocolat, in via Boccaccio, con tanto di cioccolatino. Poi, di nuovo in metrò. Da Cadorna la rossa fino a Duomo, poi la gialla fino a Porta Romana. Sì, perché questa giornata fuori dall’ordinario, lontana dalle rotte del profitto, slegata dai vincoli delle lancette, ha come tappa finale un premio inusuale, quello che non ti saresti mai aspettato dalla città meneghina: un intervallo di benessere, una sosta alle terme. Prima, però, una capatina a Mariposa, per perdersi nella musica. Magari ci scappa un altro disco di David  Sylvian: finora il suo Secrets of Beehive è stato una colonna sonora perfetta.

Ed eccomi alle Terme di Milano, il centro benessere polifunzionale, cuore tiepido della città, per rivivere gli scorci delle strade e concedersi un ultimo denso momento di relax. Vasche idromassaggio, docce nebulizzate, cascate a intensità differenziata, idrogetti a muro, hammam e biosaune. Buffet light di prodotti freschi e selezionati, yogurt artigianale della Valle D’Aosta, frutta fresca di stagione, tisane di tutti i tipi e gustosi prodotti da forno come grissini stirati a mano secondo un’antica ricetta.

Approfitto di quel paio d’ore per rifugiarmi nei vapori di quelle stanze e man mano che passano i minuti, sento di recuperare il mio tempo, in una dimensione calma. E in testa le note di The Devil’s Own.

Anche questa è Milano: dimenticarsi un po’. Poi si ricomincia.